Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente

È iniziata l’analisi di quanto sequestrato al faccendiere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, che continua a difenderlo: gli inquirenti hanno acquisito in particolare sette manoscritti, appunti di Lavitola, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell’imprenditore. A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola (Ansa).

Lavitola ha respinto l’accusa di essere il mandante

Davanti ai pm che lo hanno convocato per l’interrogatorio, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente. Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell’attentato dinamitardo un mese prima dei fatti, Lavitola ha spiegato che andava spesso a trovare Ranucci, in virtù del rapporto di amicizia col conduttore di Report. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente»: sarebbero state queste le sue parole.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ranucci ha rivendicato l’amicizia con Lavitola

«Non mi pento del rapporto di amicizia con Lavitola. Mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». È quanto detto da Ranucci a Esperia, facendo una distinzione tra rapporto personale e collaborazione professionale. Interpellato sull’attendibilità giornalistica di Lavitola, Ranucci lo ha poi definito «un po’ una scatola nera del Paese», ribadendo insomma che, nel corso degli anni, il faccendiere è diventato un’importante fonte. Dopo aver saputo dell’indagine su Lavitola, Ranucci aveva detto pubblicamente di considerarlo «un amico vero» e che «non avrebbe mai voluto fare del male» a lui e alla sua famiglia. Il giornalista ha inoltre spiegato di aver conosciuto Lavitola nel 2019, dopo alcune inchieste fatte da Report sul suo conto e di frequentare spesso il ristorante romano “Cefalù Bistrò di Pesce”, di sua proprietà. Per ora non è prevista una nuova convocazione in procura per essere ascoltato come testimone. L’ipotesi di Ranucci è che l’attentato sia stato organizzato da qualcuno che voleva impedire che a Report arrivassero delle informazioni.

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Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).

Il ruolo del factotum camerunense di Lavitola

Assieme a Lavitola è indagato anche Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense da anni dipendente del ristorante del faccendiere e suo «factotum», accusato di essere l’intermediario che ha reclutato il commando contro Ranucci. I cinque presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis) sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’attentato, Tavares Gomes è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. «Sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit», avrebbe spiegato Lavitola.

Restano tanti dubbi e manca il movente

Nel frattempo restano tanti i dubbi attorno all’attentato. Lavitola è sospettato di essere il mandante e a corroborare tale ipotesi ci sono delle intercettazioni di telefonate con Tavares Gomes. Tuttavia il faccendiere è effettivamente amico di Ranucci e progettava di farlo entrare in politica, addirittura – ha ricostruito Repubblica – nelle vesti di capo di un’eventuale coalizione del campo largo. Insomma, manca il movente. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», avrebbe detto Lavitola a Ranucci durante una cena, accostandosi a uno dei più fidati consiglieri politici di Silvio Berlusconi. Questa parte della storia è stata confermata dal faccendiere a La Verità. Parlando col Corriere della Sera, Ranucci ha detto di essere a conoscenza del progetto, smentendo però la volontà di candidarsi.