Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle

«Chi entra Papa esce cardinale». Sarà che il Quirinale è stato per secoli il palazzo dei Papi, sarà la scaramanzia tipica italiana, ma il detto che si bisbiglia alla vigilia di ogni conclave vale anche per l’elezione del presidente della Repubblica. Lo sanno tanti illustri giubilati, da Giulio Andreotti a Mario Draghi passando per Romano Prodi. E dunque quando dai microfoni di Rete 4 Giorgia Meloni ha avanzato la candidatura (senza nome, per carità) di un esponente della sua parte politica, al Colle la notizia ha fatto rumore. Ma qualche vecchio volpone non si è scosso più di tanto.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Giorgia Meloni intervistata da Nicola Porro su Rete 4 (Ansa).

La destra in cerca di legittimazione

Di certo non si è mossa foglia al Quirinale. Un po’ per inclinazione personale, un po’ per rigore istituzionale, non sarà Sergio Mattarella a emettere un fiato su chi potrà essere il suo successore. A lui basta consegnargli un ruolo non menomato in questi anni, cosa non scontata, dunque con gli stessi poteri che erano previsti da Costituzione e prassi 12 anni fa, al momento della sua prima elezione. E allora i ragionamenti che si fanno in queste ore tra Camera e Senato, tra Palazzo Chigi e le diverse segreterie dei partiti si dividono sostanzialmente in due grandi titoli.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Sergio Mattarella (foto Ansa).

Il primo è che l’aspirazione di un leader politico di candidare un esponente del suo partito o della sua coalizione al Quirinale è del tutto legittima. Qualcuno nota però che ascrivere al centrosinistra personalità del calibro di Luigi Einaudi, Antonio Segni, Francesco Cossiga è quantomai azzardato. Ma far salire al “sacro soglio” un esponente della destra è una legittimazione che manca nella storia repubblicana come mancava alla sinistra fino a che non fu eletto Giorgio Napolitano.

Il senso e i destinatari dell’appello lanciato da Meloni

Il secondo titolo è che esiste una lettura politica di medio respiro per le parole di Giorgia Meloni. Il suo a molti è sembrato un appello rivolto alla sua maggioranza, e anche al pirotecnico Roberto Vannacci, a serrare i ranghi per un obiettivo che va oltre le prossime elezioni e guarda al Colle più alto considerato, spesso giustamente, il crocevia di una influenza politica che travalica i concreti poteri previsti dalla Carta. Come a dire: non mi date problemi e andiamo compatti alle prossime elezioni, perché la posta in gioco è storica.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Il vero arbitro della corsa al Colle? Il franco tiratore

Le opposizioni ovviamente notano la concomitanza con il voto sulla riforma elettorale: l’accusa alla premier è di volersi fare una legge che le garantisca una maggioranza tanto solida da poter eleggere nel 2029 il successore di Mattarella. Ma i più smaliziati notano che spesso nemmeno una solida maggioranza è bastata a eleggersi un presidente “su misura”. Il franco tiratore, durante le elezioni più complicate della politica, è spesso stato il vero arbitro della corsa al Colle. Perché quel numeretto, 2029, ha in sé un pizzico di veleno. Il centrodestra ha spesso saputo fare fronte comune, anche superando divergenze che avrebbero spaccato in due il centrosinistra, ma tre anni sono parecchi. E le scorie che si possono accumulare in così tanto tempo sono un dato imponderabile anche per i leader più solidi.