Ddl stupri, Bongiorno modifica il testo: cosa cambia

Giulia Bongiorno, senatrice relatrice del ddl sulla violenza sessuale, ha presento una proposta di riformulazione del testo, che è ora all’esame della commissione Giustizia e che verrà votato martedì 27 gennaio. Nel nuovo testo è sparita la parola “consenso”: quello approvato alla Camera parlava di “consenso libero e attuale”, concetto al centro dell’accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein. Il primo ddl avrebbe dovuto ricevere il via libera da Palazzo Madama il 25 novembre, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma era stato stoppato dal centrodestra, che aveva chiesto approfondimenti.

Il nuovo testo del ddl

Nel nuovo testo dell’articolo 609 bis relativo al reato di violenza sessuale si legge che «la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». E che «l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostante del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».

Ddl stupri, Bongiorno modifica il testo: cosa cambia
Giulia Bongiorno (Imagoeconomica).

Le altre modifiche al ddl

Le pene vengono inoltre distinte: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione viene ridotta a 4-10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura. Resta invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Sulle sanzioni dei casi di minore gravità, che possono essere ridotte fino a due terzi, si fa riferimento alle «modalità della condotta» e alle «circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persone offesa».

Avs: «Proposta inaccettabile»

«La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c’è rapporto sessuale, ma un reato. Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso», ha dichiarato Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo misto al Senato. Così Ilaria Cucchi, sempre di Avs: «La proposta della presidente Bongiorno non è accettabile. Per la destra chi subisce violenza ha l’onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Come se non bastasse la violenza subita. Meloni ci aveva messo la faccia, oggi la perde».