Grazia a Roggero, Mattarella bacchetta Nordio: cosa è successo

Dopo la condanna confermata in Cassazione per Mario Roggero, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia per il gioielliere piemontese a cui sono stati inflitti 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori. Una mossa, peraltro arrivata dopo la raccolta firme del centrodestra in Parlamento, che ha “costretto” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a richiamare il Guardasigilli.

Il faccia a faccia al Quirinale tra Mattarella e Nordio

Nel tentativo forse di riguadagnare punti dopo il clamoroso smacco del referendum sulla giustizia, Nordio ha tentato una forzatura istituzionale, cercando di trasformare il potere di grazia – strumento di clemenza di natura squisitamente tecnico-giuridica – in un atto politico. Ma in un incontro al Quirinale, come spiega una nota del Colle, Mattarella ha ricordato al ministro della Giustizia i limiti del suo ruolo e ha sottolineato che la grazia – strumento raro e altamente selettivo – è prerogativa del capo dello Stato. Secondo l’Ansa, Mattarella durante il colloquio avrebbe ricordato al ministro Nordio le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».

Grazia a Roggero, Mattarella bacchetta Nordio: cosa è successo
Carlo Nordio e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La grazia, l’istruttoria e il ruolo del ministero della Giustizia

A prevedere la grazia è l’articolo 87, comma 11, della Costituzione. Si tratta di un atto di clemenza individuale che condona in tutto o in parte una pena, oppure la trasforma in un’altra specie prevista dalla legge. Può essere concessa anche senza che venga fatta domanda, ma solo su iniziativa del presidente della Repubblica. La domanda, comunque, può essere presentata dal condannato, oppure da persone a lui vicine indicate dalla legge: parenti più stretti, convivente, tutore o curatore, avvocato difensore. Aperta l’istruttoria, il ministero della Giustizia acquisisce gli atti processuali, i pareri della magistratura di sorveglianza, informazioni sulla condotta del condannato e sulla sua situazione personale e familiare. Al termine, il fascicolo viene trasmesso alla presidenza della Repubblica. Che a quel punto può decidere se concederla o meno (e può farlo appunto anche senza alcuna domanda pervenuta). L’avvio dell’istruttoria, insomma, è solo il presupposto affinché la pratica arrivi sul tavolo del capo di Stato, non un’indicazione sulla decisione finale.

Non è una questione di merito, ma di metodo

Fonti del Quirinale hanno sottolineato che non è una questione di merito sulla grazia a Roggero: le motivazioni della sentenza della Cassazione, che ha respinto il ricorso del gioielliere, verranno rese note tra mesi. Si tratta invece di una questione strettamente di metodo. Mattarella, sostanzialmente, ha convocato Nordio per ricordargli che – in generale – non può avviare un’istruttoria di sua iniziativa. Il ministero della Giustizia è responsabile dell’istruttoria che viene aperta per verificare la legittimità di una domanda di grazia, ma solo dopo che questa è stata rivolta a Quirinale. Come recita la sentenza n. 200 del 2006, richiamata nel comunicato del Colle, è riconosciuta «espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda», ma «in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente al presidente della Repubblica, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere».

Grazia a Roggero, Mattarella bacchetta Nordio: cosa è successo
Mario Roggero (Facebook).

Roggero continua inoltre a proclamarsi incidente

Mattarella, insomma, ha sottolineato nel colloquio con Nordio che il Quirinale non è un organismo che ratifica decisioni prese altrove o sotto pressione popolare, bensì un’istituzione che valuta i casi con autonomia e distacco politico. Il ministro ha tra l’altro avviato l’istruttoria tralasciando completamente un elemento essenziale per la concessione della grazia: il riconoscimento delle responsabilità da parte del condannato. Roggero, infatti, continua a proclamarsi innocente, segno che non ha ancora preso coscienza della gravità del delitto commesso.