“Siamo una città perbene, c’è amarezza”. L’ex sindaco Corrado Cuccurullo difende la comunità di Torre Annunziata dopo il nuovo scioglimento per camorra del Comune – il terzo nella storia, il secondo consecutivo dopo quello del 2022 – che scuote la politica campana. Ieri sera la stessa misura è stata decisa dal Consiglio dei ministri per un’altra amministrazione locale, quella di Sarno (Salerno), facendo così salire a quattro, sui cinque di tutta Italia, gli scioglimenti di enti locali in Campania dall’inizio dell’anno per infiltrazioni della criminalità organizzata. Che su Torre Annunziata si stessero addensando ombre pesanti era chiaro da un mese, dopo l’inusuale attacco pubblico rivolto alla gestione del Comune dal capo della procura locale, Nunzio Fragliasso. In occasione di un momento fortemente simbolico sul fronte della legalità, l’avvio della demolizione di un ex fortino del clan Gionta, il procuratore nel suo intervento avanzò pesanti dubbi sulle “opacità” che a suo dire continuavano a manifestarsi in Comune. Critiche alle quali Cuccurullo reagì con le dimissioni, definendo “gravi e ingiuste” le accuse di Fragliasso. Pochi giorni dopo il magistrato fu ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia, un’audizione in gran parte secretata. Da pochi giorni, scaduto il termine per l’eventuale ritiro delle dimissioni del sindaco, al Comune si era insediato un commissario prefettizio. A Torre Annunziata, 40mila abitanti, come a Sarno, che ne conta 30mila, per alcuni mesi hanno operato le commissioni d’accesso il cui verdetto è stato determinante per giungere allo scioglimento. La gestione dei due Comuni spetterà ora a una commissione straordinaria per almeno 18 mesi. In entrambi i casi le amministrazioni uscenti erano di centrosinistra, con sindaci civici eletti nel 2024. Quello di Sarno, Francesco Squillante, difende oggi l’operato di due anni paragonandolo a una “casa di vetro: la legalità è un principio che abbiamo cercato di affermare ogni giorno’, ha detto. Dai dem interviene la senatrice napoletana Valeria Valente: “Anche il più onesto dei sindaci può trovarsi a fare i conti con un sistema già compromesso, non è sufficiente azzerare la rappresentanza politica eletta: bisogna intervenire con altrettanta decisione sui dirigenti e sull’apparato amministrativo, che spesso è il vettore più resistente e invisibile del modus operandi mafioso”.
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