All’indomani delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, abbiamo intervistato Alessandro Turchi, leader del movimento civico Salerno Migliore. Una riflessione a mente fredda sul percorso svolto, sui risultati delle urne e sulle prossime mosse strategiche di una forza politica che punta a trasformarsi in un laboratorio permanente per la città.
Turchi, le urne si sono chiuse e i dati percentuali sono ormai consolidati. Qual è il suo primo bilancio su questa intensa campagna elettorale?
«Il percorso di Salerno Migliore è stato prima di tutto un cammino fatto di passione, studio profondo e determinazione, che abbiamo riversato in ogni singolo giorno di questa campagna elettorale. Bisogna guardare agli esiti di questa sfida con grandissimo rispetto per tutto il lavoro che abbiamo profuso. I numeri delle urne offrono sempre un verdetto chiaro dal punto di vista strettamente amministrativo, ma la buona politica e l’impegno civico non si esauriscono affatto nei due giorni di voto del 24 e 25 maggio».
Molti osservatori notano che per un progetto civico puro sia sempre complesso scardinare certi equilibri. Ritiene di aver comunque lasciato un segno?
«Assolutamente sì. Abbiamo piantato un seme indispensabile e siamo riusciti a cambiare la narrazione in una città storicamente radicata nelle sue dinamiche politiche tradizionali. È un lavoro culturale e programmatico che, forse, avrebbe avuto semplicemente bisogno di più tempo. Salerno Migliore ha avuto il grande merito di riportare il dibattito cittadino su temi estremamente concreti — penso alla rigenerazione urbana sostenibile, alla gestione efficiente dei rifiuti e alla digitalizzazione del nostro artigianato (Botteghe Digitali) — costringendo di fatto anche gli altri interlocutori, a parte uno, a confrontarsi direttamente su questi argomenti».
Avete proposto una visione fortemente innovativa, forse di rottura. Questa identità così marcata ha incontrato delle resistenze nel corpo elettorale?
«Proporre una visione innovativa e di netta rottura rispetto al passato porta inevitabilmente a scontrarsi con la resistenza strutturale al cambiamento o con il peso del voto strutturato. Questo scenario, tuttavia, non toglie un briciolo di valore alla bontà delle nostre idee. Dobbiamo semplicemente partire dalla considerazione che i progetti civici puri richiedono tempo e costanza per essere pienamente metabolizzati dal tessuto sociale cittadino».
Se dovesse guardare oltre le percentuali e i meri dati numerici, cosa resta di questa esperienza elettorale?
«Al di là del dato percentuale, i riscontri che abbiamo ottenuto, e che ho ricevuto a livello personale, costituiscono una base solidissima. Ci siamo imposti nel dibattito pubblico come figure autorevoli, colte e sinceramente mosse da un profondo amore per la nostra città. Questo rappresenta un capitale umano e politico straordinario che non va assolutamente disperso».
Guardiamo al presente e al futuro immediato. Quali sono le primissime cose da fare adesso?
«Per prima cosa dobbiamo rivolgere un ringraziamento immenso agli elettori, ai candidati della nostra lista e a tutti i volontari che ci hanno supportato instancabilmente. Ognuno di loro ha sposato un’idea, mettendoci la faccia e investendo il proprio tempo libero. Consideriamo queste elezioni come un “primo passo fondamentale”, fermo restando che il nostro messaggio, a causa del poco tempo a disposizione e di una natura fortemente innovativa, non è purtroppo riuscito a penetrare in modo omogeneo in tutte le fasce della popolazione. Il 12 giugno incontreremo gli “operativi” di Salerno Migliore per tracciare un bilancio di questa esperienza e per organizzare il futuro».
La campagna elettorale si è conclusa, ma la gestione della città prosegue. Come si posizionerà Salerno Migliore da oggi in poi?
«Fermo restando che nell’incontro che terremo decideremo collettivamente il nostro percorso, a livello personale dico che il nostro intento primario dovrebbe essere quello di trasformare Salerno Migliore in un Laboratorio Civico permanente. Del resto, se la campagna elettorale è finita, i problemi di Salerno restano inalterati. Il mio pensiero è che dovremo fare un’opposizione rigorosa e attiva fuori dal Palazzo, esercitando una forte pressione politica. Quindi continuare a monitorare da vicino la gestione del verde pubblico, del turismo, della mobilità e della sicurezza. In politica, non essere fisicamente seduti in aula non significa affatto non avere voce o non poter incidere».
Quale sarà la vostra strategia di relazione con le altre forze di minoranza che siederanno in Consiglio Comunale?
«Il rapporto con le forze politiche di opposizione sarà rinsaldato, pur nella netta consapevolezza che Salerno Migliore deve mantenere intatta la propria identità e la propria totale autonomia civica. Ma certamente è auspicabile un canale di comunicazione strutturato, con un tavolo di coordinamento periodico con tutti i consiglieri eletti che si renderanno disponibili all’interlocuzione».
Quali saranno, a livello pratico e organizzativo, i vostri prossimi passi sul territorio?
«A livello pratico, le prossime mosse dovranno riguardare l’allargamento numerico dei membri dell’Associazione e la creazione immediata di gruppi di lavoro tematici, dando una casa a chi ci ha votato e vuole continuare a partecipare attivamente; vogliamo essere veri e propri interlocutori stabili in città. Chiederemo poi, tramite i consiglieri che vorranno collaborare con noi, un costante accesso agli atti o precise interrogazioni sullo stato di attuazione dei piani di manutenzione urbana o sui monitoraggi ambientali, per garantire trasparenza e risposte a tutta la cittadinanza».
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