Alberto Trentini è stato liberato dalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’operazione Absolute Resolve degli Stati Uniti. Ecco le tappe della vicenda Trentini, dell’arresto alla liberazione.
L’arresto e il trasferimento nella prigione El Rodeo
Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato il 15 novembre del 2024 – circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela – a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Arrestato senza accuse formali (mai arrivate), è stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.
Nelle prime settimane non si è saputo nulla
Dopo l’arresto di Trentini sono passate diverse settimane prima dell’arrivo di notizie del cooperante. A gennaio 2025 la famiglia ha rilasciato un comunicato in cui denunciava che a quella data, quasi due mesi dopo il suo arresto, nessuno era riuscito a vederlo o a contattarlo, chiedendo al governo italiano di «compiere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari» per ottenere il suo rilascio e il ritorno a casa. Dopo la notizia della detenzione, sempre a gennaio 2025 Palazzo Chigi ha assicurato di aver attivato «tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva».

Il lavoro della Farnesina e le accuse della madre
Nel corso dei mesi il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato almeno due volte l’incaricato d’affari venezuelano a Roma per chiedere un intervento urgente e risolutivo sul caso. A confermare l’impegno dello Stato in tale direzione, l’8 aprile 2025 la premier Giorgia Meloni ha contattato telefonicamente la madre di Trentini, Armanda Colusso. E lo stesso ha fatto prima di Natale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, manifestando la solidarietà di tutto il Paese. La donna, in occasione del primo anniversario dell’arresto del figlio, in una conferenza stampa nella sede del Comune di Milano aveva puntato il dito contro l’esecutivo: «Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con quello venezuelano. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Sono qui dopo 365 giorni a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare».

Trentini ha potuto parlare con la famiglia solo tre volte
In oltre un anno di detenzione, Trentini ha parlato con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l’arresto. Il cooperante è poi riuscito a parlare con la famiglia il 26 luglio e il 9 ottobre, dopo una visita in carcere da parte dell’ambasciatore a Caracas Giovanni De Vito, che poi è tornato a El Rodeo anche il 27 novembre.
L’accelerata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti
La situazione si è sbloccata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti del 3 gennaio, che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro. Meloni, dopo la liberazione, ha ringraziato la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, «per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato». Trentini, da parte sua, ha raccontato di non essere stato maltrattato e che durante gli spostamenti non è stato incappucciato, aggiungendo che fino al momento della scarcerazione è stato all’oscuro della rimozione di Maduro.
