Le politiche migratorie costano ancora consensi a Trump: il sondaggio

Secondo un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos, il consenso degli elettori statunitensi per la politica sull’immigrazione del presidente Donald Trump è sceso al livello più basso dal suo ritorno alla Casa Bianca. L’indagine, condotta prima e dopo l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis, evidenzia che solo il 39 per cento degli americani approva il lavoro svolto dall’Amministrazione Trump in materia di immigrazione, in calo rispetto al 41 per cento di inizio gennaio. Il 53 invece ha detto di disapprovarlo. La tolleranza zero nei confronti dei migranti irregolari è stato uno dei pilastri della campagna elettorale di Trump e un punto di forza per la sua popolarità nelle settimane successive al suo insediamento a inizio 2025. Ma la situazione in Minnesota gli è sfuggita di mano.

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Il giudizio sull’operato dell’Immigration and Customs Enforcement

Circa il 58 per cento degli intervistati ha affermato che gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti si sono spinti «troppo oltre». Il 12 per cento ritiene che invece non abbiano fatto abbastanza. Il 26 per cento ha affermato poi che le azioni degli agenti dell’Ice sono «più o meno giuste». Circa nove democratici su 10 hanno detto di ritenere che gli agenti si siano spinti troppo oltre, rispetto a due repubblicani su 10 e sei indipendenti su 10.

Le politiche migratorie costano ancora consensi a Trump: il sondaggio
Protesta contro l’Ice a Minneapolis (Ansa).

Trump è al livello più basso di gradimento dell’attuale mandato

L’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos mostra inoltre che il tasso di approvazione complessivo di Trump è sceso al 38 per cento: si tratta del livello più basso dell’attuale mandato, dopo il 41 per cento rilevato tra il 12 e il 13 gennaio. Nonostante il calo degli indici di gradimento, Trump continua a ottenere risultati considerevolmente migliori in materia di immigrazione rispetto al suo predecessore Joe Biden. Gli americani continuano infatti ad avere maggiore fiducia nel Partito repubblicano sulla questione (37 per cento), piuttosto che in quello Democratico (32 per cento). Abbondante la quota degli indecisi (31 per cento).