Librandi, l’antimeridionalista di Forza Italia

di Irene Sarno

«Noi lavoriamo, tiriamo il carretto anche per voi del Sud». Con queste parole, pronunciate nel 2021, Gianfranco Librandi finì al centro delle polemiche per dichiarazioni considerate da molti offensive e discriminatorie nei confronti del Mezzogiorno d’Italia. Imprenditore milanese e politico dal percorso particolarmente articolato, Librandi ha attraversato numerose stagioni e appartenenze politiche: da Forza Italia al Popolo della Libertà, passando per Unione Italiana, Scelta Civica, Partito Democratico, Italia Viva, Italia C’è e Più Europa, fino al ritorno alla sua prima casa politica, Forza Italia.Oggi, infatti, Librandi veste nuovamente la casacca azzurra. Un ritorno reso possibile dall’investitura ricevuta da Fulvio Martusciello, segretario regionale del partito in Campania, che lo ha voluto al proprio fianco come vice segretario regionale. Un incarico condiviso con numerosi altri esponenti del partito, ma che Librandi ha cercato fin da subito di interpretare da protagonista, ritagliandosi uno spazio sempre più visibile all’interno dell’organizzazione politica guidata da Martusciello.La sua crescente centralità non deriva soltanto dal ruolo formale ricoperto, ma anche dall’impegno e dalle risorse che l’imprenditore ha scelto di investire nel progetto politico azzurro. In politica, tuttavia, difficilmente i percorsi nascono dal caso. Il sostegno a Martusciello affonda le sue radici in un’ambizione coltivata da anni: tornare a ricoprire un ruolo parlamentare dopo la conclusione della sua esperienza a Montecitorio.La carriera elettorale di Librandi, infatti, è stata caratterizzata da risultati alterni e da numerose battute d’arresto. Nel 2011 si candidò al Consiglio comunale di Milano, ottenendo appena 122 preferenze. Proprio in quello stesso giorno portò a casa solo 350 preferenze, candidato al consiglio regionale della Lombardia. Due anni più tardi aderì a Scelta Civica e riuscì ad essere eletto alla Camera dei Deputati, vivendo quella che resta tuttora la fase più significativa della sua esperienza istituzionale. Successivamente, però, sono arrivati diversi tentativi non andati a buon fine. Tra questi, la candidatura con Più Europa e, più recentemente, nel 2024, quella alle elezioni europee nella lista Stati Uniti d’Europa, conclusa con poco più di 4.500 preferenze personali.Una lunga sequenza di campagne elettorali che non ha prodotto i risultati sperati. Eppure Librandi continua a inseguire l’obiettivo di tornare in Parlamento. Dopo il deludente esito delle ultime elezioni regionali, l’imprenditore milanese ha rilanciato la propria presenza politica in Campania, nella convinzione che il territorio possa rappresentare una nuova occasione di rilancio.I risultati, tuttavia, sembrano raccontare una realtà diversa. Le recenti consultazioni hanno evidenziato come il radicamento territoriale resti il principale punto debole della sua azione politica. Non sono bastate le promesse, non sono bastati gli investimenti economici e non sono bastate le iniziative organizzative messe in campo durante la campagna elettorale. Tra gli addetti ai lavori circola persino una battuta ironica sulla sua scarsa familiarità con le tradizioni locali: «non sa distinguere un babà da una pastiera napoletana».Al di là delle ironie, il problema appare più profondo e riguarda il rapporto con un territorio che continua a percepirlo come una figura esterna. Ed è qui che emerge il paradosso politico più evidente. Quel Sud che in passato era stato oggetto di dichiarazioni sprezzanti oggi rappresenta il bacino elettorale sul quale Librandi tenta di costruire la propria rinascita politica. Quel Mezzogiorno che aveva descritto come destinatario del lavoro e dei sacrifici altrui è diventato, nel tempo, il terreno sul quale cerca consenso, legittimazione e una nuova candidatura.Ma la politica, soprattutto nei territori, richiede radicamento, conoscenza e credibilità. E sono proprio questi gli elementi che sembrano ancora mancare a un progetto personale che, nonostante gli sforzi e le ambizioni, fatica a trasformarsi in consenso reale. Il sogno di tornare a Montecitorio resta vivo, ma appare ogni giorno più distante. E mentre il tempo passa e le occasioni si riducono, torna alla mente il celebre verso di Roberto Vecchioni: «Sogna, ragazzo, sogna». Un invito che, oggi, sembra rivolto soprattutto a chi continua a inseguire una rivincita politica che tarda ad arrivare.

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