Iniziata l’estate con molti progetti in cantiere, il cantautore saprese Joseph Bruno ha deciso di concentrare le sue energie su un’opera profondamente intima e concettuale. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la genesi e gli sviluppi del suo ultimo lavoro, un vero e proprio manifesto artistico e territoriale.
Joseph, un periodo d’oro per la tua musica, ma c’è un progetto in particolare che sta assorbendo la tua totale attenzione. Di cosa si tratta?
«Ultimamente ho scelto di staccarmi temporaneamente dal resto delle mie produzioni per dedicarmi anima e corpo a quello che considero il mio progetto finale: Etheria. È un percorso musicale che esplora il contatto profondo dell’uomo con la natura e con l’universo, una riflessione sulle connessioni che legano gli individui tra loro ed alle proprie origini. Una narrazione della vita e dell’esistenza stessa».
Dal punto di vista sonoro, come si traduce questa complessa architettura concettuale?
«Il racconto si sviluppa attraverso una forte componente strumentale e vocale. Utilizziamo chitarre acustiche ed elettriche, arricchite da altri strumenti e da una coralità molto presente. L’obiettivo è ricreare un ambiente sonoro accogliente, che possa ospitare l’ascoltatore e farlo sentire parte di questo flusso. Per me rappresenta anche una grande occasione di esplorazione, un modo per ampliare il mio percorso attraverso la ricerca di nuove sonorità».
Sappiamo che il disco sta prendendo forma nel cuore del Cilento. Come si stanno svolgendo le sessioni di registrazione?
«Lo stiamo elaborando a Torre Orsaia, all’interno della biblioteca comunale, insieme al mio amico Giuseppe Caputo. Attualmente abbiamo epilogato i primi due brani e siamo nella fase di editing. In totale il progetto sarà composto da otto tracce. Abbiamo già la struttura degli altri sei brani, quindi il materiale c’è, dobbiamo solo finire di sviscerarlo e modellarlo».
C’è un legame molto forte tra questa musica e la tua terra d’origine. Quanto ha influito il contesto locale su Etheria?
«Moltissimo. Questo progetto è dedicato in modo viscerale alla nostra terra, al Cilento. È un territorio che attualmente vive una fase complessa, una sorta di desertificazione, e che ha un disperato bisogno di essere rivalutato totalmente. Nonostante io stia portando avanti diversi impegni, sentivo come un obbligo morale, oltre che artistico, dedicare un pensiero musicale e un intero progetto a questo luogo a cui sono così legato».
Vito Sansone
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