Il governo spagnolo ha approvato un decreto che prevede la regolarizzazione di circa 500 mila migranti senza documenti e richiedenti asilo, scegliendo una strada opposta rispetto alla retorica e alle politiche anti-immigrazione oggi prevalenti in gran parte d’Europa. Il provvedimento entrerà in vigore ad aprile e sarà adottato tramite decreto reale, senza passaggio parlamentare.
Cosa prevede il decreto
La misura riguarda persone che si trovavano già in Spagna prima del 31 dicembre 2025 e che potranno accedere al permesso di soggiorno dimostrando l’assenza di precedenti penali e una permanenza continuativa di almeno cinque mesi, oppure l’avvio di una richiesta di protezione internazionale. La ministra dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni Elma Saiz ha definito la decisione «un giorno storico», spiegando che l’obiettivo è superare ostacoli burocratici stratificati nel tempo e garantire diritti e certezza giuridica a una realtà sociale già esistente.
Cosa ha spinto la Spagna a voler regolarizzare 500 mila migranti
Il decreto arriva dopo le pressioni esercitate da Podemos, ex alleato del Partito socialista, e si inserisce in una linea politica che il premier Pedro Sánchez rivendica da tempo. Nell’ottobre 2024, intervenendo in parlamento, Sánchez aveva sostenuto che la Spagna si trova a un bivio demografico e che l’immigrazione è necessaria per sostenere crescita economica e welfare, mettendo in guardia contro xenofobia e odio. Organizzazioni come Picum e il movimento Regularisation Now! hanno accolto positivamente il provvedimento, sottolineando come arrivi in un contesto internazionale segnato da chiusure e inasprimenti. Di segno opposto le reazioni del Partito popolare e dell’estrema destra di Vox, che hanno accusato il governo di favorire l’immigrazione irregolare. La scelta dell’esecutivo si accompagna a un quadro economico in miglioramento: la disoccupazione è scesa sotto il 10 per cento per la prima volta dal 2008 e la crescita resta tra le più alte dell’Unione europea. Un contesto che Madrid indica come prova che integrazione e sviluppo possono procedere insieme.
