Grand Hotel, Aumento delle stanze assolutamente non previsto

Alfonso Andria

Leggo in questi giorni notizie relative a una vicenda che trae origine circa vent’anni addietro da una serie di interventi voluti o autorizzati dal Comune Capoluogo: demolizione dell’ex Jolly Hotel delle Palme, edificazione del ‘Crescent’ e della piazza antistante poi denominata “della Libertà”, utilizzazione dell’area di sedime ex Italcementi e costruzione del Grand Hotel Salerno. Grazie all’abitudine di conservare gli atti più significativi dei periodi del servizio alle Istituzioni e alla politica, ho potuto ritrovare agevolmente i resoconti integrali annessi alle relative deliberazioni in alcune sedute della consiliatura 2006-2011. Già nel settembre-ottobre del 2007 espressi perplessità e sollevai alcune problematiche relative alle indennità di esproprio fissate per altri immobili insistenti nella stessa zona: per uno di proprietà D’Amico fu ritenuta insufficiente la valutazione stabilita dal Comune, tant’è che in sede giudiziale fu diversamente determinata. E mi chiedevo ancora – allora come qualche dopo (ottobre 2009) – quale fosse il criterio per accertarla. Infatti nel 2009 lo scenario mutò sensibilmente a seguito di “una modifica in corso d’opera” disorientando tanti di noi Consiglieri comunali e in alcuni, me compreso, accrescendo i dubbi: mi riferisco alla cessione dei diritti o di parte dei diritti spettanti, o diritti edificatori propri del Comune! Il Sindaco dell’epoca – lo stesso di oggi – da vero democratico, quando durante la trattazione di quegli argomenti intervenivano esponenti dell’opposizione ma in particolare il sottoscritto, aveva l’abitudine di non rivolgere lo sguardo verso l’Assemblea, ma alla parete del Salone dei Marmi alla sua sinistra; spesso, inoltre, veniva chiamato al telefono proprio in corso di dibattito e si allontanava dall’Aula! La complessità della materia e delle sue innumerevoli implicazioni mi obbligò ad un preventivo approfondimento e a più d’una consultazione con tecnici esperti. Mi ero già pronunciato negativamente e con dovizia di argomentazioni sul PUC ed infatti, coerentemente, espressi voto contrario seppure a titolo personale e senza coinvolgere il Gruppo cui appartenevo. Sarà certamente casuale – considerato anche il distacco temporale che può aver caducato lo ‘strumento urbanistico’ dell’epoca – sta di fatto però che oggi si parli di un nuovo PUC e che dal programma di governo della Città tracciato da Vincenzo De Luca si evinca che ben 10 (dieci) catene alberghiere siano in lista d’attesa, pronte a investire nella edificazione di altrettanti esercizi ricettivi – non so di quali dimensioni e per quanti posti letto – nella litoranea orientale. Al tempo ciò che maggiormente mi colpiva e mi disponeva male era il fatto che la finalità di sviluppo turistico della città, certamente da parte mia condivisibile in astratto, venisse perseguita dal Sindaco e dalla sua Giunta – particolarmente rispetto all’incremento dei posti letto alberghieri – con assoluta disinvoltura ed eccessivo permissivismo! Ad esempio, nella narrativa di una delle delibere di quel periodo si legge che “per l’attuazione del Crescent è indispensabile procedere alla demolizione a cura e spese della proprietà, dell’edificio dell’ex Jolly Hotel Delle Palme”; in un’altra invece: “La demolizione del Jolly è indispensabile per la realizzazione di interventi ed opere pubbliche quali parte di piazza della Libertà, ed il parcheggio sottostante, nonché lo spostamento dell’ultimo tratto del torrente Fusandola”. Di tale ipotesi francamente in origine non ero al corrente e appresi di quella necessità – rappresentata quale presupposto ineludibile per la realizzazione del complessivo intervento di Piazza della Libertà – dalla lettura in Aula di quell’atto deliberativo. La cosa cominciò non solo ad occuparmi ma anche a preoccuparmi sotto il profilo idrogeologico, perché si trattava di “spostare un pezzo”, come recitava testualmente, del torrente Fusandola: verosimilmente ci si riferiva al dirottamento della foce di quella stessa asta torrentizia che nel 1954 fu responsabile delle morti e dei danni all’abitato di Canalone e della parte ovest del Centro Storico. Quindi non un “intubamento” di cui parlava insistentemente il Sindaco, ma ben altro. Le problematiche frequentemente insorte e la ben nota storia più recente testimoniano la fondatezza delle preoccupazioni che avevo lealmente e correttamente affacciato perché afferenti alla pubblica incolumità. Intanto veniva abbattuto il Jolly, cioè “Salerno Città turistica” veniva deprivata di qualcosa come oltre 100 camere pari a circa 200 p.l. ! Analogo ragionamento si potrebbe fare per l’abbattimento dell’Istituto Nautico che, per la specificità dell’indirizzo di studi, sarebbe stato preferibile mantenere nella favorevole posizione in cui si trovava, a pochi metri dal mare alle spalle dell’Hotel Jolly.Ma di fronte alle insistenze del Comune capoluogo anch’io quale Presidente della Provincia detti parere favorevole, trasferendo le attività didattiche all’interno della Scuola Elementare Barra. Compresi che il progetto della Civica Amministrazione puntava apprezzabilmente sulla riqualificazione della zona e in particolare, accanto al deposito di “Imparato Legnami”, sulla eliminazione delle cosiddette “Chiancarelle” dove si registrava un estremo degrado, che naturalmente incoraggiava fenomenologie di ogni genere. In sostanza ancora oggi si può divergere su questioni estetiche: è bello o no il Crescent? Preclude o no la visuale da una parte del Centro Storico verso il mare e viceversa? (mentre la piazza è oggettivamente bella e attraente!). Ma quel programma di interventi recava in sé ben altre scelte, non tutte condivisibili, sulle quali sarebbe bene riflettere! Sempre nel resoconto integrale della richiamata seduta consiliare, nell’articolato intervento dell’allora Collega Fausto Morrone ho trovato un passaggio molto interessante relativo alla demolizione del Jolly, alla quantificazione dell’indennità di esproprio e alla realizzazione del Grand Hotel Salerno che qui testualmente riporto: “… la proprietà del Jolly Hotel voleva ristrutturare l’albergo perché riteneva che non fosse più idoneo agli standard che la catena ha in tutto il mondo.” Al Direttore (era un settentrionale) che lamentava il ritardo da parte del Comune nel rilascio delle relative autorizzazioni, venne risposto: “ve ne dovete andare e dopo questo ve ne dovete andare” il Jolly venne acquisito dall’Imprenditore che edificò il Grand Hotel. “Ora – proseguiva il Consigliere Morrone – in cambio della promessa di abbattimento al nuovo acquirente, guardate che cosa strana, uno acquista un albergo e lo stesso giorno pattuisce che venga abbattuto.” Sugli aggravi finanziari subíti dal Comune per effetto di generosi arrotondamenti – non sempre per difetto – degli oneri di urbanizzazione relativi al Grand Hotel e agli appartamenti in piazza della Libertà; “sull’aumento delle stanze assolutamente non previsto nella convenzione sottoscritta” tra il Comune e il proprietario dell’albergo; sulla gara ripetuta ottenendo la modifica degli standard e il passaggio dell’hotel medesimo a una classificazione superiore; sulla cessione da parte del Comune dei “suoi diritti edificatori a un anonimo” perché nella proposta di deliberazione giuntale portata all’esame del Consiglio comunale “Non c’è il nome” e su altro ancora si disse molto e la Stampa ne scrisse molto, e tanto ancora ci sarebbe da commentare!

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