Di Antonio Manz
o L’arrivo a Eboli dell’Attila del verde è una notizia disarmante. Arriva distrugge il verde con le motoseghe e va via. In attesa di essere richiamato con le ruspe. Nel destino della città, l’arrivo di Attila non offre motivi di contrasto. E lo fanno diventare il protagonista della cosiddetta riqualificazione urbana, una sigla per dire tutto e niente nella città delle ruspe che demoliscono e non ricostruiscono beni pubblici e delle anonime piazze di cemento anonimo (piazza Pezzullo) appena colorate da sgangherate giostre per i bambini tanto per tacitare i cittadini. Attila ha un esercito ebolitano che l’accompagna ed agisce da decenni contro ricorrenti proteste di distratti ambientalisti, di falsi rivoluzionari del cambiamento e volenterosi esperti che da decenni gridano a vuoto. Un esempio di ieri e di oggi? E’ il settembre 2018 e un appassionato della città, Francesco Paolo Abbinente, esperto in agraria, lancia l’allarme sui platani di viale Amendola malati a causa di un problema patologico. C’è sempre la risposta pronta dell’amministratore dell’epoca di voler incaricare un agronomo da foraggiare con una consulenza da pagare anziché valutare gli stati di scurezza degli alberi storicamente contrassegnati dalle filiere di chiome verdi. Arriva l’agosto del 2025, due anni fa e il geologo Carlo Moscariello, ex amministratore e buon conoscitore del territorio, protesta contro il feroce attacco al patrimonio arboreo della città con il previsto abbattimento di 32 platani. Ottiene il consenso di Europa Verde di Salerno, ma solo il conforto individuale di cittadini esasperati. Viene informato il comando provinciale dei Carabinieri forestali ma non avviene nulla. Ora gli addetti alla demolizione con tagliaseghe impiegheranno meno di un’ora per eliminare i platani che, secondo i cittadini, sono dei veri e propri monumenti.. Sono lì da decenni, hanno sempre resistito al tempo e alle intemperie. Hanno fornito uno spazio di ristoro ai residenti che ora sono adirati e definiscono l’abbattimento “uno scempio” . Non si esclude l’idea di rivolgersi al ministro della cultura Giuli perché in tempi politici di cancel culture provveda con decreto ministeriale a cambiare le indicazioni delle strade di viale Giovanni Amendola, martire antifascista, e piazza Carlo Levi, scrittore confinato ad Aliano. Viale Amendola. C’è già la proposta allo studio di storici locali di proporre al barcollante ministro della cultura Giuli di denominare Viale dei Platani di Eboli e togliere di mezzo l’ingombrante antifascista Giovanni Amendola e a ricordo di quello che c’era ed è stato distrutto intitolare il viale ai platani che non cino più. Nella città di Attila ha funzionato anche il movimento sospetto delle ruspe. Così come nel rione Borgo fu abbattuto la scuola elementare “Berniero Lauria”, costruita negli anni 60” ed ora quello slargo, dopo decenni di abbandono in pieno centro, ora è diventato suolo privato per edificare. Incredibile, ma ad Eboli è avvenuto in silenzio anche questo scambio di destinazione d’uso: una scuola abbattuta per far posto ad un investimento privato. E nessuno spiega lo scambio innaturale. Sono comunque già azionate le ruspe per provvedere ad abbattere un’altra scuola, a salita Ripa, dove il povero missionario ebolitano Berniero Lauria aveva trovato posto di onore ed ora vedrà nuovamente abbattuta la scuola a lui intitolata. Si abbatte di nuovo una scuola, così come avvenuto nel rione Paterno con quella elementare. A salita Ripa i lavori dovrebbero essere conclusi per l’estate 2026 secondo le regole del Pnrr. E non sono neppure iniziati. Nel frattempo, ad Eboli vanno avanti i progetti di demolizione di un bene pubblico e si abbatte di nuovo una scuola. Poi si vedrà. Che bella la città conquistata e goduta da Attila. Con le motoseghe e le ruspe.
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