X ha riattivato l’account di Kanye West

X, come per volere del proprietario Elon Musk si chiama ora Twitter, ha reintegrato il rapper Kanye West circa otto mesi dopo la sospensione del suo account. La piattaforma di social media lo aveva bannato per aver postato (tra le altre cose) una svastica intrecciata con una stella di David. L’artista, che ora si fa chiamare Ye, ha assicurato a X che non userà il suo account per condividere contenuti antisemiti o usare un linguaggio violento, che gli sono già costati parecchio.

X ha riattivato l'account di Kanye West. Elon Musk lo aveva bannato da Twitter dopo un post antisemita.
Elon Musk (Getty Images).

L’account del rapper era stato sospeso da Musk per istigazione alla violenza

Da quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari a ottobre del 2022, il magnare ha licenziato migliaia di dipendenti e ridotto la moderazione dei contenuti, ribadendo a più riprese di essere per la libertà di parola. Ma sempre con dei limiti. E West li aveva superati. «Il suo account è stato sospeso per istigazione alla violenza», aveva spiegato il proprietario della piattaforma, detto Musk, in risposta all’immagine postata dal rapper, già finito nella bufera per alcune osservazioni antisemite e una malcelata ammirazione per Adolf Hitler e per questo sospeso in passato.

X ha riattivato l'account di Kanye West. Elon Musk lo aveva bannato da Twitter dopo un post antisemita.
La sede di X a San Francisco (Getty Images).

Dopo il post antisemita molti marchi hanno interrotto la partership con West

Dopo la pubblicazione dei controversi post antisemiti da parte di West, Adidas ha tagliato i rapporti con l’artista dopo una partnership quasi decennale, abbandonando le sue sneakers con il marchio Yeezy. Anche Gap e Balenciaga hanno tagliato i ponti con il rapper e stilista. A dicembre 2022, Musk aveva ripristinato l’account dell’ex presidente Donald Trump, bannato dopo gli eventi di Capitol Hill. Il tycoon però non è mai tornato sulla piattaforma, continuando invece a usare quella da lui stesso creata: Truth.

Incendio a Ciampino, ancora in corso lo spegnimento: “Limitare spostamenti e uso di condizionatori”


Continua il lavoro dei Vigili del fuoco per spegnere gli ultimi focolai del vasto incendio scoppiato ieri mattina, sabato 29 luglio, nell'impianto di stoccaggio e recupero di rifiuti in via Enzo Ferrari. Le raccomandazioni dell’Asl: “Chiudere le finestre e lavare bene prodotti agricoli locali”. Attesi per oggi i risultati delle analisi della qualità dell’aria.
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È morto Vittorio Prodi, fratello di Romano ed ex parlamentare europeo

Nuovo lutto per l’ex premier Romano Prodi dopo la morte della moglie Flavia Franzoni. È scomparso a 86 anni dopo una lunga malattia il fratello Vittorio. Anche lui è stato impegnato in politica: presidente della Provincia di Bologna dal 1995 al 2004, è stato parlamentare europeo per due mandati, eletto nel 2004 per la lista di Uniti nell’Ulivo e poi nel 2009.

Era stato europarlamentare per due mandati

Nato a Reggio Emilia il 19 maggi 1937, dopo essersi laureato in fisica all’Università di Bologna nel 1959 è stato professore associato presso il Dipartimento di Fisica dell’ateneo felsineo e ricercatore in diversi istituti nazionali e internazionali. Presidente dell’Azione Cattolica di Bologna dal 1986 al 1992, aveva iniziato a dedicarsi alla vita politica attiva in vista del referendum sulla legge elettorale del 1993, diretto a introdurre il sistema maggioritario. È stato presidente della Provincia di Bologna (dal 1995 al 2004), espressione della Margherita, eletto con oltre il 60 per cento dei voti, e poi come detto deputato del Parlamento europeo, eletto nel 2004, per la lista di Uniti nell’Ulivo nella circoscrizione nord-est, e poi confermato 2009 tra le file del Partito Democratico.

È morto Vittorio Prodi, ex parlamentare europeo e fratello di Romano. Aveva 86 anni ed era malato da tempo.
Vittorio Prodi (Imagoeconomica).

«È scomparso Vittorio Prodi. Uomo delle istituzioni di grande intelligenza e umanità. Con lui ho condiviso tanti momenti di incontro e di impegno. Ricordo con quanta passione, da presidente della Provincia di Bologna, fu protagonista della nascita della Scuola di Pace di Monte Sole a Marzabotto. Vittorio ha meritato davvero la riconoscenza della nostra comunità civile e politica». Così lo ha ricordato Andrea De Maria, deputato del Pd.

Nove ore a raccogliere melanzane sotto al sole: per i colleghi, Singh Rupinder è morto di fatica e caldo


Un’altra vittima del lavoro nei campi, di giornate con la schiena piegata per una manciata di euro all’ora: Rupinder, 55 anni, si è sentito male il 2 luglio 2023 dopo 9 ore di lavoro nei giorni più caldi dell’anno ed è morto dopo un paio di settimane di ricovero. Flai Cgil Frosinone-Latina: “In estate aumentano gli accessi al pronto soccorso di Latina, sono malanni di braccianti nei campi”.
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La parabola di Wang Jianlin, il tycoon che sognava una Hollywood cinese

Le sue ambizioni erano spaziali. Wang Jianlin voleva creare una Hollywood cinese, offrire al mondo intero un’alternativa alla Walt Disney e, allo stesso tempo, inserirsi nei più blasonati club calcistici europei. Alla fine, in un decennio scarso, i sogni di gloria del tycoon sono naufragati uno dopo l’altro. Sul campo è rimasto un impero in difficoltà, il Dalian Wanda Group, e poco altro. E pensare che nel 2013 Mister Wang era tra gli uomini più ricchi del Dragone, con un patrimonio netto stimato in 14,2 miliardi di dollari. Nel giro di un paio di anni, quell’immensa fortuna è più che triplicata, arrivando a sfondare il tetto dei 31 miliardi a inizio 2017, e Wang divenne il paperone numero uno dell’ex Impero di Mezzo. Da quel momento in poi, però, è letteralmente crollato a picco, tra debiti, investimenti azzardati e il peso di obiettivi poco realistici. La pandemia di Covid-19 ha dato il colpo di grazia a Wang che oggi deve accontentarsi di “vivacchiare” con poco più di 8 miliardi di dollari nel suo portafoglio.

La parabola di Wang Jianlin, il tycoon che sognava una Hollywood cinese
Wang Jianlin a Hefei nel 2016 (Getty Images).

L’ascesa del Dalian Wanda Group: dal calcio al cinema

Per capire la parabola di Wang bisogna partire dalla sua creatura: il Dalian Wanda Group. Il nome del gruppo, a dire il vero, potrebbe suonare familiare. Già, perché questo conglomerato, con interessi nel settore alberghiero, della vendita al dettaglio e nell’immobiliare, è entrato di forza nel mondo del pallone. Prima di tutto dando, dal 2016 al 2022, e per un costo di 10 milioni all’anno, il nome al Wanda Metropolitano, lo stadio dell’Atletico Madrid, squadra di cui il colosso cinese nel triennio 2016-2018 ha detenuto il 20 per cento. Non solo. Wanda Group nel 2016 aveva messo messo le mani anche su Infront, società svizzera che gestisce i diritti televisivi di gran parte del calcio europeo, Lega Calcio compresa. E ancora prima, nel 2013, aveva organizzato a Qingdao, città portuale situata nella provincia cinese orientale dello Shandong, un maxi evento per lanciare quello che nei piani doveva diventare lo studio cinematografico più grande al mondo. Sul red carpet per l’occasione sfilarono (con un invito costato complessivamente una cinquantina di milioni di dollari) i dirigenti di Universal Pictures e Sony Pictures Entertainment, oltre a star di Hollywood, come Leonardo DiCaprio, Catherine Zeta-Jones, Nicole Kidman e John Travolta.

La parabola di Wang Jianlin, il tycoon che sognava una Hollywood cinese
Il logo di Wanda Group (Getty Images).

Come è naufragato il sogno di conquistare Hollywood

Ma da dove è partito Wang? Nato nel 1954 nel Sichuan, crebbe nel bel mezzo della rivoluzione di Mao Zedong. Seguì le orme del padre diventando militare e prestando servizio nell’esercito tra il 1970 e il 1986. Poco più che 30enne, iniziò a lavorare per il governo di Dalian, nella provincia del Liaoning. Qui, nel 1988, in linea con i profondi cambiamenti economici della Cina, trasformò un’impresa immobiliare statale nella Dalian Wanda. Ma perché questo nome? Wanda deriva da “Wàn”, parola che in cinese significa “10 mila”, e “Dá”, cioè “raggiungere”. Il nome dell’azienda era quindi una sorta di slogan che rispecchiava l’aspirazione del fondatore: raggiungere ogni obiettivo. Guidato da un giovane affamato di successo, il gruppo si è espanso, ha acquisito centri commerciali, teatri e hotel, in Cina e all’estero. Con lo sviluppo dell’economia, la fortuna di Mister Wang è cresciuta. L’ascesa di Wanda ha tuttavia iniziato a rallentare nel 2015. Se da un lato la società si espandeva, dall’altro accumulava debiti su debiti, fino a che Wang non è stato costretto a rimodulare le proprie ambizioni. A partire dal 2017, Wanda Group ha così venduto hotel, parchi a tema e altre partecipazioni legate al turismo per un valore di oltre 9 miliardi di dollari, il tutto per evitare la bancarotta. Ha anche abbandonato svariati progetti, inclusa la partecipazione nell’Atlético Madrid. Sacrifici che però non sono stati sufficienti a risanare i bilanci. Il governo di Pechino, allarmato dalle instabili condizioni finanziarie, ne ha limitato la linea di credito. Wanda ha così continuato ad alleggerirsi, liberandosi anche del gigante del cinema AMC Entertainment, acquistato nel 2012 per 2,6 miliardi di dollari. Una decisione che Forbes ha definito senza giri di parole una «ritirata drammatica». Oggi la tempesta non è ancora passata. E Wang sta ancora cercando di evitare il default vendendo asset su asset.