Il porticciolo di Pastena, piccolo approdo della zona orientale di Salerno, è da anni al centro di un confronto che coinvolge residenti, comitati civici, soggetti privati e istituzioni. L’area, oggi utilizzata come spazio di balneazione popolare e punto di ritrovo del quartiere, rappresenta uno degli ultimi tratti di costa libera della zona orientale, un luogo di socialità spontanea e memoria urbana. Nel 2003, un Protocollo di Intesa tra Regione Campania, Comune di Salerno e Autorità Portuale avviò un percorso di riqualificazione della costa orientale attraverso due interventi: il Marina d’Arechi e il progetto Marina di Pastena. Quest’ultimo, affidato tramite project financing al Polo Nautico, riconducibile alla famiglia Ilardi, venne inserito nel Piano Urbanistico Comunale nel 2008. Il progetto prevede la realizzazione di un porto turistico con circa 300–400 posti barca, un lungomare ampliato fino a 1.200 metri, piazze e spazi pubblici per oltre 30.000 metri quadrati, parcheggi per circa mille posti auto e una serie di servizi nautici e commerciali. Secondo i promotori, si tratta di un investimento interamente privato destinato a diventare patrimonio pubblico, capace di aumentare la fruibilità della costa e di offrire una riqualificazione strutturale a un quartiere densamente edificato. L’iter amministrativo, spiegano, ha ottenuto nel tempo pareri favorevoli e superato diversi ricorsi, mentre la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale è attualmente in fase di riesame. Sul fronte opposto, il comitato “Giù le mani dal Porticciolo” (nato nel biennio 2023–2024 quando la procedura di VIA è entrata nella fase di riesame) e numerosi residenti contestano l’opera attraverso manifestazioni pubbliche, raccolte firme, incontri tecnici e richieste di trasparenza amministrativa. Le critiche riguardano la trasformazione di uno degli ultimi tratti di costa libera, la presenza già consistente di porti lungo il litorale cittadino, la densità edilizia della zona orientale e la necessità di verificare se la domanda di nuovi posti barca sia effettivamente documentata. Il porticciolo, nella percezione di molti, è un presidio identitario del quartiere, un frammento di memoria urbana e un luogo non progettato che ha mantenuto una dimensione popolare e accessibile. A dare voce a questa complessa dialettica interviene anche la testimonianza diretta della cittadinanza comune emersa nel dibattito digitale: “Se qualcuno vuole investire soldi per migliorare, abbellire e sistemare un tratto della nostra costa, per noi salernitani è solo una buona notizia. Nessuno di noi è matto da dire di no a più verde per i bambini, a posti auto o a una bella piazza sul mare. Le cose belle sono sempre benvenute. Il problema vero però è un altro: un progetto così gigantesco deve dare la possibilità a TUTTI i cittadini di trarne un vantaggio e di partecipare ai benefici, non può essere un’iniziativa che alla fine arricchisce solo i singoli privati o pochi scelti. La spiaggia e il mare sono un bene comune. Se i cittadini fanno domande o esprimono preoccupazioni, stanno solo difendendo la propria città, mica un interesse privato! Dire che la cittadinanza ha partecipato solo perché ‘sono state inviate 40 lettere di osservazioni’ a un Ministero non basta. I salernitani non vogliono essere ospiti a casa loro.” Il dibattito non si limita agli aspetti tecnici o ambientali. Riguarda anche il ruolo dell’amministrazione comunale e i modelli di governance urbana. Se la riqualificazione dell’area è considerata da alcuni un’opportunità, resta aperta una domanda centrale che attraversa il confronto pubblico: Se la riqualificazione è davvero un bene per la comunità, perché il Comune non la assume come progetto pubblico e partecipato? E chi investe in un’opera di questa portata, cosa recupera e in che misura l’investimento è orientato al bene di tutti? A questa domanda si affiancano le motivazioni di carattere tecnico-amministrativo: da un lato, l’ente pubblico deve spesso fare i conti con la mancanza cronica di fondi di bilancio per interventi massicci, con la complessità burocratica e con tempi di attuazione sensibilmente più lunghi rispetto al settore privato; dall’altro lato, sotto il profilo politico, l’opera viene considerata dall’amministrazione come un percorso già storicamente “incardinato” e consolidato negli strumenti urbanistici vigenti da oltre un decennio, la cui modifica radicale richiederebbe una complessa revisione strategica e legale. Il porticciolo di Pastena diventa così un caso emblematico del rapporto tra cittadini, istituzioni e trasformazione urbana. Invito al Pubblico: La vostra opinione conta. Quale ritenete debba essere la corretta sintesi tra la necessità di attrarre investimenti privati per modernizzare i servizi e il dovere di preservare intatti i presidi storici e identitari del territorio? La pianificazione urbana deve seguire logiche di efficienza infrastrutturale o criteri di conservazione degli spazi di socialità spontanea e pubblica? Invitiamo tutti i lettori, i residenti della zona e i cittadini di Salerno a esprimere la propria opinione nei commenti e a partecipare attivamente a questo fondamentale confronto sul futuro del territorio.
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