di Raffaella D’Andrea
Continua il nostro viaggio alla scoperta delle eccellenze del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La sesta tappa ci conduce a Rutino, piccolo borgo dell’entroterra cilentano che conta poco più di mille abitanti e conserva ancora il ritmo autentico della vita rurale. Qui, tra Rutino e Albanella, si distendono i vigneti dell’azienda vitivinicola di Alfonso Rotolo: filari ordinati e puliti, immersi in un paesaggio mozzafiato che abbraccia il mare, le colline e i paesi circostanti. Un luogo in cui il vino non è soltanto produzione, ma racconto di identità, cura e appartenenza. Sessantadue anni, enologo, vignaiolo e terza generazione di una famiglia che ha sempre vissuto di viticoltura, Alfonso Rotolo accoglie i visitatori tra i filari con lo sguardo di chi conosce ogni vite e ogni zolla di questa terra. Alla domanda su cosa rappresenti il Cilento per lui, la risposta arriva immediata, quasi istintiva: “Si può vivere da un’altra parte che non sia il Cilento?” Una frase che racchiude un legame profondo, costruito in una vita trascorsa tra vigne, cantina e tradizioni tramandate dal nonno e dal padre. Oggi al suo fianco c’è la figlia Valentina, ventinove anni, che rappresenta il futuro dell’azienda e la continuità di una storia familiare che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. La passione per il vino non è stata una scelta obbligata. È qualcosa che Alfonso sente parte della propria natura. “Quando la viticoltura ce l’hai dentro non riesci a immaginarti altrove. Puoi fare altro nella vita, ma il richiamo della vigna resta sempre.” L’azienda Rotolo rappresenta una delle realtà che hanno contribuito in maniera significativa alla crescita qualitativa del vino cilentano. Se un tempo la produzione era destinata prevalentemente al vino sfuso, oggi l’obiettivo è la valorizzazione del territorio attraverso etichette identitarie, capaci di raccontare il Cilento in ogni bottiglia. Le sue etichette, eleganti e riconoscibili, accompagnano vini che parlano di territorio, di equilibrio e di una ricerca costante della qualità. “La nostra filosofia è semplice: non possiamo competere sulle quantità. Siamo nel Cilento e dobbiamo puntare sulla qualità, cercando di esprimerla al meglio.” Passeggiando tra i vigneti emerge tutto il lavoro che si nasconde dietro un calice di vino. Dalla defogliazione alla gestione della parete fogliare, dai trattamenti preventivi a base di rame e zolfo fino al monitoraggio costante della maturazione delle uve, ogni intervento è finalizzato a preservare l’equilibrio della pianta e la qualità del frutto. I vigneti dell’azienda Rotolo ospitano alcune delle varietà più rappresentative della tradizione vitivinicola campana. Tra i filari trovano spazio l’Aglianico, il Piedirosso e il Primitivo per i rossi, mentre tra i bianchi vengono coltivati Fiano, Falanghina e Moscato. Un patrimonio viticolo che consente all’azienda di esprimere diverse anime del territorio attraverso una produzione che raggiunge ogni anno tra le 70.000 e le 80.000 bottiglie. Dai bianchi freschi e aromatici ai rossi più strutturati, fino ai rosati, ogni vino nasce dall’incontro tra esperienza, conoscenza del territorio e una costante ricerca della qualità. Il cambiamento climatico, spiega Rotolo, ha modificato profondamente i tempi della viticoltura. “Una volta si vendemmiava tradizionalmente dopo San Francesco. Oggi spesso iniziamo già ad agosto. Le temperature sono cambiate e dobbiamo adattarci continuamente.” Un adattamento che richiede esperienza, capacità di osservazione e una conoscenza profonda del territorio. “Non esiste una ricetta uguale per ogni annata. Ogni anno è diverso e bisogna avere la capacità di leggere ciò che la natura ti mette davanti.” Dalla vigna si passa alla cantina, cuore pulsante dell’azienda. Qui tecnologia e tradizione convivono in perfetto equilibrio. Presse soffici per le uve bianche, vasche a temperatura controllata e un’attenzione quasi maniacale alla conservazione degli aromi consentono di ottenere vini che raccontano fedelmente il territorio da cui nascono. Ogni etichetta nasce per esprimere una sfumatura diversa di questa terra, dai bianchi più freschi e immediati ai rossi più strutturati, fino alle produzioni che custodiscono la memoria familiare e il legame con le origini. Ma la storia dell’azienda Rotolo va oltre la produzione vinicola. Alfonso è stato infatti tra i protagonisti di un importante progetto di recupero della biodiversità viticola cilentana. Circa quindici anni fa fornì al Parco Nazionale del Cilento materiale vegetale proveniente da un antico vitigno conservato dalla sua famiglia e da poche altre del territorio. Da quelle barbatelle è nato un progetto di ricerca e valorizzazione che oggi sta restituendo vita a una varietà quasi scomparsa. “Lo chiamavamo Malaga. Mio nonno ci faceva un lambiccato straordinario. Quando il Parco avviò il progetto di recupero, fornìi le barbatelle per la sperimentazione. È un vitigno al quale sono profondamente legato perché fa parte della mia infanzia e della nostra storia.” Un contributo prezioso che conferma il ruolo dell’azienda Rotolo come realtà pionieristica nella tutela del patrimonio viticolo cilentano. E proprio da quel recupero è nato anche un nuovo vigneto sperimentale, destinato non solo alla ricerca ma anche a un percorso di turismo esperienziale, capace di avvicinare ancora di più i visitatori alla storia e alla cultura del vino cilentano. Un progetto che recupera la barbatella del nonno per il Moscato e che darà vita a una nuova espressione di questo vitigno, nel segno della memoria e dell’innovazione. Dalla sala degustazione, affacciata sulle colline del territorio, lo sguardo spazia tra i paesi del Cilento, le montagne e la diga sottostante. Un panorama che sembra racchiudere l’essenza stessa di questa terra e che rende ancora più evidente il valore di un lavoro fatto di precisione, rispetto e amore per il dettaglio. Per Alfonso Rotolo il futuro non passa necessariamente attraverso una crescita produttiva. “Non ho il desiderio di aumentare i numeri. Voglio continuare a migliorare ciò che faccio, anno dopo anno. Se anche produco qualche bottiglia in meno ma mantengo la qualità, per me va bene così.” Una filosofia che parla di rispetto per il territorio, di sostenibilità e di autenticità. Tra i vigneti di Rutino e Albanella si comprende come il vino non sia soltanto un prodotto agricolo, ma il racconto di una comunità, della sua memoria e della sua identità. E forse è proprio per questo che, ascoltando Alfonso Rotolo parlare delle sue vigne, delle sue etichette e dei suoi vini, si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che va oltre la semplice produzione: un paesaggio vivo, ordinato e luminoso, in cui il Cilento si riconosce e si racconta. In qualche modo, il Cilento parla attraverso di lui.
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