Le Pen condannata: perché potrebbe candidarsi lo stesso

Tre anni di carcere, di cui due sospesi, e 45 mesi di interdizione dai pubblici uffici, di cui 30 sospesi: la sentenza di appello ha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen per i reati di appropriazione indebita di fondi pubblici europei, in qualità di eurodeputata, e di complicità nell’appropriazione indebita di fondi pubblici, come presidente del partito. Al tempo stesso però permette – in teoria – alla leader del Rassemblement National di candidarsi alle Presidenziali francesi del 2027. Ecco perché.

Ha già scontato i 15 mesi di ineleggibilità rimasti

Le Pen in primo grado era stata condannata all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, con applicabilità immediata. Accadeva il 31 marzo 2025: la presidente del RN ha dunque già scontato i 15 mesi di ineleggibilità. Tornerebbe a essere incandidabile in caso di revoca della condanna a 30 mesi con sospensione della pena.

Deve indossare il braccialetto elettronico per un anno

Per quel che riguarda la pena detentiva, in primo grado Le Pen era stata condannata a quattro anni, diventati di fatto uno, da scontare in libertà condizionale con il braccialetto elettronico. La politica francese aveva subordinato la sua candidatura all’assenza di condanne penali e all’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, in quanto non le consentirebbe di girare il Paese per la campagna elettorale. In base a una legge del gennaio 2023 (pensata per ridurre il sovraffollamento delle carceri), Le Pen potrebbe chiedere un’ulteriore riduzione della metà della durata prevista: potrebbe quindi cavarsela con soli sei mesi e fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio. Le Pen potrebbe inoltre ricorrere in Cassazione, ma con questa mossa rischierebbe di prolungare il periodo di ineleggibilità e di tornare, di fatto, al punto di partenza.