Porto alla vostra conoscenza la situazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno, nella fondata speranza che non ne siate a conoscenza — diversamente, confido che sarebbero già stati adottati opportuni interventi, anche tampone. Mia madre, 89 anni, colpita da ictus con emiplegia sinistra lo scorso anno e titolare di riconoscimento di invalidità ai sensi della L. 104/92, è stata ricoverata in codice giallo presso il Pronto Soccorso in data 5 maggio us Provenendo da altra regione, dove vivo per ragioni di lavoro, sono riuscita a raggiungerla solo il giorno successivo. Dopo oltre sei ore trascorse al suo fianco, che vanno ad aggiungersi alle precedenti 24-, ho chiesto al personale medico e paramedico presente dopo quante ore sarebbe stata trasferita in reparto. La risposta è stata: “Signora, giorni, non ore.” Ho creduto si trattasse di una battuta. Alla terza richiesta di conferma, mi è stato spiegato che l’attesa minima era di 72 ore — salvo l’arrivo di codici rossi prioritari che avrebbero ovviamente alzato questi giorni di attesa — e che il personale (il 6 maggio) stava ancora gestendo i pazienti giunti al Pronto Soccorso il 29 aprile. La cosa in sé è già grave; ciò che mi ha lasciata ancor più sconcertata è la normalità con cui questa situazione viene descritta e accettata. Assicuro che normale non è, e non può e non deve esserlo. Il medico ha anche sostenuto che la situazione è così ovunque, posso assicurare -per esperienza diretta- che in altre regioni le cose funzionano diversamente. Aggiungo che a mia madre — dopo che era stato diagnosticato l’ittero — è stato somministrato lo stesso vitto degli altri pazienti (riso al pomodoro, fagiolini e hamburger di carne bianca); e che, nonostante reiterate richieste di assistenza perché venisse riposizionata dopo 10 ore di immobilizzazione— indispensabile per chi è emiplegico — ho ricevuto una battuta che di ironico aveva poco e ho atteso oltre 1 ora prima di ricevere un aiuto concreto, e solo dopo il mio quarto sollecito, prestando io stessa assistenza fisica all’infermiera che da sola ovviamente non ce la faceva.Tengo a precisare, a onor del vero, che i medici che l’hanno presa in carico si sono dimostrati professionali e disponibili: la mia segnalazione non riguarda le singole persone, ovviamente vittime anch’esse, bensì un sistema evidentemente al collasso. Chiedo pertanto: è davvero accettabile, al di là di quanto si legge sulla stampa (le ultime allucinanti notizie di malasanità risalgono a ieri), che un’attesa minima di 96 ore in Pronto Soccorso venga considerata normale amministrazione? Che un paziente anziano, invalido e impossibilitato a muoversi deve giacere su una barella per giorni in attesa di un posto letto? Sono stata nuovamente costretta a chiamare il 118 poche ore fa e- in assenza del medico a bordo dell’ambulanza – sono stata costretta a far portare mia madre nuovamente in ospedale. Saprò dirvi se l’evoluzione è la medesima, se l’attesa è migliore o -sarebbe incredible – peggiore. Lettera firmata
L'articolo Ruggi: «Mia madre colpita da ictus non trova posto in reparto» proviene da Le Cronache.
