Australian Open 2026, la sparizione dalla tivù e i tennisti in guerra sul montepremi

Il 12 gennaio iniziano le qualificazioni per gli Australian Open, primo torneo del Grande Slam di tennis dell’anno. E dal 18 gennaio scendono in campo i big, per sfidarsi fino al primo febbraio, provando a rubare lo scettro a Jannik Sinner, detentore del titolo. Il tennis in Italia è ormai diventato uno sport nazionale al livello del calcio, e gli ascolti televisivi delle ultime Atp Finals di Torino, a novembre, sono lì a dimostrarlo.

Australian Open 2026, la sparizione dalla tivù e i tennisti in guerra sul montepremi
Jannik Sinner dopo la vittoria agli Australian Open 2025 (Ansa).

Ma per questi Australian Open 2026 gli appassionati di sempre e i tifosi dell’ultima ora faranno un po’ più fatica a trovare Eurosport, il broadcaster che in Italia ha l’esclusiva sia degli Australian Open sia del Roland Garros di Parigi. Fino all’estate 2025, infatti, i canali di Eurosport erano sulla piattaforma Sky, e godevano, quindi, di ascolti certificati da Auditel. Da luglio, però, l’accordo con Sky si è interrotto.

Dati di audience non confrontabili con le passate edizioni

Quindi? Per la prima volta nessun match del torneo verrà trasmesso in televisione, nel senso tradizionale del termine, mentre tutte le partite degli Australian Open saranno in diretta streaming per gli abbonati a Discovery+. Alcuni selezionati incontri, in genere i più interessanti della giornata, saranno invece disponibili sui canali di Eurosport, visibili pure per gli abbonati a Dazn, a TimVision e distribuiti anche da Prime Video. Tutte piattaforme streaming, però, non rilevate da Auditel: per gli Australian Open 2026 non ci saranno, allora, dati di audience commentabili e confrontabili con le passate edizioni.

Australian Open 2026, la sparizione dalla tivù e i tennisti in guerra sul montepremi
I preparativi a Melbourne per gli Australian Open 2026 (foto Ansa).

Niente Sinner in tivù, perciò, a meno che il gruppo Warner Bros. Discovery decida (ma non ci sono obblighi di legge in vigore), in accordo con le altre piattaforme in streaming, di regalare una semifinale o una finale in chiaro in televisione su Nove nel caso in cui un italiano, vedi appunto Jannik, sia in campo.

Ci sarebbe un decreto sulla trasmissione in chiaro delle partite…

Un decreto del ministero delle Imprese e del Made in Italy, in realtà, ha da poco introdotto l’obbligo di trasmettere in chiaro le semifinali e le finali degli Slam con la presenza di tennisti italiani. Ma tale obbligo entrerà in vigore solo alla scadenza dei contratti in essere sui diritti televisivi: Wimbledon sarà in esclusiva su Sky fino al 2030, il Roland Garros e gli Australian Open sono di Warner Bros. Discovery rispettivamente fino al 2030 e al 2031, mentre gli Us Open sono già in chiaro sul canale SuperTennis (condivisi con Sky).

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Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy (Imagoeconomica).

Se le complicazioni per trovare le nuove collocazioni di Eurosport dopo la rottura con Sky erano ben note agli appassionati già da mesi, il business del tennis è invece stato travolto dal conflitto tra le associazioni dei tennisti (sia Atp, sia Ptpa, il sindacato fondato nel 2020, tra gli altri, da Novak Djokovic ma dal quale, pochi giorni fa, lo stesso Djokovic è uscito polemicamente) e i quattro grandi tornei del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) in tema di ripartizione dei ricavi.

Ricavi annui complessivi nell’ordine degli 1,7 miliardi di euro

La questione è semplice: i quattro tornei del Grande Slam hanno ricavi annui complessivi nell’ordine degli 1,7 miliardi di euro. Ma distribuiscono ai tennisti, sotto forma di montepremi, un ammontare che varia tra il 12 e il 15 per cento di questa cifra. Per i giocatori l’andazzo non va bene: si deve salire ad almeno il 22 per cento (come già fanno gli altri tornei Atp e Wta) entro il 2030, e il benchmark a cui si punta è il 50 per cento dei ricavi che va agli sportivi nelle leghe statunitensi di basket e football americano, cioè Nba e Nfl.

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Ultimi ritocchi alla Rod Laver Arena di Melbourne (foto Ansa).

Non è un caso che gli organizzatori degli Slam, un po’ spaventati dai toni minacciosi con cui i campioni della racchetta si sono approcciati alla materia, abbiano subito deciso vertiginosi aumenti dei montepremi: gli Us Open già nel settembre 2025 hanno concesso un incremento del 20 per cento sul 2024, portando il prize money distribuito ai tennisti a quota 90 milioni di dollari (77 milioni di euro).

In Australia il montepremi è salito del 16 per cento rispetto al 2025

E gli Australian Open 2026, tra pochi giorni al via, hanno fatto schizzare il loro montepremi a 111,5 milioni di dollari australiani (64,2 milioni di euro), un +16 per cento rispetto al 2025. Un vero cambio di passo rispetto al ritmo modesto degli aumenti che, per esempio, avevano applicato nel 2025 gli organizzatori del Roland Garros di Parigi (montepremi di 56,3 milioni di euro, +5,2 per cento sul 2024) o di Wimbledon a Londra (53,5 milioni di sterline, pari a 61,8 milioni di euro, +7 per cento sul 2024).

Australian Open 2026, la sparizione dalla tivù e i tennisti in guerra sul montepremi
Il logo degli Australian Open (foto Ansa).

I conti son presto fatti: se i ricavi dei tornei dello Slam rimarranno stabili attorno a quota 1,7 miliardi di euro, l’obiettivo minimo della torta che i giocatori vorranno spartirsi nel 2026 sarà di circa 300 milioni di euro, con un Roland Garros probabilmente a 67 milioni di euro, Wimbledon a 74, Us Open a 90 milioni di euro. Per arrivare poi a quota 370 milioni di euro totali nel 2030.