La Notte Bianca accende Salerno, commercianti soddisfatti

di Erika Noschese

Un fiume umano ha invaso le strade dei quartieri orientali di Salerno sin dal primo pomeriggio della prima attesissima serata della Notte Bianca 2026. Da Torrione a Mercatello, passando per il cuore pulsante di Pastena, la kermesse ha fatto registrare già sabato numeri straordinari in termini di presenze, numeri a dir poco confermati nella serata di ieri in pieno centro, confermandosi come uno degli eventi di punta dell’estate campana in grado di richiamare migliaia di visitatori. Una boccata d’ossigeno per il territorio e un momento di grande festa collettiva che, tuttavia, si inserisce in un contesto socio-economico complesso per il piccolo commercio locale, diviso tra l’entusiasmo per l’eccezionale affluenza e la necessità di affrontare criticità strutturali e organizzative. Il dato più evidente della manifestazione è stato senza dubbio il massiccio afflusso di pubblico proveniente da fuori città. Le diverse arterie di collegamento sono state prese d’assalto da residenti dell’intera provincia e da visitatori arrivati da altre aree della regione, attirati dal ricco programma di concerti e spettacoli. Una marea umana talmente densa e variegata da far quasi passare in secondo piano, a livello numerico, la componente dei residenti locali. La percezione, camminando tra la folla, era quella di una piazza totalmente conquistata da un turismo di prossimità vivace e dinamico, che ha letteralmente riempito ogni spazio disponibile lungo le vie dello shopping. A tracciare un bilancio lucido e privo di filtri su questa prima tranche dell’evento è Emanuele Avagliano, noto commerciante salernitano e proprietario del bar “In Piazza”, situato proprio a Pastena, uno dei centri nevralgici della movida della prima serata della Notte Bianca. «Per quello che riguarda Pastena, sicuramente c’è stato più movimento rispetto alla quotidianità», esordisce Avagliano, analizzando l’impatto della serata. «Tuttavia, veniamo da settimane molto difficili, in cui alle 21:00 o alle 21:30 a Pastena si registra ormai un coprifuoco assoluto. La gente non esce più e, purtroppo, non girano più i soldi di una volta. È una realtà evidente, quasi lapalissiana: le persone hanno una capacità di spesa decisamente inferiore rispetto al passato. Io personalmente, che gestisco un bar dove in genere si chiudeva sempre a mezzanotte o all’una, mi ritrovo adesso a chiudere anche alle 21:30 o alle 22:00. Non c’è più nessuno in giro, quindi restare aperti diventa inutile. Manca proprio la vita, il passeggio, il movimento ordinario». Le parole del titolare del bar “In Piazza” mettono in luce il netto contrasto tra l’eccezionalità della Notte Bianca e la dura routine dei mesi precedenti, evidenziando come una singola serata di grande richiamo non possa da sola sanare le ferite di una crisi dei consumi che colpisce i piccoli esercenti, pur rappresentando una grande boccata d’ossigeno per chi investe sul territorio. La manifestazione ha comunque dimostrato le enormi potenzialità attrattive dei quartieri orientali di Salerno, nonché della centralissima piazza Portanova e zone adiacenti, che per diverse ore hanno ritrovato lo smalto dei giorni migliori grazie a una programmazione che ha saputo intercettare i gusti di fasce d’età differenti, sebbene con qualche parere discordante sulla gestione dei tempi e degli spazi. L’affluenza record registrata sin dal pomeriggio di sabato e proseguita fino a tarda notte di domenica ha regalato immagini di una Salerno viva e attrattiva, ma ha anche sollevato riflessioni importanti sulla logistica dei singoli eventi e sulla convivenza tra le diverse tipologie di pubblico presenti in piazza. Proprio sulle prime ore della manifestazione e sulla scelta delle proposte artistiche, Avagliano esprime alcune riserve di natura tecnica e organizzativa, che fotografano le difficoltà vissute da chi, con la propria attività, si trova a ridosso dei palchi. «Sicuramente la Notte Bianca ha portato più movimento fin dal pomeriggio», prosegue il commerciante di Pastena. «Se analizziamo però l’aspetto puramente organizzativo, qui a Pastena abbiamo avuto, a partire dalle 17:30 circa, delle battle di hip hop. Il vero problema è stato l’impianto di amplificazione della musica, che era talmente forte da impedire alle persone di sostare davanti al bar. La clientela non riusciva nemmeno a parlare, a scambiare una parola tra di loro. Di conseguenza, quella che doveva essere un’opportunità si è trasformata in un ostacolo temporaneo. Per il nostro locale il lavoro vero è iniziato più o meno intorno alle 21:00, in concomitanza con l’inizio dello spettacolo sul palco principale. In quel caso, l’impianto audio era posizionato un po’ più lontano rispetto alla nostra attività, ma risultava comunque ben distribuito sul territorio, si sentiva bene ed era decisamente piacevole. Al contrario, alle 17:30, orario in cui la piazzetta è solitamente frequentata da famiglie, bambini e anziani, la scelta di proporre musica hip hop e rap a quel volume è stata forse un’esasperazione». Le criticità segnalate riguardanti la prima parte del pomeriggio non hanno comunque inficiato il successo complessivo della manifestazione in termini di presenze e di visibilità. La macchina organizzativa ha retto l’urto di una partecipazione massiccia e l’atmosfera che si respirava a Pastena a partire dalle ore serali è stata quella delle grandi occasioni, con le attività commerciali che hanno potuto beneficiare del flusso continuo di avventori fino a notte fonda, pur registrando un mutamento strutturale nelle abitudini di acquisto del pubblico. La riflessione di Avagliano si sposta poi su un confronto economico e statistico con i dati delle passate edizioni, utile a comprendere la reale portata del volume d’affari generato dall’evento e la natura del pubblico che ha affollato le strade di Salerno durante questo fine settimana. «Se vi dicessi che non abbiamo lavorato, vi direi una bugia», ammette con franchezza Avagliano. «Abbiamo lavorato, ma sicuramente non si tratta più degli incassi a cui eravamo abituati negli anni passati. Rispetto allo scorso anno, e ancora di più rispetto agli anni precedenti, si nota un costante decrescere dei guadagni. C’è oggettivamente un minor potere d’acquisto da parte delle persone, che spendono molto meno. Se si vuole davvero aiutare il commercio e sostenere le attività produttive locali ad andare avanti, situazioni di questo genere non dovrebbero rimanere isolate. Secondo il mio punto di vista, eventi simili andrebbero riproposti ogni tre o quattro mesi. È fondamentale creare appuntamenti periodici, scadenze fisse che incentivino la gente a scendere in piazza e a rivivere i quartieri». Il bilancio della Notte Bianca di Salerno si chiude così: da un lato il successo indiscutibile di pubblico, i grandi numeri e la capacità di attrazione che la città continua a esercitare sull’intera provincia; dall’altro il grido d’aiuto dei commercianti, che chiedono maggiore continuità, una pianificazione degli eventi più attenta alle esigenze del territorio e un supporto strutturale per contrastare la desertificazione commerciale dei quartieri storici durante i mesi invernali. La sfida per il futuro della Notte Bianca sarà proprio questa: trasformare una straordinaria festa di mezza estate in un modello replicabile e sostenibile di rilancio economico a lungo termine.

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