Al ministero delle Infrastrutture e trasporti qualcuno, con amara ironia, lo ha ribattezzato «Ente nazionale in autocontrollo». Il riferimento è all’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile (l’autorità unica di regolazione tecnica, certificazione e vigilanza dell’aviazione civile in Italia) che sta vivendo una delicata fase di vacatio della sua governance. I partiti della maggioranza ci hanno ormai abituato ai litigi e agli stalli al momento delle decisioni sulle poltrone di enti, agenzie a authority, ma in un settore strategico come il trasporto aereo la sostituzione del presidente Enac, Pierluigi Di Palma, nominato dal governo Draghi e scaduto il primo luglio scorso dopo cinque anni di mandato, rappresenta una scelta nevralgica. Un passaggio che, anche a valle delle denunce di qualche sindacato, si sta trasformando nell’ennesima crisi di nervi in seno a un centrodestra che ormai fibrilla su ogni dossier in vista del voto dell’anno prossimo.

Il pasticcio del commissariamento
Il titolare di Porta Pia, Matteo Salvini, infatti, ha proposto il commissariamento dell’ente come soluzione ponte per congelare la situazione e tirare a campare, forzando la norma del decreto legislativo del 1997 che invece contempla la nomina di un commissario come soluzione estrema a fronte di gravi anomalie di funzionamento degli enti. Una scelta che peraltro sarebbe caldeggiata dallo stesso Di Palma, il quale, secondo quanto risulta a Lettera43, non disdegnerebbe in questo modo di restare in sella ancora per diversi mesi o addirittura un anno. D’altronde la Lega, come ricorda anche la Cub Trasporti, ci aveva già provato con un emendamento al decreto Milleproroghe a mantenere il presidente scaduto al vertice Enac fino all’aprile 2027. Ma poi la norma si era arenata ed erano circolate voci circa presunte perplessità a Palazzo Chigi, con un ruolo decisivo di interdizione giocato dal potente sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

I dubbi sull’interpello per la nomina del nuovo direttore generale della Dgatass
Al pasticcio sul commissariamento, adesso, rischia però di aggiungersi l’ennesimo caso di porte girevoli tra controllore e controllato che, per quanto non vietato dalle norme, rappresenta potenzialmente un nuovo momento di tribolazioni e polemiche al Mit, quantomeno in termini di opportunità. Il ministero, infatti, sta scegliendo il nuovo direttore generale da mettere alla guida della direzione competente per gli aeroporti, il trasporto aereo e i servizi satellitari (la Dgatass), ossia l’articolazione ministeriale chiamata a vigilare sull’Enac, di cui controlla e approva gli atti più rilevanti, cui impartisce direttive e che può anche deciderne lo scioglimento degli organi in caso di gravi violazioni. In ballo ci sono temi sensibili per milioni di passeggeri e per l’economia del Paese: i contratti di programma dei gestori aeroportuali, le tariffe, gli investimenti negli scali, le concessioni, gli oneri di servizio pubblico e la continuità territoriale con le Isole maggiori. Ebbene, secondo quanto alcune fonti qualificate del Mit hanno raccontato a Lettera43, l’interpello per la nomina del direttore generale sembra disegnato su misura per un dirigente dello stesso Enac, che così transiterebbe senza soluzione di continuità dall’ente vigilato alla struttura vigilante.
L’apertura sospetta a dirigenti di altre amministrazioni
Il 29 maggio scorso il ministero ha pubblicato un avviso per la copertura di tre incarichi dirigenziali generali, ossia per le caselle di direttore generale (le altre due riguardano la Direzione per lo sviluppo del territorio e i progetti internazionali e la Direzione per il trasporto e le infrastrutture ferroviarie). La procedura era inizialmente riservata ai dirigenti interni al dicastero. Pochi giorni dopo, il 3 giugno, è arrivata tuttavia un’integrazione singolare: l’apertura ai dirigenti di altre amministrazioni è stata prevista esclusivamente per la già menzionata Dgatass. Non per le altre due direzioni interessate dallo stesso avviso. Solo per quella che vigila sull’Enac. Quale esigenza sopravvenuta ha suggerito di modificare in pochi giorni la procedura? Chi ha chiesto l’apertura agli esterni?

La manina sarebbe nel gabinetto del Mit
Secondo fonti Mit la “manina” sarebbe negli uffici del gabinetto di Porta Pia, dunque a diretto riporto dell’autorità politica. Va ricordato che il ricorso a dirigenti esterni, in questo caso regolato dall’articolo 19 comma 5-bis del decreto legislativo 165 del 2001, la normativa chiave di regolazione del lavoro pubblico, è possibile quando all’interno dei ruoli dell’amministrazione interessata non si rinvengano le competenze adatte alla funzione. Eppure, da fonti Enac, risulterebbe che il dirigente per cui sarebbe stato disegnato l’interpello sarebbe entrato nell’ente soltanto nel 2022, mentre in seno alla Direzione trasporto aereo operano già dei dirigenti con curricula ben più lunghi e strutturati. L’addendum sospetto del 3 giugno all’interpello, naturalmente, ha mandato in fibrillazione gli uffici di Porta Pia. Una fonte qualificata osserva: «Il problema non riguarda la professionalità del possibile candidato. Riguarda l’architettura istituzionale. Un dirigente proveniente direttamente dall’Enac dovrebbe, dal giorno successivo alla nomina, valutare atti, indirizzi e comportamenti del proprio ente di provenienza. Dovrebbe garantire al ministro una lettura autonoma delle proposte dell’ente vigilato, esercitare controlli effettivi e, quando necessario, sostenere una posizione diversa o contraria a quella dei suoi precedenti vertici».

C’è il rischio che il controllato finisca per condizionare il controllore
Peraltro, l’azione di controllo investe anche Enac servizi, società controllata dall’autorità del trasporto aereo che opera come gestore aeroportuale ed è tenuta agli stessi obblighi cui sono sottoposti gli altri operatori. «Formalmente potrebbe non esistere un’incompatibilità automatica, ma la questione politica e istituzionale resta intatta: il Mit sarebbe realmente posto nelle condizioni di esercitare una vigilanza terza oppure il controllato finirebbe per condizionare stabilmente il controllore?», si chiede retoricamente la fonte. Naturalmente ora al ministero in molti auspicano che ci sia trasparenza nei criteri di valutazione e di scelta delle figure interne e circa i motivi della scelta di aprire potenzialmente a esterni. Peraltro la vicenda si incrocia ovviamente con quella del commissariamento Enac. Da Porta Pia fanno notare che «commissariare l’ente e affidare al tempo stesso la struttura vigilante del dicastero a un dirigente dell’autorità vigilata significherebbe disegnare un riassetto complessivo del sistema dell’aviazione civile, con un Enac forte di fronte a un ministero debole e una progressiva sovrapposizione tra controllato e controllore, fino a rendere meno riconoscibile la distinzione tra chi assume le decisioni e chi è chiamato a vagliarle».
