Africa: la crisi climatica forza le migrazioni di elefanti provocando una strage

La crisi climatica sta spingendo non solo le persone ma anche gli elefanti a migrazioni forzate oltre i confini dell’Africa meridionale, per vagare lungo grandi distanze, scontrandosi con le popolazioni locali alla disperata ricerca di acqua e cibo, mentre è in aumento il tasso di mortalità per lo stress provocato dal caldo. Nelle ultime settimane, elefanti dello Zimbabwe hanno attraversato le frontiere del Paese per entrare nel vicino Botswana, segnalano funzionari dell’Hwange National park, citati da The Guardian, anche se non è chiaro quanti siano stati colpiti dal caldo e dalla siccità, trovando la morte e vanificando gli sforzi di conservazione delle specie minacciate.

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Il tasso di mortalità rilevato

Uno studio ripreso dal quotidiano britannico rileva che Angola, Botswana, Namibia, Zambia e Zimbabwe insieme ospitano la metà degli elefanti della savana africana del mondo. Fra i 228.000 elefanti stimati, il rapporto rileva un tasso di mortalità del 10,5 per cento. Lo studio ha coperto l’area transfrontaliera Kavango-Zambesi, una delle più grandi aree di conservazione della fauna selvatica del mondo di 520.000 km quadrati nei confini dei cinque stati. «Il rapporto sugli scheletri suggerisce un alto livello di mortalità che merita ulteriori indagini come potenziale segnale di allarme per la salute e la stabilità della popolazione di elefanti», segnala il rapporto.

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Zimbabwe: 60 cittadini uccisi

Nello Zimbabwe, tuttavia, fino a poco tempo fa la popolazione di elefanti era in crescita al punto da minacciare la biodiversità e portare a scontri con la popolazione locale, poiché gli animali violano gli habitat umani in cerca di acqua. Secondo il portavoce del governo Nick Mangwana, quest’anno 60 cittadini dello Zimbabwe sono stati uccisi dagli elefanti. Per il portavoce della Zimbabwe Parks and Wildlife Management Authority (Zimparks) Tinashe Farawo, citato dal Guardian, anche i bufali e «tutti i tipi di animali presenti nel parco nazionale di Hwange se ne stanno andando in gran numero».

Tajani: «Meloni ha informato la Cina sui piani d’uscita dalla Via della Seta»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato ospite in diretta dalla giornalista Maria Bartiromo, conduttrice del programma Morning with Maria, in onda su Fox News. Lì, dove poche settimane fa c’è stata anche la premier Giorgia Meloni, ha parlato della possibile uscita dell’Italia dalla Via della Seta.

Tajani: «Noi alleati degli Usa»

Secondo Tajani, infatti, la presidente del Consiglio avrebbe già spiegato ai vertici di Pechino il percorso scelto dal Paese. Il ministro degli Esteri ha dichiarato: «La premier Meloni ha parlato alla Cina dei piani dell’Italia per uscire dalla Via della Seta». E quando Bartiromo ha chiesto a Tajani se temesse delle «ritorsioni» dal governo cinese, il vice premier ha risposto: «Non lo so, ma noi siamo alleati degli Stati Uniti. Vogliamo parlare con la Cina certo, ma facciamo parte del patto transatlantico».

Tajani «Meloni ha informato la Cina sui piani d'uscita dalla Via della Seta»
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Meloni a luglio: «Decisione entro dicembre»

Una presa di posizione che cozza con quanto la stessa Meloni ha dichiarato nell’intervista a Maria Bartiromo dello scorso luglio. La premier aveva spiegato che l’uscita dalla Via della Seta «dovrà essere discussa col governo cinese e nel Parlamento italiano». E poi aveva sottolineato: «Prenderemo una decisione prima di dicembre».

Tajani: «Rendere operativo il nostro partenariato economico»

Appena il 4 settembre scorso, Tajani ha parlato di come l’Italia sostenga «il dialogo con Pechino nel contesto dell’Unione Europea», all’undicesima sessione del Comitato governativo Italia-Cina. E in quell’occasione ha spiegato: «Abbiamo un interscambio in crescita e più di 1.600 imprese italiane nel paese, la Cina è il primo partner in Asia. Vogliamo esportare ancora di più e rendere sempre più operativo il nostro partenariato economico. Diplomazia della Crescita».

Wang Yi: «Via della Seta ricca di risultati»

Alla sessione di lavori ha partecipato anche il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha dichiarato: «La cooperazione nell’ambito della nuova Via della Seta è stata ricca di risultati: negli ultimi 5 anni l’interscambio commerciale tra i due Paesi è arrivato a 80 miliardi di dollari da 50 miliardi. L’export italiano verso la Cina è aumentato del 30 per cento». Poi le parole su un rapporto da «consolidare e approfondire», poiché Cina e Italia «sono due potenze economiche importanti».

Tajani «Meloni ha informato la Cina sui piani d'uscita dalla Via della Seta»
Il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi (Getty).

Scarpa da bambino di 2 mila anni fa scoperta in Austria: ha tutti i lacci

Una scarpa di oltre 2 mila anni con tutti i lacci ancora al loro posto. È l’incredibile scoperta che arriva da Dürrnberg, poco a sud di Salisburgo, in Austria. Data la sua taglia, corrispondente al moderno numero 30 nella tabella europea, gli archeologi ritengono appartenesse a un bambino, di cui però non è possibile con certezza stabilire l’età. L’intera calzatura è fatta di cuoio, ad eccezione dei lacci, miracolosamente ancora integri, che sono realizzati in lino. «Un simile ritrovamento è sempre speciale», hanno detto gli esperti alla Cnn. «Questo in particolare ci offre uno sguardo molto raro sull’epoca cui risale».

La scarpa ritrovata in Austria risale ai minatori dell’età del ferro

La calzatura si trova attualmente in Germania, presso il Museo minerario tedesco di Bochum-Leibniz. Con una prima analisi al radiocarbonio, gli archeologi hanno datato la scarpa al II secolo a.C., quando l’area era popolata principalmente da minatori. Proprio il sale, che i lavoratori cercavano instancabilmente in tutta la regione, ha consentito al reperto di conservarsi in perfetto stato. «Siamo di fronte a un oggetto eccezionale e molto raro», ha spiegato il professor Thomas Stöllner, capo del dipartimento di ricerca del museo. «Da decenni le nostre attività a Dürrnberg si concentrano sulle prime attività minerarie». Assieme alla scarpa da bambino, gli archeologi hanno rinvenuto quello che sembra essere il frammento di una pala in legno e i resti di una pelliccia con un laccetto, probabilmente utilizzata come cappuccio. «I reperti organici sono fra i più deperibili con il tempo», ha concluso Stöllner. «Per questo sono così importanti».

Già prima della scarpa da bambino, il museo di Bochum-Leibniz aveva riportato alla luce altre calzature in cuoio. Come riporta Arkeonews, fra i primi a dare la notizia del ritrovamento, nel 2021 un team ritrovò la scarpa di un uomo di 2 mila anni fa nella Bassa Sassonia. Probabilmente fu persa durante l’attraversamento di una palude o una zona fangosa. Nelle vicinanze apparve anche un sentiero tracciato con assi di legno, risalente all’incirca allo stesso periodo. «Le brughiere della Bassa Sassonia custodiscono un archivio unico», aveva affermato il ministro della Scienza e della Cultura Bjorn Thumle. «Non conservano solo pezzi lavorati e oggetti metallici, ma anche reperti organici».

Lo sport entra in Costituzione: arriva l’ok definitivo della Camera

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge costituzionale che inserisce la tutela dello sport in Costituzione all’unanimità, con 312 sì. Il provvedimento aveva già ricevuto il via libera dal Senato in seconda lettura (170 sì, 1 astenuto) il 17 maggio scorso e in prima lettura il 13 dicembre 2022 (145 sì e 4 astenuti). E sempre alla Camera c’era già stata un’approvazione unanime il 4 aprile.

La norma all’art. 33 della Carta

Il testo è composto di una sola norma che all’articolo 33 della Carta, dove si parla di arte e scienza, aggiunge: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme».

Il Politecnico Milano nella top 50 dei migliori atenei europei

La prima classifica QS delle migliori università d’Europa vede in cima alla lista l’Università di Oxford, seguita dal Politecnico di Zurigo e dall’Università di Cambridge. Il Politecnico di Milano si conferma il migliore ateneo italiano, ottenendo il 47esimo posto, dopo aver migliorato il proprio risultato nel Qs World University Rankings. Tra i primi 100 atenei anche la Sapienza (65esima), l’Università di Bologna (78esima) e l’Università di Padova (89esima).

Italia al top per la produttività scientifica

La classifica ha preso in esame 688 università in 42 Paesi (oltre agli europei sono inclusi la Turchia, l’Armenia, l’Azerbaigian e la Georgia). Nella top ten, oltre ai già citati Oxford e Cambridge, figurano anche l’Imperial College (quarto posto), l’Ucl (quinto posto), e l’Epfl di Losanna (nono posto). Come anticipato, il miglior risultato tra gli istituti italiani l’ha ottenuto l’ateneo milanese specializzato in ingegneria, architettura e design, seguito da tre sole altre università nostrane nella top 100. A “bilanciare” questo dato il fatto che, in molti dei dodici indicatori presi in esame, l’Italia si è piazzata in buone posizioni. Primo tra tutti quello della produttività scientifica, dove nessun altro Paese europeo ha così tanti atenei nella top 100. Qui vi figurano 25 atenei italiani (due dei quali nella top 20, ovvero Politecnico di Bari al 13esimo posto e quello di Torino al 17esimo), quasi il doppio dei secondi arrivati, francesi e tedeschi, che ne hanno in tutto 13.

Ca’ Foscari quarta per scambi internazionali

L’altro indicatore in cui collettivamente il sistema italiano si è posizionato in prima fascia è quello della mobilità dei suoi studenti, ovvero della percentuale di iscritti che usufruiscono di qualche programma di scambio internazionale e trascorrono un periodo di almeno un semestre in un ateneo straniero. Ca’ Foscari a Venezia è quarta al mondo, seguita dalla Cattolica di Milano (sesta), dall’Università di Bolzano (15esima) e dal Politecnico di Milano (20esimo).

Migranti, l’idea della senatrice Biancofiore: «Un’isola artificiale nel Mediterraneo»

La capogruppo al Senato di Civici d’Italia-Noi Moderati-Coraggio Italia-Udc-Maie, Michaela Biancofiore, lancia una nuova proposta per gestire l’emergenza migranti. Secondo lei, come ha spiegato durante la trasmissione Dimmi la verità, bisognerebbe «costruire immediatamente, in acque internazionali un’isola artificiale nel Mediterraneo» che possa fungere da «hub di accoglienza e salvezza, e di verifica se gli immigrati abbiano titolo a venire in Europa o siano clandestini». Com’è nata l’idea? «Sulla fattispecie dell’Isola delle Rose», ha dichiarato la stessa Biancofiore. Il riferimento è alla piattaforma creata dal bolognese Giorgio Rosa a Torre Pedrera, nel comune di Rimini, nel 1958, la cui storia è stata raccontata anche in un film del 2020 dal regista Sydney Sibilla.

Biancofiore: «Un luogo neutro di cooperazione internazionale»

La capogruppo di centro, durante la trasmissione, ha spiegato che si agirebbe «in accordo con l’Ue e l’Onu». Biancofiore ha insistito parlando di cosa rappresenterebbe l’isola artificiale: «Un luogo neutro di cooperazione internazionale nel quale, di concerto con la Croce Rossa internazionale e altre associazioni umanitarie, ci si possa prendere cura di questi disperati, farli approdare senza lasciarli annegare ma, allo stesso tempo, gli si prendano le impronte per le identificazioni e per valutare il loro diritto a chiedere ed ottenere asilo».

Migranti, l'idea della senatrice Biancofiore «Un'isola artificiale nel Mediterraneo»
Michaela Biancofiore (Imagoeconomica).

La senatrice: «Chi non ha requisiti sarà rimpatriato»

Biancofiore ha poi concluso: «Chi non ha i requisiti dovrà essere rimpatriato, come sottolineato dalla presidente Von der Leyen. Si impedirebbe così il dramma di Lampedusa o Porto Empedocle o altri luoghi rivieraschi del nostro Paese o della Spagna, della Grecia, di Malta e così via». Poi un plauso al governo: «Benissimo quanto sta facendo la premier Meloni per fermare gli sbarchi di clandestini e per non far diventare l’Italia il campo profughi dell’Ue. Dobbiamo imprimere una vera svolta al fenomeno migratorio impedendo che i clandestini arrivino sulle nostre coste che sono, ricordiamolo, i confini dell’Europa».

Nel Regno Unito una chiatta per ospitare chi richiede asilo

L’idea di Biancofiore richiama quanto già sta avvenendo nel Regno Unito. Dopo l’approvazione della legge sull’immigrazione illegale, il governo di Rishi Sunak ha noleggiato per 18 mesi una gigantesca chiatta, lunga 91 metri e larga 27. Si tratta della Bibby Stockholm, ormeggiata sulla penisola di Portland, su cui vengono ospitate fino a 500 persone, richiedenti asilo in attesa dei documenti. Non una prigione, però, specificano le autorità. Gli uomini, tutti adulti, sono liberi di andare e tornare. In passato è stata utilizzata anche da Germania e Paesi Bassi.

Migranti, l'idea della senatrice Biancofiore «Un'isola artificiale nel Mediterraneo»
La Bibby Stockholm ormeggiata a Portland (Getty Images).

Omicidio Mattia Caruso, la fidanzata Valentina Boscaro al giudice: “Mi picchiava e violentava”


È stata ascoltata dal giudice questa mattina Valentina Boscaro, la 31enne accusata di aver ucciso con una coltellata al cuore il fidanzato, Mattia Caruso, 30 anni, nella notte tra il 25 e il 26 settembre 2022. In aula la giovane ha sostenuto di essere stata vittima di frequenti maltrattamenti. Ha anche detto di essersi pentita: "Mi dispiace per quello che ho fatto".
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Lavoratori Marelli in presidio: «Crevalcore non si tocca»

Marelli chiude lo stabilimento di Crevalcore (Bologna) con una produzione legata ai motori endotermici e 230 dipendenti. Lo ha annunciato l’azienda ai sindacati nella giornata di martedì 19 settembre. La produzione verrà trasferita nello stabilimento di Bari. Marelli ha ribadito che l’Italia è strategica, in quanto lo considera «un centro di rilievo in ambito ingegneria e ricerca e sviluppo, così come un importante polo produttivo».

Al via il presidio dei lavoratori 

«Lo stabilimento di Crevalcore non si tocca. Noi vogliamo fare tutto il possibile anche attraverso le istituzioni con le quali siamo già in contatto per trovare una soluzione che passi alla salvaguardia produttiva del sito» Queste le dichiarazioni all’Ansa di Massimo Mazzeo, segretario della Fim Cisl di Bologna, dando voce ai lavoratori a presidio allo stabilimento Marelli di Crevalcore alle porte di Bologna. «Da ieri, da quando ci è stato fatto l’annuncio con cui l’azienda dichiara di voler chiudere lo stabilimento» in linea con la legge delocalizzazioni «noi abbiamo chiesto a Marelli di ritirare immediatamente la comunicazione». Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha ribadito il sostegno ai lavoratori: «Noi saremo al fianco dei sindacati nella mobilitazione».

L’assemblea con i lavoratori Marelli a Sulmona

Intanto è stata convocata per giovedì 21 settembre dalle organizzazioni sindacali l’assemblea con gli operai dello stabilimento Magneti Marelli di Sulmona, all’indomani del vertice romano con l’azienda. Preoccupano i cento potenziali esuberi previsti nel 2024, seppur in diminuzione rispetto alle 135 unità che erano stato annunciate. «La produzione resta incerta perché se non sono stati resi noti investimenti sullo stabilimento come pure deve ancora essere illustrato il piano industriale», hanno commentato i sindacati della fabbrica sulmonese che monitorano anche gli esuberi poiché tra i cento ci sarebbero operai di tutti i livelli e non solo over 55 vicini al pensionamento.

Caso Portanova, parla la ragazza: «Se un gol riabilita dallo stupro non abbiamo speranza»

La studentessa che ha denunciato lo stupro di gruppo per cui il calciatore Manolo Portanova è stato condannato in primo grado, ha scritto una lettera a La Nazione. Lo ha fatto dopo una frase pronunciata da Nicola Zanarini durante la radiocronaca su Radio 1 del match tra Reggiana, l’attuale squadra dell’atleta, e la Cremonese. Portanova ha segnato il primo gol stagionale in Serie B e il radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto ha commentato: «Un gol che mette a tacere le polemiche». Poco dopo il giornalista ha ricordato che «a Firenze fra qualche mese ci sarà l’appello». La sua frase non è piaciuta alla giovane che si chiede: «Se al posto mio ci fossero state la moglie o le figlie?»

Caso Portanova, parla la ragazza «Se un gol riabilita dallo stupro non abbiamo speranza»
Manolo Portanova dopo un match nel dicembre 2021 (Getty Images).

La lettera: «Manca il rispetto per le vittime e per tutte le donne»

Mentre la Rai ha fatto sapere di aver avviato una procedura disciplinare, la giovane ha attaccato il giornalista nella lettera. Ha scritto: «Il telecronista avrà moglie o figlie, se fossero state loro al mio posto avrebbe detto le stesse cose? E loro lo avrebbero scusato?». E ha spiegato: «Non è sentirsi offesa, ma realizzare ancora una volta quanto manchi il rispetto per le vittime di violenza sessuale e in questo caso il rispetto per tutte le donne. Si tratta di sentirsi amareggiata e arrabbiata, comprendendo che siamo ben lontani dal cambiamento. È altresì deprimente notare come il maschilismo patriarcale, di cui tutto ciò è intriso, affonda le radici in affermazioni come queste. Ed è in momenti così che mi chiedo se noi donne siamo ancora ben lontane dal far valere le nostre battaglie».

Caso Portanova, parla la ragazza «Se un gol riabilita dallo stupro non abbiamo speranza»
Portanova con la maglia del Genoa nella gara del gennaio 2022 contro il Sassuolo (Getty Images).

La studentessa: «Se un gol riabilita dallo stupro non abbiamo speranza»

La ragazza ha continuato: «Si tratta di fare un piccolo passo avanti e farne cinque indietro a causa di un risveglio domenicale in cui la prima cosa che vedo è una radiocronaca in cui vengo tirata in ballo pure se non c’entro nulla, in cui la mia battaglia viene sminuita di fronte ad un gol, in cui si parla di polemica e non di una condanna in primo grado a 6 anni. Ricordo con rito abbreviato». E chiede maggiore delicatezza: «Se un gol riabilita da uno stupro e si festeggia non abbiamo speranza. Mi chiedo se sia giusto e di buon esempio per la nostra società, per i giovanissimi e per le donne del nostro Paese, consentire un ruolo di tale visibilità, se è il caso di porlo come figura eroica ai giovani della sua squadra e pure alle giovani tifose. La presunzione d’innocenza non può non tenere conto di tutto questo. Soprattutto non può non tenere conto alla sofferenza della vittima e della famiglia. Non a caso si parla di cultura dello stupro».

Inquinamento atmosferico, il Nord Italia fra le zone peggiori in Europa

Quasi tutti gli abitanti dell’Europa respirano aria tossica. È il risultato di un’indagine del Guardian sui livelli di particolato nel continente, che presenta dati molto allarmanti sull’inquinamento atmosferico. Maglia nera alla Macedonia del Nord e a tutta l’area orientale, dalla Polonia alla Serbia. Non va però meglio da noi, tanto che il Nord Italia è fra le zone meno salutari e più pericolose per la salute umana. Stando alla ricerca eseguita da un team internazionale di docenti universitari, la Pianura Padana presenta una concentrazione di PM2,5 quattro volte superiore a quella raccomandata dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Ottima invece la situazione nel Nord Europa, dalla penisola scandinava alla Scozia, uniche regioni a soddisfare tutti i requisiti promossi dall’Oms. «È una grave crisi per la salute pubblica», ha spiegato il dottor Roel Vermeulen, docente all’Università di Utrecht e direttore dello studio. «Tutti respiriamo aria malsana».

In Pianura Padana livelli di particolato quattro volte oltre la norma. I dati sull'inquinamento dell'aria in Europa e come intervenire.
L’area di Milano e tutto il Nord Italia sono fra i peggiori in Europa (Getty Images).

Dalla Germania al Regno Unito, l’inquinamento atmosferico in Europa

L’indagine ha portato alla creazione di una mappa interattiva, disponibile sul sito del Guardian, realizzata tramite immagini satellitari e misurazioni di oltre 1400 stazioni di monitoraggio a terra. I dati raccolti hanno circa quattro anni, in quanto risalgono al 2019, ma non dovrebbero discostarsi molto da quelli attuali. Sotto osservazione le polveri sottili, ossia minuscole particelle sospese nell’aria che danneggiano polmoni e circolazione sanguigna, rendendosi responsabili di tumori e malattie croniche. Attualmente, le linee guida dell’Oms suggeriscono che si parla di inquinamento atmosferico quando il loro livello supera i cinque microgrammi per metro cubo. Solo il 2 per cento della popolazione in Europa però vive sotto tali numeri. Nel Nord Italia, una persona su tre vive con livelli quattro volte superiori alla norma, altamente pericolosi per la salute. In Macedonia la percentuale di soggetti a rischio sfiora il 60 per cento.

Situazione grave anche nell’Europa dell’est. Serbia, Romania, Albania, Polonia, Slovacchia e Ungheria infatti presentano livelli di particolato due volte superiori alla norma in quasi tutto il Paese. In Germania, il 75 per cento della popolazione respira aria tossica, in Spagna un cittadino su due e in Francia il 37 per cento. Nel Regno Unito, tre quarti dei cittadini vivono con livelli di inquinamento atmosferico tra una e due volte oltre il limite consigliato dall’Oms. Decisamente migliore la situazione in Norvegia, Svezia, Finlandia e Scozia. Qui infatti nessuna città dei quattro Paesi ha superato il limite massimo, scendendo in molti casi ben al di sotto.

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L’appello degli scienziati ai governi: «Bisogna agire subito»

Accanto ai risultati della ricerca, gli esperti hanno anche lanciato un appello ai governi per intervenire al più presto. L’inquinamento atmosferico è responsabile di 1 milione di nati morti all’anno, cui si aggiungono altri 400 mila decessi nel resto della popolazione. Il particolato infatti colpisce diversi organi del corpo umano, dai polmoni al cuore, causando cancro, diabete, depressione e persino deterioramento cognitivo. «I decessi sono prevenibili», ha spiegato la dottoressa Hanna Boogaard dell’US Health Effects Institute. «La stima inoltre non comprende malattie non letali, disabilità e ricoveri ospedalieri». Come spesso accade, a farne le spese maggiori sono i più poveri e i fragili. «Siamo di fronte a un’ingiustizia ambientale», ha sottolineato Barbara Hoffmann dell’Università di Düsseldorf. «Bisogna garantire pari opportunità di vita sana. Occorre che i politici siano audaci e ambiziosi».

Peste suina, sgomberato rifugio nel Pavese per abbattere i maiali

All’alba di mercoledì 20 settembre 2023 è stata avviata un’operazione di polizia per sgomberare il presidio delle associazioni animaliste a Zinasco (Pavia), al rifugio Progetto Cuori Liberi. Da diversi giorni gli attivisti vigilavano sulla struttura per evitare l’abbattimento di una decina di maiali disposto da Ats Pavia per limitare la diffusione della peste suina. Sul posto sono arrivate una decina di camionette della polizia, con equipaggi antisommossa. Durante una carica tre animalisti sono rimasti lievemente feriti e medicati sul posto dal personale del 118. L’intervento è stato deciso dopo che l’ordinanza di abbattimento dei suini, disposta dall’Ats, è stata confermata, essendo venuta meno la sospensiva. Da metà agosto a metà settembre in provincia di Pavia sono stati abbattuti più di 33 mila maiali in seguito alla scoperta di otto focolai di peste suina.

Le associazioni animaliste hanno chiesto alle autorità di non dare esecuzione all’ordinanza di abbattimento

«Gli attivisti sono stati portati via di peso dalle forze dell’ordine, molti sono stati picchiati con tirapugni e manganelli, alcuni fatti salire sulle camionette della celere e portati via senza rispettare i protocolli di sicurezza e sanificazione», ha spiegato in un comunicato la Rete dei Santuari di animali liberi in Italia. «Nonostante oggi siamo stati sconfitti, continueremo a lottare per difendere i rifugi e l’idea che essi rappresentano: un’alternativa di convivenza rispetto a un sistema che uccide per profitto», hanno assicurato alcuni attivisti della rete. Intanto 11 associazioni animaliste, da Enpa a Lav, hanno scritto una lettera per chiedere alle autorità di non dare esecuzione all’ordinanza di abbattimento prima dell’esito dell’udienza del Tar Lombardia fissata per esprimersi sul ricorso contro l’uccisione dei suini presentato da Progetto Cuori Liberi con il supporto di LAV, Vitadacani e LNDC Animal Protection.

Santanchè nei guai anche per Ki Group: i pm chiedono il fallimento

La procura di Milano ha chiesto oggi, 20 settembre, il fallimento della Ki Group, società del gruppo Bioera che nel 2014 ha visto entrare in maggioranza Daniela Santanchè e l’allora compagno Caio Mazzaro. La decisione, scrive Repubblica, è arrivata nonostante le rassicurazioni che la stessa ministra del Turismo ha dato al Senato lo scorso luglio sul risanamento della società. Bocciata dai pm Luigi Luzzi e Giuseppina Gravina la richiesta di concordato con i creditori. Si complica dunque la situazione di Santanchè dopo il caso Visibilia.

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Dipendenti senza Tfr e emolumenti milionari per Santanchè e Mazzaro

Un’inchiesta di Report aveva portato alla luce come alcuni dipendenti non avessero ancora ricevuto il Tfr dopo essere stati licenziati. Anche diversi fornitori sarebbero falliti dopo non essere stati pagati. Al contrario, «sia Santanchè sia Mazzaro hanno ricevuto emolumenti per milioni di euro in qualità di componenti dei cda del gruppo che fa capo a Bioera». In Senato la ministra aveva assicurato che i Tfr sarebbero stati pagati e la società salvata, sottolineando che non aveva più «alcun ruolo operativo e societario» in Ki Group.

Santanchè, guai anche per Ki Group i pm chiedono il fallimento
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

La procura sul concordato: «Nessuna garanzia prevista»

Secondo la procura «non sono state rispettate le condizioni di accessibilità allo strumento del concordato semplificato. In particolare non viene fornita alcuna indicazione in ordine a una effettiva e completa interlocuzione con i creditori, al fine di raccogliere un eventuale consenso». La capogruppo Bioera avrebbe dovuto sborsare una cifra pari a 1,6 milioni di euro per salvare Ki Group. Ma la procura ha sottolineato che «non è prevista alcuna garanzia. La ricorrente non pare abbia fornito un’analisi dei costi e dei ricavi di gestione attesi dalla prosecuzione dell’attività di presa prevista dal piano di concordato, con il fine di evitare un detrimento dei creditori nelle more della dismissione dell’intero patrimonio aziendale».

Bioera in perdita per 5,3 milioni 

Non solo. Bioera è «gravata da una perdita di 5,3 milioni» nell’ultimo bilancio. I pm così hanno spiegato la decisione: «Essendo questa la situazione economica di Bioera, di cui questo ufficio chiede la liquidazione giudiziale, non si vede come la stessa possa farsi carico del peso economico del piano proposto da Ki Group». E infine hanno rilevato «la manifesta inattitudine del piano proposto e la non fattibilità dello stesso con riguardo alle garanzie offerte per assicurare la liquidazione».

Santanchè, guai anche per Ki Group i pm chiedono il fallimento
La ministra del Turismo, Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

L’avvocato dei dipendenti: «Solo vane promesse»

La richiesta dei pm è stata commentata dall’avvocato dei lavoratori e della lavoratrici che attendono ancora il pagamento del Tfr, Davide Carbone. Il legale ha dichiarato, come riporta Repubblica: «Il documento depositato dalla procura con richiesta di fallimento delle tre società rappresenta come le parole del ministro in Senato sul totale saldo dei creditori e degli stessi dipendenti ad oggi siano rimaste solo vane promesse. Un esercizio sterile della lingua italiana. Di fatto il fallimento farà sì che i debiti verso i dipendenti verranno saldati dall’Inps e quindi dai cittadini italiani».

Foa: «Sul Covid il dottor Citro ha parlato a titolo personale»

Dopo la bufera scatenata dalla partecipazione dello psicoterapeuta sospeso dall’Ordine e no-vax Massimo Citro della Riva alla trasmissione Giù la maschera su Radio 1 – «Il vaccino causa molti danni. Sono anche (registrati, ndr) in letteratura e sono all’ordine del giorno. Non serve a nulla. È un disastro ed è una volontà evidente di fare del male», ha dichiarato tra le altre cose Citro –  Marcello Foa è stato costretto a una sorta di mea culpa. «Ieri pomeriggio il dottor Citro ci ha espresso il suo rammarico per quanto accaduto e assumendosene la responsabilità. Precisando che si trattava di opinioni personali e non di una valutazione scientifica», ha spiegato l’ex presidente Rai in apertura della puntata di mercoledì 20 settembre. «Prendiamo atto di questa dichiarazione», ha aggiunto Foa, «dando a questa precisazione la stessa evidenza con cui la frase è stata pronunciata nella trasmissione di ieri, come deve fare un giornalismo che vuole essere intellettualmente onesto. E come conviene a questo tipo di giornalismo ho deciso, alla luce dell’interesse che questo tema suscita, di tornare anche oggi sul Covid».

Il direttore Pionati si è fatto indicare gli ospiti direttamente dal ministero della Salute

Come scrive la Stampa, dopo la puntata incriminata l’ad Rai Roberto Segio e la presidente Marinella Soldi sono corsi ai ripari con un comunicato in cui l’azienda ha preso le distanze dalle tesi di Citro della Riva. Non solo. I vertici di Viale Mazzini hanno chiamato il direttore di Radio Rai Francesco Pionati ordinando al più presto una puntata riparatrice con ospiti riporta sempre il quotidiano torinese, indicati direttamente dal ministero della Salute. La scelta è ricaduta su Giorgio Palù, direttore dell’Alfa, Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana Malattie infettive e tropicali e Laura Dalla Ragione, psicologa e psicoterapeuta.

 

La Camera approva il pdl che introduce l’omicidio nautico

Con 268 sì e un solo no, l’Aula della Camera ha approvato il progetto di legge che introduce nell’ordinamento il reato di omicidio nautico.

Il reato di omicidio nautico diventa legge

Il testo, firmato dai senatori di FdI Alberto Balboni e Guido Quintino Liris, che a febbraio 2023 aveva già ricevuto il via libera dal Senato, diventa così legge subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In quasi tutti gli interventi in Aula sono stati ricordati Greta Nedrotti, di 25 anni, e Umberto Garzarella, di 36, che nel 2021 furono travolti e uccisi da un motoscafo che viaggiava ad alta velocità sul lago di Garda, nel golfo di Salò, guidato da un conducente in stato di ebbrezza. Ai familiari delle due vittime, presenti in Tribuna, è stata rivolta la vicinanza della presidenza della Camera e un lungo e caloroso applauso da parte dei deputati.

Effetto post-Covid in Cina sui matrimoni, +5,4 per cento nei primi sei mesi del 2023

I matrimoni in Cina nella prima metà del 2023 sono aumentati del 5,4 per cento annuo, pari a un totale di 3,9 milioni di coppie. A renderlo noto gli ultimi dati del ministero degli Affari civili che ha analizzato la situazione nel post Covid. Dopo il picco di 13,5 milioni del 2013, il numero di nozze per nove anni consecutivi aveva avuto un calo fino a raggiungere i 6,8 milioni di fine 2022, i livelli più bassi dalla tenuta degli appositi registri su scala nazionale dal 1986. A causa della pandemia e di altri fattori, infatti, alcune coppie hanno rimandato il loro matrimonio dal quarto trimestre del 2022 alla prima metà del 2023, con un effetto positivo sulle attuali statistiche. Così ha riferito il sito statale cinese di news Yicai, citando alcuni esperti. Pranzi e banchetti hanno avuto una netta ripresa solo nel 2023, così come le attività degli studi fotografici.

Guangdong, Jiangsu e Shandong le province con più matrimoni

Guangdong, Jiangsu e Shandong sono state le prime tre province che hanno assistito a un aumento dei matrimoni e dei consumi legati ai festeggiamenti. A dimostrarlo anche le ricerche condotte su Baidu (un motore di ricerca in mandarino paragonabile a Google) sugli hotel dove poter fare il ricevimento, che sono cresciute del 285 per cento nel solo mese di maggio, in corrispondenza dei cinque giorni di festa del Labor Day. Oltre che le ricerche di fotografi di matrimoni, aumentate del 126 per cento come hanno messo in luce i dati del motore di ricerca cinese.

A contribuire al trend positivo anche gli incentivi pubblici

Un trend positivo che può essere collegato anche agli incentivi per le celebrazioni, nell’ambito degli sforzi per risolvere il problema del calo demografico. Ad esempio, Changshan, città a livello di contea sotto l’amministrazione di Quzhou nella provincia dello Zhejiang, ha varato un piano che prevede un bonus di 1.000 yuan (137 dollari) per coloro che celebrano il primo matrimonio o se la donna ha 25 anni o meno. Anche il distretto di Shangyu a Shaoxing, nella provincia dello Zhejiang, riconosce un assegno di 1.000 yuan per ciascuna coppia di novelli sposi.

Pallavolo, Preolimpico donne: Italia-Colombia 3-0

Quarta vittoria consecutiva per l’Italia nel torneo di qualificazione olimpica di pallavolo in svolgimento a Lodz, in Polonia. All’Atlat Arena le azzurre, nel match di apertura della quarta giornata della Pool C, hanno battuto con un secco 3-0 (25-15; 25-20; 25-20) la Colombia volando in testa al proprio girone in attesa dei match di Usa e Polonia.

C’è attesa per i match contro Stati Uniti, Germania e Polonia

Nonostante qualche cambio per far rifiatare chi finora ha giocato di più, la nazionale del ct Davide Mazzanti ha messo in campo intensità e concretezza per battere una Colombia che ha provato a mettere in difficoltà le azzurre guidate in campo, offensivamente, dal trio Villani-Lubian-Nwakalor. Domani ultimo giorno di break prima del rush finale che vedrà l’Italia impegnata contro Usa (22 settembre alle ore 20.45), Germania (23 settembre alle ore 20.45) e Polonia (24 settembre alle ore 20.45) nelle tre sfide che decideranno la qualificazione a Parigi 2024.

Cosa succede in Nagorno Karabakh e quali conseguenze potrebbe avere il conflitto (anche per l’Italia)


L'intervista di Fanpage.it ad Aldo Ferrari, responsabile delle ricerche ISPI sulla Russia e professore all'Università Ca' Foscari di Venezia, sul conflitto in Nagorno Karabakh: "In Europa siamo distratti da avvenimenti più vicini come la guerra in Ucraina, ma quello che sta succedendo ai confini meridionali della Russia è gravissimo: vi spiego perché".
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