«Si tratta decisamente di una questione politica. Nessun centesimo dei nostri soldi, dei soldi dei contribuenti, andrà in nessuna iniziativa in cui è coinvolta la Russia». È la posizione ribadita a Lettera43 dal portavoce della Commissione europea dopo l’annuncio della raccomandazione di Bruxelles di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia.
Il ritrovato asse giallo-verde in salsa filorussa
Le risposte fornite dalla Fondazione dopo il primo avviso ad aprile non hanno soddisfatto la Commissione e quindi la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha annunciato su X l’ufficializzazione della decisione. Il breve messaggio diffuso ha aperto la discussione politica in Italia. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia ha contestato la scelta di Bruxelles, sostenendo che «la cultura non si censura e gli artisti non sono soldati». Lega e Movimento 5 stelle, in un ritrovato asse giallo-verde in salsa filorussa, hanno accusato l’Ue di ricatti. Ma è proprio il carattere politico della scelta a essere fortemente rivendicato dalla Commissione.
«Parliamo, prima di tutto e soprattutto, di una questione politica», dice il portavoce. «La Biennale può andare in tribunale, contestare la nostra decisione e ottenere eventualmente indietro i soldi. The political message is out there». Cioè il messaggio è stato dato. Mai così categorico come sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Buttafuoco e la resa dei conti sulla sua trasmissione radiofonica
Già prima dell’apertura della Biennale, uno degli appuntamenti culturali più storici e importanti al mondo, Bruxelles aveva inviato alla Fondazione un primo avviso, chiedendo di riconsiderare la decisione di consentire la partecipazione russa e prospettando la possibile sospensione del finanziamento europeo. La comunicazione aveva aperto un fronte anche in Italia, con malumori all’interno del centrodestra: il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha difeso l’autonomia dell’istituzione culturale, mentre il governo di Giorgia Meloni ha ammesso di non condividere la decisione e la presenza russa. E sui giornali si parla persino di una resa dei conti che prevede la cancellazione del programma di Buttafuoco su Radio 1, Lupus in fabula.

Tornando a Bruxelles, dal punto di vista formale l’ultima parola spetta ora all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, che gestisce il finanziamento. Ma è molto improbabile che l’ente, formalmente indipendente, non segua le raccomandazioni dell’esecutivo europeo. Finora le comunicazioni «sono state interne» e la Biennale ha appreso la decisione della Commissione come tutti noi, attraverso il messaggio su X della vicepresidente Virkkunen. Un documento definitivo sarà diffuso «molto velocemente».

Secondo quanto riferito, il dossier è stato seguito esclusivamente dal gabinetto del commissario europeo per l’Equità intergenerazionale, la Gioventù, la Cultura e lo Sport, il maltese Glenn Micallef, in coordinamento con la vicepresidente esecutiva per la Sicurezza e la Democrazia, Virkkunen appunto. I fondi non sono ancora arrivati alle casse della Fondazione Biennale e nel caso in cui il contratto venga terminato, il contributo sarà semplicemente annullato.

Il principio non riguarda soltanto la presenza ufficiale di un padiglione nazionale russo. Se alla Biennale avessero partecipato artisti russi isolati e non un padiglione di Stato, la decisione sarebbe stata diversa? «Avremmo raccomandato esattamente lo stesso», è la risposta. Niente che preveda l’esborso di denaro europeo deve avere a che fare con la Russia: insomma possono fare manifestazioni artistiche o sportive che siano, «ma non con i nostri soldi».
Intanto nove Paesi (Estonia, Danimarca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Svezia) hanno scritto allo stesso Commissario Micalleff per chiedere il blocco dei finanziamenti anche al Comitato Olimpico Internazionale e altre organizzazioni sportive, a causa della riammissione degli atleti russi, citando a sostegno della posizione la disparità di valori e principi.
«La cultura in Europa», si legge ancora nel tweet di sabato di Virkkunen, «dovrebbe promuovere e tutelare i valori democratici. Questi valori non sono rispettati nella Russia di oggi». Sulla politica con la Russia la linea europea è chiara. Tra i valori, i principi e gli obiettivi dell’Unione è ben espresso anche quello di «assicurare il rigoroso rispetto del diritto internazionale». Alla domanda se lo stesso criterio potrebbe essere applicato anche ad altri Paesi presenti alla Biennale, o al Cio, il portavoce ha ribadito: «Parliamo, prima di tutto e soprattutto, di una questione politica». La posizione della Commissione resta contraria anche alla partecipazione di atleti russi alle Olimpiadi 2028.
