Leonardo Maria Del Vecchio non ha preso parte all’assemblea dei soci di Delfin convocata per oggi, 30 giugno. E non è intervenuto neanche attraverso un suo rappresentante. La decisione è stata comunicata con una lettera, in cui il quartogenito del fondatore di Luxottica ha ripercorso tutta la serie di «gravi criticità irrisolte», scrivendo di «board inerte» e sottolineando che «non c’erano i presupposti per un’assemblea produttiva». Nell’assemblea del 27 aprile, quando in sei (sette su un punto specifico) avevano votato a favore delle sue proposte di delibera, Del Vecchio riteneva di aver ottenuto conferma dell’appoggio di gran parte dei soci e di conseguenza di Delfin. Da allora, scrive nella lettera, «vari fattori sono cambiati». Tra le altre cose, Del Vecchio – intenzionato a salire al 37,5 per cento della holding di famiglia – si è lamentato di non aver mai ottenuto «accesso a documentazione aziendale indispensabile anche per le interlocuzioni con le banche finanziatrici», ricevuto solo risposte telefoniche e nessun riscontro scritto.
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Assemblea Delfin: l’ordine del giorno
All’ordine del giorno dell’assemblea dei soci Delfin, che si è tenuta in Lussemburgo, c’erano l’approvazione del bilancio (arrivata all’unanimità, utile intorno a 1,5 miliardi), l’innalzamento dei dividendi al 10 per cento, le richieste di uscita dei soci Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico, l’aumento degli emolumenti del cda e l’introduzione di un collegio di commissari dei conti che potrà accedere ai lavori del board. Ne sono stati approvati solo due, Lara Forte e Fabio Scoyni, mentre è stato bocciato l’altro candidato all’incarico, Marco Talarico, ex amministratore delegato di LMDV Capital, la società di Leonardo Maria Del Vecchio.
