di Olga Chieffi
Aveva ragione Ennio Flaiano, nello scrivere tra i suoi famosi “flaianismi” che, seguendo una banda si può arrivare dappertutto senza fatica, consigliando alle amministrazioni comunali, per smaltire il traffico, di ingaggiare squadrette che attraversavano la città. Sarà così stasera, a partire dalle ore 20 in Piazza Duomo a Ravello, quando andrà in scena “Fresco” un progetto originale di Luca Francesconi, ospite della LXXIV edizione del Festival di Ravello, una visione di Lucio Gregoretti, che porta la grande tradizione bandistica nella musica contemporanea. Cinque le formazioni di strumenti a fiato in movimento, per un totale di 250 musicisti per “Fresco”, che fu eseguito per la prima volta nel 2008 a Stoccolma e da allora ripetuto in tutta Europa. Le bande musicali sono una tradizione musicale italiana di enorme importanza, anche didattica. Per molto tempo, forse più di due secoli, sono state lo strumento divulgativo e pedagogico più importante nel nostro paese. In Fresco le cinque bande arrivano da cinque diversi centri della Campania, suonando e coinvolgendo la gente per le strade, come il pifferaio magico ad Hamelin. Poi si fermano misteriosamente e cominciano a chiamarsi l’un l’altra, invadendo progressivamente la piazza. Come dei giganteschi animali musicali, gireranno e si riuniranno, lanciando qua e là frammenti di cinque inni nazionali fra cui quello italiano. La piazza diventa così un luogo simbolico dove voci diverse cercano di parlare, di trovare una lingua comune, che è quella della musica. Il gioco diventa una festa popolare. Questi impressionanti muri di suono, sincronizzati anche a grande distanza con un sistema solo musicale – e segreto – riescono infine a unirsi nel centro e da lì, dopo un evento giocoso, impazzerà nell’ultima parte di felice anarchia, euforica. Poi le bande si ricostruiranno, si saluteranno e partiranno suonando verso casa, verso cinque diverse postazioni. Non mancherà, naturalmente il fuochista. Con “Fresco”, Francesconi propone una concezione innovativa del concerto, trasformando Piazza Duomo in uno spazio sonoro immersivo nel quale musica, architettura e movimento dialogano tra loro, con il coordinamento scenico di Manuel Renga. La banda nella nostra provincia si lega a filo doppio, in primis con la tradizione napoletana dei fiati, che li vuole figli diretti dell’opera del Settecento, dei castrati che “cantavano” come strumenti (non dimentichiamo la celebre battaglia tra la tromba e Farinelli) quindi virtuosismo spinto, eccezionale lirismo e attenzione massima all’agogica e al contrasto. Quindi, riguardo la banda il pensiero non può non andare alla formazione prestigiosa dell’ Istituto Umberto I di Salerno, oggi Conservatorio “G.Martucci”, da cui discendono idealmente e tecnicamente buona parte di quanti suoneranno questa sera. L’abbraccio della cittadinanza era allora, nel primo dopoguerra, per il M° trombonista Mario Marino, il M° Domenico Faliero, primo flauto alla Rai di Roma, per il sax alto il M° Francesco Florio, istitutore della prima cattedra di questo strumento in Italia, e ancora ai clarinetti i Maestri Condolucci, Faiella e Caso, con il loro allievo Labriola al piccolo in Mi bemolle, il M° Antonio Avallone al flicornino, seguiti da allievi del calibro di Tiso al trombone, poi insegnante al Conservatorio di S. Cecilia, dell’indimenticato Carlo Agresti, I corno al Teatro dell’Opera di Roma e docente a S.Cecilia, Alfredo Coppola, I corno alla Scala di Milano, Filippo De Stefano, bassotuba del Teatro di San Carlo, unitamente alla composizione di nuove marce di stile moderno. Per la banda del “Serraglio” era un onore sfilare e si preparava scrupolosamente nella celebre “villetta”, per studiare il passo, dare lo “spolvero” a particolari marce richieste dai portatori, quali Creola, una marcia briosa in 6/8 composta dal M° Gaetano Savo, oppure Rinascita una maestosa marcia sinfonica. I ricordi di quella formazione d’eccezione, ci vengono donati dai maestri che oggi insegnano o hanno concluso la loro carriera in conservatorio, Antonio Marzullo, Domenico Procida, i compianti Domenico Giordano e Antonio Florio, Alberto Moscariello, Raffaele Pastore e tanti altri che hanno inculcato l’amore per la banda a tutti i loro allievi. Protagonisti della serata saranno il Premiato Concerto Bandistico Città di Minori, del patron e capobanda Gioacchino Mansi; lo Storico Gran Complesso Bandistico “Città di Salerno”, con Rosario Barbarulo; il Complesso Bandistico “Città di Sorrento”, di Giuseppe Maresca; il Gran Concerto Bandistico “Città di Fisciano”, di Angelo Decarluccio e l’Associazione Scuola e Banda Musicale Città di Montecorvino Rovella, di Gabriella Fasulo. L’evento rappresenta un’importante occasione di valorizzazione della tradizione bandistica campana, riletta attraverso il linguaggio della musica contemporanea. Un ponte tra memoria e innovazione che trasforma lo spazio urbano in un luogo di incontro, partecipazione e condivisione culturale, offrendo a cittadini e visitatori uno spettacolo unico nel suo genere nel suggestivo scenario del cuore di Ravello.
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