Roman Abramovich, scoperta una collezione d’arte da quasi 1 miliardo di euro

Oltre 300 opere d’arte fra dipinti e sculture per un valore di 962 milioni di dollari (circa 900 milioni di euro). È la collezione privata di Roman Abramovich e della sua ex moglie Dasha Zhukova, da cui ha divorziato nel 2016, venuta alla luce grazie agli Oligarch Files, serie di documenti scoperti dal Guardian e dal sito investigativo Occrp. Un patrimonio culturale che comprende capolavori di grandi artisti come Picasso, Magritte e Monet, ma anche autori italiani come Modigliani, Burri, Fontana e Severini. «Potresti riempire un museo», ha raccontato Andrew Renton, docente alla Goldsmiths di Londra. «Non è la volgare collezione di un uomo ricco, ma dimostra buon gusto». Ignota la collocazione attuale, ma solo valore e identità delle opere. Il tutto era intestato a una società offshore con sede nelle Isole Vergini britanniche e poi trasferita a Jersey, a sua volta controllata da un trust di Cipro.

Oltre 300 opere, da Monet a Modigliani, di cui oggi non si hanno tracce. Così Abramovich ha gestito una collezione d'arte con l'ex moglie.
L’oligarca Roman Abramovich nel luglio 2022 (Getty Images).

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Le mosse di Abramovich poco prima dell’inizio della guerra in Ucraina

Come riporta il Guardian tutte le opere erano di proprietà della Seline-Invest, che nel 2017 venne trasferita dalle Isole Vergini a quella di Jersey, la più grande nel Canale della Manica. Li aveva acquisiti dall’Harmony Trust, di cui Abramovich era l’unico beneficiario, tramite una serie di 11 transazioni. A sua volta, la società era però controllata dall’Ermis Trust Settlement che, 20 giorni prima dell’inizio della guerra in Ucraina, ha cambiato il suo assetto societario. Fino al mese precedente, beneficiari in parti uguali erano l’oligarca e l’ex consorte, ciascuno con il 50 per cento. Il 4 febbraio tuttavia Dasha Zhukova è salita al 51 per cento. Pochi giorni prima il governo britannico aveva avvisato gli oligarchi fedeli a Vladimir Putin che, in caso di attacco russo, avrebbero subito personalmente pesanti sanzioni. Abramovich ne è stato colpito a marzo mentre Dasha, separata legalmente, non ne è mai stata sottoposta.

Il trust familiare, assieme all’intera collezione d’arte, è dunque rimasto fuori dalle misure patrimoniali che l’Unione Europea ha varato contro gli oligarchi. Dall’inizio della guerra in Ucraina, però, la collocazione di sculture e dipinti è ignota. Prima dell’invasione di Putin, Abramovich le sfoggiava nella sua villa Kensington Palace Gardens, a poche miglia da Londra, ma anche nei suoi possedimenti nel sud della Francia. Per non dimenticare il lussuosissimo yacht Eclipse dal valore di oltre 700 milioni di dollari. «È un evento deplorevole», ha dichiarato la storica dell’arte inglese Georgina Adam. «Il pubblico viene privato dell’opportunità di godere di capolavori eccezionali».

Da Magritte a Monet, alcuni dei capolavori custoditi nella collezione d’arte

Numerosi i dipinti presenti nella collezione privata di Roman Abramovich. Il Guardian ha citato, fra gli altri, il nudo del pittore Lucian Freud Benefits Supervisor Sleeping, olio su tela risalente al 1995. L’oligarca l’ha acquistato nel 2008 in un’asta a New York per circa 35 milioni di euro. I fascicoli rivelano una collezione che cataloga la storia dell’arte moderna, presentando anche pezzi dei più grandi maestri russi tra cui Natalia Goncharova e Véra Rockline. Non mancano un campione di tele surrealiste di René Magritte e un’audace selezione di opere astratte. Tra gli straordinari beni contemporanei anche acclamati dipinti di Frank Auerbach e David Hockney. Spazio anche per capolavori del pittore Kazimir Malevich, nato a Kyiv, tra cui Composizione suprematista del 1916. Fra le opere più costose spiccano La Liseuse di Pablo Picasso, valutata 8,6 milioni di euro, e The Policeman’s Daughter di Paula Rego.

Oltre 300 opere, da Monet a Modigliani, di cui oggi non si hanno tracce. Così Abramovich ha gestito una collezione d'arte con l'ex moglie.
Il quadro di Lucian Freud Benefits Supervisor Sleeping all’asta nel 2008 (Getty Images).