Rubiales si è dimesso da presidente della Federcalcio spagnola

Il presidente della Federcalcio spagnola Luis Rubiales si è dimesso. Al centro dello scandalo per un bacio senza consenso alla calciatrice Jenni Hermoso dopo la vittoria del Mondiale femminile, era stato sospeso già in precedenza dalla Fifa per tre mesi. «Non posso più continuare il mio lavoro», ha spiegato durante il programma televisivo britannico Piers Morgan Uncensored. Ha poi aggiunto, con una lettera pubblicata sui suoi canali social il 10 settembre, di essere stato al centro di una «campagna sproporzionata» e di voler difendere la sua onorabilità e la sua innocenza. «Ho fede nella verità», ha concluso Rubiales. «Ho fiducia nel futuro». Nella mattinata dell’11 settembre ha infine pubblicato un altro post su Instagram con una sua foto mentre indossa la maglietta della nazionale. «Dopo molto tempo e molto rumore, addio gente di Spagna».

Rubiales lascia anche il posto di vicepresidente della Uefa

«Insistere e aggrapparsi alla sospensione non contribuirà a nulla di positivo, né per la Federazione né per il calcio spagnolo», ha dichiarato Rubiales durante la sua intervista. «Anche perché ci sono dei poteri che impediranno il mio ritorno». In parallelo ha anche annunciato di aver lasciato il posto di vicepresidente della Uefa. «La mia famiglia e i miei amici mi dicono di concentrarmi sulla mia dignità e continuare così la mia vita», ha proseguito l’ex vertice della Federcalcio spagnola. «Altrimenti potrei danneggiare le persone che amo e lo sport che amo». Sin dal giorno successivo alla vittoria della Spagna al Mondiale femminile di calcio, Rubiales aveva provato a resistere parlando di una «dimostrazione d’affetto insignificante» per poi scusarsi con Hermoso. Dopo aver parlato di un «gioco al massacro contro di lui», era stato però sospeso dalla Fifa.

Sui social Rubiales ha parlato di campagna sproporzionata e promesso di confidare nella verità per difendersi. Lascia anche l'incarico alla Uefa.
Luis Rubiales con Jorge Vilda, ex ct della Spagna anch’egli dimissionario (Getty Images).

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