Il 5 febbraio 2026, è scaduto l’accordo New START tra Stati Uniti e Russia, che siglato a Praga l’8 aprile 2010 (e poi entrato in vigore il 5 febbraio 2011) limitava a 1.550 il numero di testate nucleari strategiche – ovvero con funzione deterrente – dispiegabili dai due Paesi e a 700 i vettori operativi – tra missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari lanciamissili e bombardieri pesanti – con un tetto complessivo di 800 sistemi tra schierati e non schierati. L’accordo prevedeva anche il bando al dispiegamento di armi strategiche fuori dal territorio nazionale dei due Paesi firmatari. Con la scadenza del trattato, vengono meno i vincoli giuridicamente vincolanti e i meccanismi di verifica (quest’ultimi erano in realtà già saltati): senza alcun freno, c’è ora lo spauracchio della corsa agli armamenti. E sullo sfondo c’è anche l’ingombrante presenza della Cina.
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Le comunicazioni periodiche previste dal New START si erano interrotte dalla pandemia
Il New Strategic Arms Reduction Treaty, che aveva sostituito i precedenti accordi START, gli START I, START II e SORT, è – o meglio era – un’intesa di fondamentale importanza: si stima infatti che negli arsenali di Washington e Mosca ci sia il 90 per cento degli ordigni nucleari mondiali: 5.177 testate per Washington e 5.459 per Mosca comprendendo quelle tattiche, ovvero progettate per essere utilizzate sul campo di battaglia in situazioni belliche. Il New START, siglato da Barack Obama e Dmitry Medvedev e prorogato nel 2021 – per cinque anni – poco dopo l’insediamento di Joe Biden, prevedeva anche comunicazioni periodiche di informazioni sul dispiegamento e l’evoluzione dell’arsenale, sospese però durante la pandemia di Covid e poi mai riprese a causa delle crescenti tensioni dopo l’invasione dell’Ucraina.

Putin, Trump e la mancata estensione del formato alla Cina di Xi
La scadenza del patto New START segna la conclusione della stagione del controllo delle armi nucleari iniziata nel 1972 con la firma da parte di Richard Nixon e Leonid Bréžnev del Trattato contro i sistemi antimissili balistici. Vladimir Putin aveva proposto il proseguimento informale dell’accordo (senza però controlli e scambio di informazioni): Donald Trump aveva risposto in modo positivo, chiedendo però l’estensione del formato alla Cina, il nuovo grande avversario a livello globale degli Stati Uniti. Si stima che la Repubblica Popolare, contraria a partecipare a negoziati fino al raggiungimento della parità con Washington, abbia raddoppiato in pochi anni il suo arsenale: secondo le stime Pechino ha circa 600 testate nucleari. «Il presidente è stato chiaro. Non è possibile il controllo degli armamenti nel XXI secolo se non include in qualche modo la Cina, che ha un arsenale vasto e in crescita», ha ribadito alla vigilia della scadenza del New START il segretario di Stato Usa Marco Rubio.

Il mancato rinnovo del patto getta ombre molto scure sul futuro
Prima di oggi l’ultimo accordo Usa-Russia di non proliferazione a essere abbandonato era stato il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato nel 1987 e stracciato unilateralmente da Washington nel 2019. Il mancato rinnovo del New START non può non gettare ombre molto scure sul futuro. Putin ha assicurato a Xi Jinping che la Russia «agirà in modo ponderato e responsabile», come ha spiegato il consigliere diplomatico presidenziale Yuri Ushakov. Allo stesso tempo, il portavoce dello zar Dmitry Peskov ha però avvertito che «il mondo si troverà in una situazione più pericolosa di prima», perché la Russia e gli Stati Uniti «si troveranno senza un documento fondamentale che limiti e controlli gli arsenali».

Gli appelli delle Nazioni Unite e del papa contro la proliferazione
In tale contesto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha esortato Stati Uniti e Russia a «concordare rapidamente» un nuovo trattato sul disarmo: «Questo smantellamento di decenni di progressi non potrebbe arrivare in un momento peggiore: il rischio di un uso nucleare è al livello più alto da decenni». Sulla questione New START si è espresso anche papa Leone XIV: «Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto e efficace». La situazione attuale, ha sottolineato il pontefice, «dice di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le Nazioni». Difficile dargli torto.
