Il campo largo parte da Napoli, ma senza programma e senza leadership

Del campo largo si sa solo che c’è; nel senso si sa che esiste una cosa che si fa chiamare campo largo, ma che l’anno prossimo potrebbe diventare, invariabilmente, Alleanza progressista o Alleanza per la Costituzione. A seconda di chi ne parla, ovvero Elly Schlein o Giuseppe Conte. Per il resto, al di là delle intenzioni testardamente unitarie perlopiù rivendicate dalla segretaria del Pd in questi mesi, si sa poco. E l’incontro di mercoledì a Napoli, ore 19.30 in piazza del Gesù, non sarà molto illuminante, visto che i due nodi principali dell’opposizione di centrosinistra non saranno sciolti: programma e leadership.

Il campo largo parte da Napoli, ma senza programma e senza leadership
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).

Per ora c’è accordo solo su salario minimo e congedo paritario

Sarà evidentemente un comizio corale, con Schlein, Conte e i Sussi e Biribissi della sinistra italiana, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (oltre naturalmente al sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico), ma il programma non sarà svelato in questa occasione. Anche perché Pd-M5S-Avs ci lavoreranno da settembre, figuriamoci: se ne parla dopo l’estate insomma, come nella migliore tradizione. A Napoli dunque, come ha spiegato Schlein nei giorni scorsi, saranno rilanciate proposte già condivise come salario minimo e congedo paritario. Un po’ poco insomma per il momento. Vediamo poi che cosa succederà quando ci sarà da parlare di politica estera fra Pd, M5s e Avs, cartina di tornasole per valutare la sostenibilità di qualsiasi alleanza, di questi tempi, che aspiri a diventare coalizione di governo

Il campo largo parte da Napoli, ma senza programma e senza leadership
Gaetano Manfredi e Roberto Fico (Imagoeconomica).

L’eterno nodo della leadership

C’è poi la questione della leadership; ancora non s’è capito, e forse non l’hanno capito neanche loro, se ci saranno delle primarie oppure no. Le alternative sono sempre allo studio: papa straniero esterno agli attuali partiti del campo largo o metodo analogo a quello usato dalla maggioranza di Palazzo Chigi (il candidato lo fa il leader del partito che ha un voto in più degli altri). Sembrano tutti dettagli, ma in realtà la somma di quei dettagli è come quella dei centimetri di cui parla Tony D’Amato alias Al Pacino in Ogni maledetta domenica: «Sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta».

Renzi sì o Renzi no?

Il ragionamento potrebbe essere allargato anche alla questione degli alleati. Renzi sì o Renzi no, vecchio tormento della politica italiana. Ancora l’incognita non è stata risolta e il leader di Italia Viva è in attesa di essere ricevuto dal customer care del campo largo. Renzi vorrebbe fare parte dell’alleanza progressista, tant’è che nel frattempo è diventato il portavoce ombra dell’opposizione di sinistra-centro. C’è però chi non lo vuole, come il M5s di Conte che non saprebbe come giustificare l’intesa di fronte al proprio riottoso elettorato antirenziano. La scelta delle alleanze – anzi del perimetro delle alleanze, come dicono quelli che parlano in politichese – potrebbe produrre centimetri utili a vincere le elezioni politiche del 2027.

Il campo largo parte da Napoli, ma senza programma e senza leadership
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il Pd e la galassia dell’associazionismo cattolico

Le alleanze non sono solo con i partiti, peraltro. C’è tutto il mondo dell’associazionismo cattolico. Lunedì scorso Schlein e Conte hanno partecipato all’Istituto Sturzo a un incontro con una quindicina di associazioni cattoliche, dall’Acli all’Agesci a Sant’Egidio alla Compagnia delle opere. L’incontro è stato aperto da un messaggio del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei: «La frammentazione, la polarizzazione, le chiusure al dialogo in politica sono un male che può ripresentarsi. Nessuno è un’isola e la democrazia è proprio quella comunità di destino che aiuta a pensarci insieme e trovare le risposte necessarie al bene di tutti. Lo spirito costituente ci indica un metodo indispensabile per affrontare i grandi temi arrivando a decisioni condivise liberandosi dalla pericolosa polarizzazione, agonistica ma non costruttiva, povera di cultura e di visione». Insomma anche Zuppi è testardamente unitario, mentre Schlein prova a non far scappare i cattolici dal Pd, dopo riformisti e libdem già congedati. Citofonare Graziano Delrio, punto fortissimo di riferimento dei cattolici del Pd.  

Il campo largo parte da Napoli, ma senza programma e senza leadership
Graziano Delrio (Imagoeconomica).