Sarà Giacarta la prima città vittima dei cambiamenti climatici

La capitale dell'Indonesia affonda di 25 cm l'anno. Il governo indonesiano ha già stanziato 40 miliardi di dollari. Ma non può salvarla: è costretto a spostarla di migliaia di chilometri.

Affonda al ritmo di 25 centimetri all’anno. E ormai quasi metà della città di trova sotto il livello del mare. Periodicamente una larga parte dell’abitato finisce sott’acqua, paralizzando ogni cosa e provocando danni incalcolabili.

Le autorità hanno messo in campo ormai da tempo un piano ambizioso, il cui costo stimato sfiora già oggi i 40 miliardi di dollari, per correre ai ripari, ben consci che i cambiamenti climatici non aspettano e non daranno tregua alla loro città. Purtroppo non stiamo parlando di Venezia, la città che non appartiene solo all’Italia ma all’intera umanità, invasa e ferita – forse in modo irreparabile – da una marea fuori controllo.

Siamo a oltre 10 mila chilometri di distanza, in un altro Stato – la nazione musulmana più popolosa del mondo – in un altro continente e di fronte a un problema che colpisce quasi 10 milioni di persone (32 considerando i sobborghi): siamo a Giacarta, capitale dell’Indonesia, che ormai da anni affonda lentamente ma inesorabilmente e rischia di diventare la prima “vittima eccellente” del disastro climatico alle porte.

TANTE CITTÀ DEL SUD EST ASIATICO A RISCHIO

La soluzione studiata dalle autorità indonesiane, però, non ha nulla a che fare con il discusso ed eternamente incompiuto Mose. Laggiù stanno già preparando tutto per fare qualcosa che – sicuramente – a Venezia non si potrà mai fare: trasferire totalmente la capitale qualche migliaio di chilometri più a Est, nell’immensa e ancora in buona parte selvaggia provincia del Kalimantan. Per gli scienziati non ci sono soluzioni. Così ministeri e ambasciate si sposteranno nell’isola del Borneo.

Giacarta, Manila, Saigon e Bangkok sprofondano ogni giorno di più e a ogni alluvione

E la capitale dell’Indonesia non è nemmeno l’unica grande metropoli ad essere ad alto rischio “annegamento”: insieme ad essa anche Manila, Saigon e Bangkok sprofondano ogni giorno di più e a ogni alluvione, ad ogni marea, rese sempre più imponenti e minacciose dagli sconvolgimenti causati dal riscaldamento globale, finisco a mollo ogni volta di più, ogni vota più disastrosamente.

Tangerang, area vicina a Giacarta, dopo l’alluvione del 2009 (foto BERRY/AFP via Getty Images).

La situazione di Giacarta, però, appare davvero apocalittica: il 40% della città è già sotto il livello dell’oceano che circonda l’isola di Giava. La zona rivierasca settentrionale è affondata di 2,5 metri nell’ultimo decennio. Come sempre accade, l’intervento umano ha peggiorato la situazione: le “fondamenta” geologiche su cui poggia la città, infatti, sono state indebolite anche dal pompaggio indiscriminato delle falde acquifere. Il governo stima in 7 miliardi di dollari all’anno il danno economico causato da questa situazione.

IN INDONESIA SONO TUTTI D’ACCORDO: AGIRE SUBITO SUL RISCALDAMENTO CLIMATICO

Il presidente Joko “Jokowi” Widodo, in un discorso televisivo, ha spiegato di recente che il governo presenterà al parlamento un disegno di legge per il trasferimento della capitale, iniziando con il trasferimento di uffici e sedi istituzionali, entro il 2024. Il nome della nuova capitale non è stato ancora rivelato, ma il progetto è estremamente ambizioso e il suo costo enorme verrà finanziato per il 19% dallo Stato e il resto attraverso la creazione di partnership miste pubblico-privato o direttamente da privati. A trasferimento avvenuto, non prima di cinque anni, nella nuova capitale abiteranno e lavoreranno circa un milione e mezzo di funzionari pubblici.

In Indonesia sono tutti d’accordo: intervenire e subito, i cambiamenti climatici non ci concederanno ancora altro tempo

Secondo Heri Andreas, scienziato del Bandung Institute of Technology indonesiano, «l’innalzamento costante del livello del mare causato dal riscaldamento globale ha già fatto sì che alcune zone della città vengano periodicamente invase da più di 4 metri d’acqua. Non c’è più tempo, dobbiamo intervenire subito per evitare una catastrofe planetaria. Tutti i governi del mondo dovrebbero essere pronti a mettere da parte i loro interessi locali per unirsi nella lotta contro quella che rischia di essere un’autentica apocalisse prossima ventura».

Le strade di Giacarta dopo gli allagamenti avvenuti nell’aprile del 2019.

In Indonesia, un enorme Paese dal passato e dal presente politico spesso turbolento anche più di quello italiano, sono tutti d’accordo sul punto: intervenire e subito, i cambiamenti climatici non ci concederanno ancora altro tempo. A Venezia anche l’aula consiliare dove si tenevano i lavori si è allagata qualche giorno fa, e tutti i consiglieri sono dovuto scappare in gran fretta per mettersi in salvo dall’acqua alta eccezionale. Giusto due minuti dopo che la maggioranza, formata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia aveva bocciato gli emendamenti per contrastare i cambiamenti climatici, presentati dall’opposizione.

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Sondaggi, Lega vince nei comuni più piccoli, Italia viva raddoppia i consensi nelle città


Un'analisi sulle intenzioni di voto condotta da Noto Sondaggi ed EMG Acqua, commissionata da ASMEL, l'Associazione che rappresenta quasi 3000 Comuni, mostra che i partiti al governo si affermano nei Comuni medio grandi, mentre il centrodestra è più forte in quelli più piccoli, con il 52,1 per cento delle intenzioni di voto.
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16 novembre 1940, nasce il Ghetto di Varsavia: il giorno in cui il mondo sprofondò nell’orrore


Uno dei primi grandi muri ad essere costruiti sulle fondamenta della follia antisemita, razzista e xenofoba fu quello del Ghetto di Varsavia, il più grande ghetto nazista, completato e chiuso il 16 novembre del 1940. Ma nonostante la follia nazista sia stata sconfitta, il muro di Berlino abbattuto e siano passati 75 anni, i muri continuano a sorgere e dividerci in qualunque parte del mondo, nella più totale indifferenza. E così permettiamo che Liliana Segre viva sotto scorta.
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Pokémon, origine e storia di un successo planetario

Il 15 novembre hanno debuttato gli ultimi due videogiochi Pokemon Spada e Scudo. Ma come è nato il fenomeno dei mostriciattoli da catturare? Tutto è cominciato da una semplice battaglia tra insetti.

Ventiquattro anni dopo, il mondo sta per essere invaso ancora una volta da una valanga di coloratissimi, improponibili mostriciattoli che sciamano dall’arcipelago nipponico. Sono i Pokémon, fusione di due parole, Pocket e Monster, mostri tascabili. Milioni di appassionati hanno atteso il debutto, il 15 novembre, degli ultimi due capitoli su Nintendo Switch di Pokémon Spada e Pokémon Scudo. Per dare un’idea nella notte, a Milano, nel quartiere City Life, i fan più sfegatati hanno sfidato il freddo novembrino sotto un Pikachu alto 11 metri pur di mettere le loro mani sui videogiochi allo scoccare della mezzanotte.  

Ma quali sono le ragioni di una simile mania? E com’è nato questo fenomeno mondiale che non ha risparmiato angolo del globo pur affondando le proprie radici nella tradizione e nella cultura nipponica?

POKÉMON, GENESI DI UN MITO

I Pokémon vengono alla luce nel 1995 ma in realtà erano presenti da sempre nella cultura giapponese. Ancorati all’antico culto animista che ha poi pervaso, nei secoli, scintoismo e buddismo, i giapponesi sono ancora oggi intimamente convinti che qualunque oggetto possegga un’anima. Anche i sassi. E non è un caso, dunque, che ci siano Pokémon a forma di sasso, come Geodude, recentemente scelto come ambasciatore del turismo del Paese, con tanto di immancabile sigla dal sapore infantile.

Popolo indubbiamente curioso, quello giapponese, che da sempre guarda con altri occhi la natura che lo circonda, lasciandosi attrarre soprattutto dalle creature più piccole.

LA PASSIONE PER GRILLI, CICALE E COLEOTTERI

Se i Pokémon esistono da sempre non lo si deve solo all’animismo, ma anche alla passione dei giapponesi per gli insetti. Noi occidentali non li abbiamo mai particolarmente amati. Esistono invece antiche stampe nipponiche che ritraggono con dovizia di particolari locuste e scorpioni. Per non parlare, poi, dei poemi e degli haiku sui canti delle cicale e dei grilli. I più antichi risalgono al X secolo.

Un allevamento di insetti in Cina.

Il noto pittore e poeta Kobayashi Issa per esempio scrisse: «Quando io morirò, sii tu il guardiano della mia tomba, piccolo grillo». Non è un caso che, prima della Seconda Guerra mondiale, quando cioè il Sol Levante viveva ancora separato dal resto del mondo, lo straniero più noto all’epoca nel Paese fosse l’entomologo francese Jean-Henri Fabre (1823-1915), soprannominato da Victor Hugo «l’Omero degli insetti», autore di un libro che nell’arcipelago è considerato oggetto di culto: Ricordi entomologici.

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LE BATTAGLIE TRA INSETTI

Per i coleotteri, poi, i giapponesi hanno sempre avuto una sorta di predilezione. Ancora oggi, durante l’estate, nei paesini rurali i negozi vendono larve di kabutomushi che i bambini allevano per tutte le vacanze come animali da compagnia. Sono detti scarabei rinoceronte per il lungo corno curvo sulla fronte: i maschi lo usano come leva per sollevare il corpo dell’avversario negli scontri per la difesa del territorio. Questa animosità innata nel kabutomushi ha dato origine a un hobby nipponico che è a sua volta prodromico al fenomeno dei Pokémon: le battaglie tra insetti.

Pupazzi dei Pokemon a Taipei.

Anche in Cina e in Corea non è raro, magari in bar malfamati, trovare assembramenti di adulti ubriachi intenti a scommettere sull’insetto che uscirà vivo dall’incontro. E nel vasto Oriente non sempre queste competizioni sono viste di buon occhio per motivi di ordine pubblico.

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MANTIDI E CERVI VOLANTI SCAMBIATI COME FIGURINE

In Giappone invece queste furibonde battaglie hanno conservato un pizzico dell’innocenza di un tempo e, mentre gli adulti perdono migliaia di yen al pachinko, i pochi bambini che hanno ancora la fortuna di vivere in ambienti rurali trascorrono le estati catturando esemplari che poi fanno combattere tra loro o che semplicemente mostrano agli amici, dando vita a veri e propri mercatini nei cortili delle scuole. I più ambiti sono naturalmente quelli dotati di mandibole, corna e artigli, come la mantide, il coleottero lucanide, il cervo volante, il Titanus giganteus, il Cyclommatus, il Golia, il Megasoma elefante o il Dynastes hercules. Guardando bene questi coleotteri, dai gusci spessi e dalle zanne affilate, si intuisce che un altro fenomeno tutto nipponico è probabilmente nato proprio dalla loro passione per gli insetti: quello dei robot che nei telefilm degli Anni 80, soprannominati Tokusatsu, distruggevano intere metropoli.

Pikachu è il personaggio diventato simbolo dell’intera saga.

COME SI È ARRIVATI A PIKACHU

Che i Pokémon siano nati dalle battaglie per gli insetti lo ha ammesso il loro creatore, Satoshi Tajiri. Quando, appena 30enne, nel 1995 varcò i cancelli della sede di Kyoto di Nintendo, la software house di videogiochi, propose appunto una simulazione virtuale di questo hobby. Infatti, chi ha avuto modo di esplorare il codice di gioco originario sostiene che il primo Pokémon introdotto non sia stato Pikachu, che con l’esplodere della moda è diventato emblema dell’intera serie, ma colossi come Nidoking e Kangaskhan che, per fattezze e caratteristiche, rimandano appunto ai coleotteri più ambiti.

Un enorme Pikachu alla sfilata per il Giorno del ringraziamento a New York.

Sarebbe stata Nintendo a chiedere allo sviluppatore di introdurre mostriciattoli più kawaii (aggettivo intraducibile che indica tutto ciò che è amabile e suscita trasporto materno), come appunto Pikachu (che all’inizio si chiamava Gorochu), Meowth e Jigglypuff.

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Ma il concetto alla base rimase invariato: si impersonava un ragazzino che aveva come compito quello di catturare esemplari sempre più rari da fare combattere e da scambiare con gli amici. In una epoca in cui non esisteva la tecnologia bluetooth e non c’erano apparecchiature Wi-Fi, Nintendo fece miliardi di yen vendendo cavetti che mettevano in connessione due Game Boy e consentivano di trasportare i Pokémon da una consolle all’altra (oggi ne fa ancora con la Banca Pokémon, cloud in cui stoccare – a pagamento – le proprie creaturine).

A caccia di mostri con Pokemon Go.

ANIMALI DALLA UOVA D’ORO: FUMETTI, FILM E VIDEOGIOCHI

Se, le prime avvisaglie arrivarono, quasi in sordina, nei Game Boy de bambini delle elementari, in breve tempo scoppiò il fenomeno. I maestri non riuscivano più a separare i bambini dalle consolle e presto iniziarono loro stessi a giocarci, così come ci giocavano anche i genitori. Il primo aprile del 1997 andò in onda il primo episodio dell’anime (cartone animato) dedicato ai Pokémon che contribuì a diffondere l‘isteria collettiva dando alle buffe creaturine rotondità, animazioni e colori che su una consolle a 8-bit del 1989 dallo schermo verde e grigio non potevano certo avere.

Ai primi tre videogiochi, Pokémon Rosso, Pokémon Blu e Pokémon Verde venne affiancato un quarto titolo, sostanzialmente identico, ma che aveva Pikachu protagonista, per sfruttare la popolarità che il personaggio aveva guadagnato grazie alla serie animata: Pokémon Giallo. Fu un altro incredibile successo.

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Oggi i quattro videogame hanno superato le 100 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Da lì a poco uscì anche Mewtwo colpisce ancora (tornerà realizzato in GC), il primo dei 23 lungometraggi per il cinema che, proprio nel 2019, hanno subito una decisa evoluzione con Detective Pikachu, pellicola in cui i mostriciattoli sono disegnati per la prima volta in computer grafica e interagiscono con attori in carne e ossa (protagonista è Justice Smith, figlio di Will Smith) in modo non dissimile dalla tecnica usata nel 1988 per realizzare Chi ha incastrato Roger Rabbit. L’arrivo su smartphone di Pokémon Go ha dato nuovo slancio al fenomeno permettendo la cattura dei mostriciattoli nel mondo reale. E ora il debutto dei due ultimi titoli, Pokémon Spada e Pokémon Scudo, destinati secondo gli analisti a infrangere ogni record precedente.

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La Libreria Acqua Alta lancia un messaggio di speranza: “Venezia tornerà a splendere”


Gli ingenti danni causati dall'acqua alta che nei giorni scorsi ha sommerso Venezia non ha risparmiato nemmeno la Libreria Acqua Alta, definita da molti "la più bella del mondo". Dopo giorni di silenzio, trascorsi a valutare l’entità del disastro, dalla pagina Facebook i due titolari rassicurano: "siamo ancora operativi". Un messaggio di speranza, quello di Diana e Luigi, i titolari: "Venezia resiste con tenacia e solidarietà. Sappiamo che tornerà a splendere".
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Nella prima telefonata Trump e Zelensky parlarono di… Miss Universo

La Casa Bianca ha diffuso il contenuto della conversazione del 21 aprile. Battute sulla bellezza delle ucraine e ironia per l'inglese del presidente di Kiev. Ma nessun riferimento all'indagine contro i Biden. E intanto al Congresso proseguono le audizioni nell'inchiesta sull'impeachment.

Anche l’altra telefonata ora è pubblica. E di politica o intrecci oscuri qui non si parla. La Casa Bianca, come annunciato, ha diffuso la trascrizione della prima chiamata tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La conversazione risale al 21 aprile 2019, subito dopo l’elezione di Zelensky, quattro mesi prima della seconda telefonata tra i due leader al centro dell’indagine per impeachment. Quella cioè in cui The Donald chiese al suo omologo ucraino di lavorare col segretario della Giustizia William Barr per l’apertura di un’indagine a carico di Joe Biden e del figlio.

CHIAMATA DALL’AIR FORCE ONE

Trump chiamò Zelensky dall’Air Force One nel pomeriggio del 21 aprile per congratularsi per la vittoria dell’ucraino alle Politiche. La controversa conversazione del 24 luglio, quella denunciata dalla talpa e che ha innescato l’indagine che potrebbe portare all’impeachment di Trump, avvenne mentre il tycoon era nello Studio Ovale. La trascrizione desecretata e rilasciata dalla Casa Bianca consta di tre pagine.

L’INVITO ALLA CASA BIANCA: «COSÌ PRATICO L’INGLESE»

Trump il 21 aprile chiamò Zelensky mentre era in volo e non fece alcun cenno a possibili indagini di Kiev sui Biden o sui democratici Usa. Ma, rivolgendosi al neo presidente, il tycoon si complimentò con l’Ucraina ricordando quando era proprietario di Miss Universo: «Eravate sempre ben rappresentati…», affermò Trump provocando la risata di Zelensky. Altre battute poi quando quest’ultimo fu invitato alla Casa Bianca e rispose: «Bene, così pratico l’inglese».

Penso che farete un buon lavoro, ho molti amici in Ucraina che la conoscono e a cui lei piace


Trump a Zelensky

Nel corso della conversazione, durata 16 minuti, non si accennò ad alcun contenuto di natura politica. Trump disse: «Penso che farete un buon lavoro, ho molti amici in Ucraina che la conoscono e a cui lei piace. Abbiamo molte cose di cui parlare». Zelensky da parte sua ringraziò The Donald decine di volte. «Cercheremo di fare il nostro meglio e abbiamo lei come un grande esempio», affermò il leader ucraino, invitando a sua volta Trump a Kiev per l’inaugurazione della nuova presidenza: «So quanto è impegnato, ma se per lei è possibile venire alla cerimonia inaugurale sarebbe grande». Per poi aggiungere: «Non ci sono parole per descrivere quanto bello è il nostro Paese, quanto gentile, calorosa, amichevole è la nostra gente, quanto saporito e delizioso è il nostro cibo. Ma il modo migliore per scoprirlo è venire qui».

THE DONALD SEGUE IN TIVÙ L’INCHIESTA

Intanto al Congresso americano ha continuato a occuoparsi dell’indagine che potrebbe portare Trump all’incriminazione. Il presidente ha guardato in tivù le battute iniziali dell’audizione, dicendosi pronto a seguire solo l’intervento di apertura di Devin Nunes, il repubblicano della commissione di intelligence della Camera, dove sono avvenute le audizioni pubbliche. Secondo il portavoce della Casa Bianca, Stephanie Grisham, «il presidente dopo aver visto Nunes trascorrerà il resto della giornata a lavorare duramente per gli americani».

L’ex ambasciatrice Marie Yovanovitch. (Ansa)

L’EX AMBASCIATRICE ALL’ATTACCO

Evidentemente però poi The Donald si è intrattenuto ancora. Ascoltando anche la testimonianza dell’ex ambasciatrice americana a Kiev, Marie Yovanovitch. Che ha detto: «La strategia politica degli Usa sull’Ucraina è stata gettata nel caos». Yovanovitch, che fu silurata nell’aprile del 2019 perché ritenuta un ostacolo alla linea della Casa Bianca, ha spiegato di essersi sentita «minacciata» dalle parole di Trump che, parlando co Zelensky, la descrisse come una «bad news», una cattiva notizia, e assicurò che presto se ne sarebbe andata. «Nel leggere la trascrizione della telefonata ero scioccata e devastata», ha confidato.

Ha fatto male ovunque e il nuovo presidente ucraino mi parlò male di lei. Un presidente ha tutto il diritto di nominare gli ambasciatori che vuole


Trump sull’ex ambasciatrice Yovanovitch

E The Donald, che probabilmente dunque la stava guardando, ha risposto alla sua maniera, su Twitter: «Ha fatto male ovunque e il nuovo presidente ucraino mi parlò male di lei. Un presidente ha tutto il diritto di nominare gli ambasciatori che vuole».

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Papa Francesco: “Inquinare diventerà un peccato nel Catechismo”


Papa Francesco è intervenuto questa mattina al  XX Congresso dell’Associazione internazionale di Diritto Penale e dichiarato che si sta pensando di introdurre nel Catechismo della Chiesa cattolica il peccato di ecocidio, cioè "la contaminazione massiva dell’aria, delle risorse della terra e dell’acqua, la distruzione su larga scala di flora e fauna, e qualunque azione capace di produrre un disastro ecologico o distruggere un ecosistema”.
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Perché la piazza di Bologna non è garanzia di vittoria per il centrosinistra alle Regionali

Partita la corsa a mettere il cappello sul flashmob che ha oscurato la kermesse leghista. Ma il capoluogo da sempre fa storia sé. E, da Ferrara a Imola, i campanelli d'allarme per il Pd e Bonaccini non mancano.

Il giorno dopo il successo del flashmob che ha gremito piazza Maggiore nelle ore in cui andava in scena la kermesse di Matteo Salvini al PalaDozza, l’entusiasmo della “resistenza” bolognese è alle stelle. Ma deve fare i conti col realismo di una Regione dove, fatta eccezione proprio per il capoluogo, il vento del centrodestra soffia sempre pù forte, come testimoniano la presa di Ferrara e la crisi del Movimento 5 stelle a Imola.

UN NUOVO BANCO DI PROVA DAL FLASHMOB MODENESE

E un nuovo banco di prova è atteso già lunedì 17 novembre, quando la contro-manifestazione si ripeterà a Modena e chissà se con gli stessi risultati. Nel frattempo, malgrado il Partito democratico abbia tentato di cavalcare i grandi numeri della serata bolognese, giova ricordare come filo conduttore della piazza non fosse tanto riconducibile a un’area politica, quanto piuttosto all’affermazione di principi e diritti quotidianamente messi in discussione dalla Lega e dal suo leader.

IN PIAZZA FINO A 15 MILA PERSONE

«Quindici mila è un numero realistico» per quantificare le “sardine” umane che la sera del 16 novembre hanno riempito la piazza in risposta alla convention della Lega per la candidatura di Lucia Borgonzoni alle regionali in Emilia-Romagna. A dirlo è stato Mattia Santori, uno dei quattro ragazzi che ha lanciato il flashmob su Facebook. «Siamo sommersi di reazioni» – ha detto – «volevamo suonare una sveglia collettiva e la sveglia è suonata. Ora dal basso c’è già una risposta libera, il nostro risultato più bello».

«NON CI ASPETTAVAMO UNA PARTECIPAZIONE DEL GENERE»

«Di sicuro fino a due giorni prima non ci aspettavamo una partecipazione così», ha detto Mattia, che da ha il telefono rovente per le notifiche di interazioni social e per le richieste di commento da tutta Italia. «La nostra era un’iniziativa di quattro amici (insieme a lui Giulia Trappoloni, Andrea Garreffa e Roberto Morotti, ndr). Non avevamo nessuna ambizione se non quella di suonare una sveglia collettiva convinti che Bologna fosse il luogo giusto per farla e così siamo partiti». Una «sveglia», ha chiarito, «per la gente di sinistra, dal basso, che ha dormito per troppo tempo». L’aspetto «più incredibile» di ieri sera, ha confessato, è stato coinvolgere «persone di tutte le fasce d’età, bambini, anziani, famiglie. Gente che non scendeva in piazza da una vita». C’è una reazione della piazza che l’ha colpito di più. «Quando ho detto ‘siamo vicini ai nostri politici». Dopo le ovazioni il silenzio, poi ancora acclamazione. Tantissimi mi hanno detto che questa frase è stata potentissima. Noi non siamo assolutamente anti-politici, ma anti-criticoni».

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Giulia Ballestri uccisa dal marito, il racconto choc: “Le ha fatto ingoiare gli incisivi”


Accanto al cadavere, a poca distanza dallo spigolo dove lui le aveva ripetutamente fatto battere la fronte, c'era uno degli incisivi di Giulia. L'altro, invece, era conficcato nella gola della donna, segno che lo aveva perso quando era ancora cosciente e capace di deglutire. È solo uno dei passaggi delle 188 pagine delle sentenza con cui la Corte d'Assise d'Appello di Bologna ha condannato all'ergastolo il dermatologo Matteo Cagnoni per l'omicidio della moglie Giulia Ballestri nel 2016.
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Torino, tenta di avvelenare il figlio neonato con tranquillanti nel biberon poi si taglia le vene


Una mamma di 42 anni di Venaria Reale, alle porte di Torino, prima ha provato a uccidere il figlio di pochi mesi avvelenandolo con delle pastiglie di tranquillanti nel biberon e poi ha tentato il suicidio. Entrambi ricoverati in ospedale, non sarebbero in pericolo di vita. Indagini in corso da parte delle forze dell'ordine per ricostruire i motivi e la dinamica del gesto.
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Salernitana, poker all’Agropoli in amichevole: in gol Cerci

Gli uomini di Gian Piero Ventura hanno svolto una sgambatura di allenamento con l’Agropoli terminata con il risultato di 4 a 0 in favore dei granata. Nella prima frazione di gara doppietta di Djuric e gol di Lopez mentre nella ripresa Salernitana in gol con Cerci che ha giocato 65′ dimostrando una buona condizione fisica.

Consiglia

Cervo investito e ucciso in pieno centro di Chiavari, carne donata alla mensa dei poveri


L'animale, sceso dai boschi sulle colline che circondano la città ligure, probabilmente si è smarrito ritrovandosi nel centro storico della cittadina dove è stato investito a morte da un'auto che poi è fuggita. Per il giovane esemplare inulti i successivi soccorsi da parte delle guardie di vigilanza faunistico ambientale della Regione Liguria.
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Il j’accuse del gesuita Sorge: «Ruini con Salvini come la Chiesa ai tempi di Mussolini»

L'ex direttore di Civiltà Cattolica contro l'ex numero uno della Cei: «Sbaglia a benedirlo». E poi lancia l'idea di un Sinodo: «Non possiamo più tacere di fronte a odio e razzismo».

Ruini si comporta con Salvini come già fece la Chiesa con Mussolini. Il j’accuse arriva da Padre Bartolomeo Sorge, autorevole rappresentante dei Gesuiti, lo stesso ordine di Papa Francesco, già direttore della rivista Civiltà Cattolica. «Il cardinale Ruini sbaglia a benedire Salvini. Lo stesso fece il Vaticano con Mussolini», ha affermato il teologo e politologo in un’intervista a Marco Damilano per l’Espresso.

«RUINI, L’ULTIMO EPIGONO DELLA STAGIONE DI PAPA WOJTYLA»

«Nella storia della Chiesa italiana, Ruini è l’ultimo epigono autorevole della stagione di papa Wojtyla. Giovanni Paolo II, dedito totalmente alla sua straordinaria missione evangelizzatrice a livello mondiale, di fatto rimise nelle mani di Ruini le redini della nostra Chiesa, nominandolo per 5 anni segretario generale della Cei, per 16 anni presidente dei vescovi e per 17 anni vicario generale della diocesi di Roma», dice Sorge. «Per quanto riguarda il suo atteggiamento benevolo verso Salvini, dobbiamo dire che è del tutto simile a quello che altri prelati, a suo tempo, ebbero nei confronti di Mussolini. Purtroppo la storia insegna che non basta proclamare alcuni valori umani fondamentali, giustamente cari alla Chiesa, se poi si negano le libertà democratiche e i diritti civili e sociali dei cittadini», ha aggiunto.

«SERVE UN SINODO, LA CHIESA NON PUÒ PIÙ TACERE SUL’ ODIO»

«Credo che nella Chiesa italiana si imponga ormai la convocazione di un Sinodo», dice ancora padre Sorge. «I cinque Convegni nazionali ecclesiali, che si sono tenuti a dieci anni di distanza uno dall’altro, non sono riusciti – per così dire – a tradurre il Concilio in italiano. C’è bisogno di un forte scossone, se si vuole attuare la svolta ecclesiale che troppo tarda a venire», spiega. Secondo il gesuita, ex direttore di Civiltà Cattolica e di Aggiornamenti Sociali, «solo l’intervento autorevole di un Sinodo può avere la capacità di illuminare le coscienze sulla inaccettabilità degli attacchi violenti al papa, sulla natura anti-evangelica dell’antropologia politica, oggi dominante, fondata sull’egoismo, sull’odio e sul razzismo, che chiude i porti ai naufraghi e nega solidarietà alla senatrice Segre, testimone vivente della tragedia nazista della Shoah, sull’assurda strumentalizzazione politica dei simboli religiosi, usati per coprire l’immoralità di leggi che giungono addirittura a punire chi fa il bene e salva vite umane». «La Chiesa non può più tacere. Deve parlare chiaramente. È suo preciso dovere non giudicare o condannare le persone, ma illuminare le coscienze», conclude.

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Agenzia di Riscossione: attenzione alle truffe via PEC alle banche

genzia delle entrate-Riscossione segnala che sono in corso tentativi di truffa via pec (posta elettronica certificata) nei confronti di alcuni istituti bancari, con l’invio di falsi atti di pignoramento verso i loro clienti. L’indirizzo pec dal quale sono inviate le comunicazioni sui pignoramenti è “agenzia.riscossione.gov@pec-societa.it” e i documenti allegati riportano il logo istituzionale di Agenzia delle entrate-Riscossione, cosa che rende più credibile la truffa.Agenzia delle entrate-Riscossione è del tutto estranea all’invio di queste Pec, pertanto raccomanda alle banche di non tenere conto dei falsi atti di pignoramento contenuti in tali comunicazioni e di segnalare tempestivamente alla competente Direzione Regionale dell’Agenzia i casi sospetti affinché l’Ente possa effettuare le opportune verifiche e procedere alla eventuale denuncia all’Autorità Giudiziaria.

Consiglia

La Juwelo ha lasciato a casa 48 lavoratori durante un buffet

Specializzata in televendite di gioielli, adesso l'azienda dispone soltanto di 10 dipendenti. Il sindacato preannuncia sciopero. La ricostruzione di cos'è successo.

Li hanno convocati alle 10 del mattino in un ristorante di fronte all’ufficio per avvertirli che sarebbero stati tutti lasciati a casa. È successo a 48 lavoratori (tra dipendenti, liberi professionisti e soci di una cooperativa) della sede romana di Juwelo, una società del gruppo tedesco Elumeo che si occupa di televendite di gioielli. Una fonte interna all’azienda ha rivelato a Open: «Ci siamo ritrovati quasi tutti all’interno di questo locale con davanti a noi solo il capo tedesco, Wolfgang Boye, che ci ha detto di non aver più la disponibilità economica per pagare i nostri stipendi, che il bilancio non era buono e che stavano provando a trovare delle soluzioni».

L’AZIENDA PARLAVA DI «AUTUNNO SCOPPIETTANTE»

Ai dipendenti la comunicazione è arrivata sia tramite sms sia tramite email la mattina di lunedì 11 novembre. Una volta constatato che i badge erano stati disabilitati e le serrature cambiate, i lavoratori si sono diretti verso il ristorante. Ad attenderli c’era un rinfresco con tanto di cornetti, ma, saputa la notizia, nessuno aveva più voglia di mangiare: «Non avevamo il sentore che le cose andassero male. Ci dicevano “autunno scoppiettante, va tutto bene”. E poi che fanno? Ci lasciano a casa?», ha continuato a raccontare la fonte di Open, «siamo disperati, non so quando prenderemo lo stipendio di novembre e cosa ne sarà del nostro futuro».

SONO RIMASTE SOLTANTO 10 PERSONE

Adesso in azienda sono rimaste a lavorare soltanto 10 persone. Quattro producer, un operatore di call center, un magazziniere e tre presentatori freelance costretti, ha puntualizzato la fonte, «a farsi carico del lavoro di tutti quelli messi alla porta, lavorando in condizioni inaccettabili e al limite della legalità». Gli altri 48 per ora sono rimasti a casa retribuiti.

IL SINDACATO PRONTO A UNO SCIOPERO

Alessio Pasqualitti della Slc Cgl ha commentato: «Siamo andati subito sul posto e abbiamo chiamato la polizia denunciando l’azienda per il mancato accesso dei dipendenti ai locali. Intanto a noi non è arrivato nulla, nessuna comunicazione di apertura di licenziamento collettivo per riduzione personale o cessazione attività. Oggi, infatti, faremo un’assemblea e probabilmente opteremo per uno sciopero».

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Siamo a rischio inondazione Allarme lanciato dall’Enea

di Marcello Festa

Non c’è solo Venezia! I porti di Napoli e Salerno, il tratto costiero della Piana del Sele, il porticciolo di Scario sono a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo e i cambiamenti climatici. L’allarme, lanciato dall’Enea e da numerosi studiosi internazionali, diventa sempre più d’attualità. Ad incidere pesantemente sullo stato di salute, già precario, di vaste zone del Mar Tirreno, oltre all’innalzamento dei mari, provvede anche il peso crescente dei centri urbano, dovuto alle costruzioni massicce. L’emergenza maggiore interessa la provincia di Salerno e in particolare la Costa Sud dove si prevede l’innalzamento del mare da un minimo di 50 centimetri a un massimo di 1,40 metri. Da una parte le previsioni, dall’altra i dati oggettivi: il Mediterraneo si già è innalzato di circa 30 cm negli ultimi 1.000 anni e da precisi calcoli scientifici si prevede un innalzamento più che triplo nei prossimi 100 anni (previsione del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change). Per studiare le variazioni del livello del Mediterraneo, il team di ricerca ha preso in esame 13 siti archeologici sulle coste di Italia, Spagna, Francia, Grecia e Israele, in luoghi dove venivano estratte le mole olearie, cioè le grosse pietre utilizzate per la macinazione delle olive. In Italia l’indagine si è concentrata in tre aree del sud, tra queste il comune di Scario dove il livello del mare si è innalzato di circa 15 cm negli ultimi mille anni. In base ai dati diffusi dall’Agenzia, entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri (modello cautelativo) e tra 1,31 metri e 1,45 metri (su base meno prudenziale). Secondo gli esperti dell’Enea, “a questi valori bisogna aggiungere il cosiddetto storm surge, ossia la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro”. Sommando, così, la superficie delle 15 zone costiere già mappate, si arriva a un’estensione totale a rischio inondazione per le coste italiane di 5.686,4 chilometri quadrati, pari a una regione come la Liguria e la Campania, in particolare la Costa Sud della provincia di Salerno è considerata tra le maggiori indiziate.

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Fratte, Associazione Arcobaleno: «La strada che conduce a “Le Cotoniere” troppo pericolosa»

di Erika Noschese

Il tratto di strada che conduce al centro commerciale Le Cotoniere è un pericolo per l’incolumità dei cittadini. A denunciarlo è Camillo Melchiorre, presidente dell’associazione Arcobaleno che nei giorni scorsi ha scritto all’assessore Mimmo De Maio e all’amministrazione tutta per sollecitare un loro intervento per l’installazione di dossi o semafori, in entrambe le carreggiate. Una problematica che va avanti già da diverso tempo, tanto che un 17enne – lo scorso anno – ha perso la vita. Già nel 2018, i membri dell’associazione Arcobaleno ha presentato una petizione all’amministrazione comunale, poi protocollata il 3 dicembre dello stesso anno. «Il tratto di strada del centro commerciale Le Cotoniere, ancora oggi, minaccia l’incolumità dei cittadini ma soprattutto quella dei ragazzi e delle persone meno agili che quando attraversano da una parte all’altra quella strada rischiano seriamente la vita per colpa degli automobilisti che corrono senza scrupoli – ha dichiarato il presidente Melchiorre – Ricordo con tristezza la morte di un ragazzo di 17 anni che li ci ha rimesso la pelle proprio l’anno scorso è da qui ho deciso, insieme ai cittadini, di impegnarmi a far migliorare quella strada proprio per cercare di evitare brutte sorprese perché, come ben sappiamo su quella strada sfrecciano camion, auto, motociclette, motocicli». La proposta di Melchiorre consiste, semplicemente, nell’installazione di due dossi o due semafori, in entrambe le carreggiate, che avrebbero la funzione di accendersi in sinergia con il rosso, sia per chi scende a Salerno sia per chi è diretto a Baronissi, «così da permettere ai pedoni di attraversare la carreggiata senza rischiare la loro incolumità ma purtroppo ad oggi ancora non abbiamo avuto risposta da parte dell’assessore De Maio», ha dichiarato il presidente dell’associazione Arcobaleno che, tra le altre cose, segnala la scarsa illuminazione e mette ulteriormente a repentaglio l’incolumità dei pedoni. «Come da portavoce dei cittadini chiedo all’amministrazione comunale in particolare all’assessore De Maio di dare un suo contributo al miglioramento di questo tratto stradale che oggi, con la presenza del centro commerciale, è molto frequentato dai ragazzi e ragazze – ha poi detto Melchiorre – Alle volte basta poco per fare la differenza, non credo che sia un costo elevatissimo mettere due semafori altrimenti potrebbero pensare di mettere dei vigili urbani sul posto, in modo efficace come accade al centro di Salerno».

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Uscite dal vostro orticello e investite nell’economia globale

I risparmiatori allarghino i propri confini: le condizioni della crescita internazionale sono in costante miglioramento, e non si prevedono rallentamenti.

Riprendiamo il discorso avviato due settimane fa sul tema delle tre regole basiche che un investitore alle prime armi deve seguire per avere un giusto comportamento nei confronti dei processi di investimento dei propri risparmi.

Prima regola: investire nell’economia globale e non in settori, singoli titoli o mode del momento. La costante e continua crescita economico-sociale e tecnologica della civiltà umana è l’unica cosa di cui siamo certi da 5 mila anni a questa parte. Dovete puntare sulla crescita economica del pianeta.

Seconda regola: investire con strumenti efficienti; non singoli titoli, ma strumenti di risparmio gestito. Un indice, un mercato o uno strumento finanziario è efficiente quando è in grado di incorporare appieno l’economia reale che rappresenta. Tecnicamente, gli economisti parlano di capacità di incorporare tutte le informazioni che derivano dal mercato. Terza regola: investire per un tempo adeguato, in questo caso non inferiore ai 10 anni.

LA RICCHEZZA MONDIALE È IN COSTANTE AUMENTO

Oggi affrontiamo la prima regola che si basa su un assioma, spesso confutato da pregiudizi o ignoranza: investire nell’economia globale. È questo, infatti, il primo passo per un investimento efficiente. Provo a spiegarmi meglio. La costante e continua crescita economico-sociale e tecnologica della civiltà umana è l’unica cosa di cui siamo certi da cinquemila anni a questa parte.

Dal 1990 al 2015 la popolazione in condizioni di povertà estrema nei Paesi in via di sviluppo si è molto ridotta, passando dal 47% al 14%

Le condizioni economiche globali sono in costante miglioramento, e non si prevedono rallentamenti. E la crescita della ricchezza globale nei prossimi decenni sarà accompagnata dallo sviluppo di tecnologie che miglioreranno di gran lunga la qualità delle nostre vite. Dal 1990 al 2015 la popolazione in condizioni di povertà estrema nei Paesi in via di sviluppo si è molto ridotta, passando dal 47% al 14%.

Anche il numero di persone che ha accesso all’acqua potabile è quasi raddoppiato, da 2,3 a 4,2 miliardi, chiaro segno di un’economia in forte crescita e di un benessere mondiale sempre più diffuso. La dispersione scolastica si è ridotta a 57 milioni di bambini, confermando le migliorate condizioni di vita (spesso la dispersione è dovuta alla necessità per le famiglie povere di far lavorare i bambini fin da piccolissimi, sottraendoli così alla scuola).

In questi decenni pochissimi organi di informazione hanno posto l’accento sull’enorme crescita di ricchezza che si è registrata nel globo

Questi dati mostrano due cose:

  1. La percezione che abbiamo del mondo spesso è condizionata dal nostro microcosmo: quanti in Italia sarebbero disposti a scommettere che negli ultimi decenni a livello globale si è avuta una crescita economica importante?
  2. Le buone notizie non fanno mai notizia. In questi decenni pochissimi organi di informazione hanno posto l’accento sull’enorme crescita di ricchezza che si è registrata nel globo, trainata soprattutto dai Paesi in via di sviluppo. La spinta all’evoluzione e alla crescita economica nei secoli, però, non è dipesa sempre dalla stessa area geografica, ma si è spostata costantemente in funzione di moltissimi fattori, non ultimo quello demografico.

ITALIA ED EUROPA SONO SOLO PROVINCE PER UN INVESTITORE

Se oggi vi chiedessi qual è l’area del mondo a maggiore crescita e sviluppo tecnologico, sicuramente pensereste a India, Cina eccetera, cioè Paesi che vent’anni fa erano considerati poco affidabili sia economicamente sia in termini di stabilità politica e sociale, e che oggi invece rappresentano il motore economico del pianeta. Basti pensare che, secondo le previsioni, nel 2030 l’86% della forza lavoro sarà concentrata in queste aree.

Ecco allora che investire nell’economia globale diventa un modo per agganciarsi a questa crescita e produrre valore nei vostri investimenti. L’Italia o l’Europa sono solo province del riferimento geografico di un investitore. Per far rendere i vostri investimenti dovete chiedere al vostro consulente: «Mi fa vedere qualche prodotto che investe nel mercato globale?».

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Il quartiere dimenticato E i cinghiali spaventano i residenti

di Francesco La Monica

“Siamo abbandonati a noi stessi. Il quartiere versa in condizioni di degrado da diverso tempo e, da qualche mese, siamo persino invasi dai cinghiali. Ormai, siamo consapevoli di essere diventati invisibili agli occhi delle istituzioni”. A lanciare l’allarme sono i residenti e i commercianti di Sant’Eustachio, rione della zona orientale di Salerno. Un quartiere dove, a detta di molti, la non curanza delle istituzioni si mischia al degrado e alla povertà. A farla da padrone sono sporcizia, erba incolta, mancanza totale (o quasi) di attività commerciali e, perché no, atti di vandalismo. Non di minore importanza, la mancanza di controlli delle forze dell’ordine, denunciata da più residenti della zona nel corso degli anni. Una zona in cui, nelle ore serali, spesso e volentieri si rimane quasi al buio e in cui, di conseguenza, nessuno ha voglia e “coraggio” di transitare. Le famiglie, a differenza di un tempo, preferiscono spostarsi altrove, allontanandosi dall’atmosfera costantemente cupa del quartiere. Poche persone per strada, mancanza di spazi verdi e, addirittura, di panchine nella piazza centrale. Persino alla pensilina dell’autobus, i residenti hanno piazzato delle sedie per coloro i quali attendono il pullman. “Il quartiere è trascurato. C’è sporcizia un po’ ovunque e la stragrande maggioranza dei tombini sono otturati. In questi giorni di pioggia intensa, di fronte al mio negozio si è creato una specie di torrente. Noi commercianti facciamo il possibile per tenere pulita la zona di nostra competenza, ma più di questo non possiamo fare” – dice il titolare del Bar Tabacchi 138, Danilo Serritiello, che poi aggiunge:”I bambini del quartiere non hanno un posto decente dove poter giocare in tranquillità senza correre il rischio di farsi male. Inoltre, ci sono erbacce ed alberi pericolanti un po’ ovunque. Certamente la situazione è tutt’altro che rosea”. Condizione degradante sottolineata anche da Antonio Mauro, titolare dell’omonimo panificio e alimentari situato nel cuore del quartiere:”Siamo abbandonati a noi stessi. La piazza principale, che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita del quartiere, è uno schifo totale. Panchine divelte, fontane dissestate, erbacce, rifiuti di ogni genere e droga. Queste sono le uniche parole che vengono in mente quando si pensa a Sant’Eustachio. A giorni alterni, si rimane quasi completamente al buio. L’ultima volta, abbiamo dovuto aspettare dieci giorni prima che venisse ripristinata la già carente illuminazione. Di fronte al mio negozio c’è una tombino completamente tappato che spesso emana cattivo odore ed attira, inevitabilmente, topi e animali di ogni genere perché non viene fatta alcuna disinfestazione nei mesi estivi. Ad essere onesti – precisa Mauro – la responsabilità è anche di alcuni residenti incivili. Degli sconsiderati padroni di cani lasciano fare bisogni ai propri animali in ogni luogo senza mai raccoglierli e cestinarli. La raccolta differenziata non la fa quasi nessuno e quei pochi che tentano di farla, la fanno nel modo sbagliato. L’altro giorno, hanno persino rubato il bidone della spazzatura di fronte al mio negozio Noi persone perbene non siamo tutelate. Non abbiamo mai visto una pattuglia di polizia o di carabinieri transitare nella zona. Chiediamo un intervento immediato delle istituzioni, perché ci sentiamo l’ultima ruota del carro della città di Salerno”. Da qualche mese, come se non bastasse, il quartiere è letteralmente invaso dai cinghiali, che tengono in apprensione i residenti di via Quintino di Vona:”Di sera, puntualmente intorno alle 23, scendono dalle colline antistanti decine di cinghiali che si appostano di fronte alle nostre abitazioni in cerca di cibo. A quell’ora scatta il “fuggi fuggi” generale, tra chi è in strada con il proprio cane o chi, semplicemente, rientra nelle proprie case – dice il residente Michele Chirico – che aggiunge:”Per fortuna non sono accaduti, per ora, episodi spiacevoli, ma la paura è tanta. Abbiamo segnalato più volte agli organi preposti questa situazione che, finora, non è stata risolta. Speriamo che, prima o poi, gli le istituzioni si decidano ad intervenire per porre fine a questa assurda situazione”.

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Ciarambino: “Universiadi, inchiesta conferma nostre denunce in Commissione Trasparenza”

“Le ombre che l’inchiesta della Procura di Napoli sta calando sulle Universiadi sono la riprova che i nostri dubbi e le nostre denunce non erano certamente campate in aria, ma corroborate da fatti e numeri che fin da subito ci sono apparsi pochi chiari. Per due anni in Commisione Trasparenza abbiamo acceso i riflettori su scelte palesemente poco logiche rispetto alla mission dell’evento, tesa a investire fondi pubblici per opere infrastrutturali che fossero lasciate in dote alla Campania. Ed è la ragione per la quale abbiamo sempre contestato la scelta delle navi da crociera per ospitare gli atleti: 18 milioni letteralmente gettati in mare, al netto dell’impatto ambientale di due navi di quelle dimensioni con i motori in funzione h24. Un appalto che ora gli inquirenti descrivono come “cucito addosso” alla Msc, in virtù di possibili rapporti fiduciari con dirigenti dell’agenzia regionale per l’organizzazione dei giochi olimpici, apparentemente figlio dell’incapacità della Regione per non essere riuscita a individuare un sito adeguato per ospitare il villaggio olimpico”. Così la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Trasparenza Valeria Ciarambino.

“Rapporti fiduciari – prosegue Ciarambino – che, stando a quanto trapela dalle indagini, intercorrerebbero anche tra il vicepresidente della giunta regionale e braccio destro del governatore De Luca, Fulvio Bonavitacola, e il patron dell’hotel salernitano nel quale sono stati ospitati oltre 900 atleti. Scelte non condivise neppure dall’allora commissario straordinario Latella, ascoltata come testimone in questa indagine, che palesò l’inopportunità delle navi da crociera nel corso di un’audizione in Commissione Trasparenza. Al di là di quanto stabiliranno le indagini, si tratta comunque di scelte frutto di approssimazione e dei ritardi con cui si è mossa la macchina amministrativa, con al centro la figura di Bonavitacola e della sua fedelissima ex segretaria, promossa dirigente in seno all’Agenzia regionale per le Universiadi”.

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La pizza gourmet di Saporè sbarca a Milano grazie ad Autogrill

Il nuovo locale dello chef veronese Renato Bosco, sarà presente al Mercato del Duomo, il Flagship Store del Gruppo Autogrill.

Autogrill rinnova ulteriormente la sua offerta e porta nel centro di Milano Saporè, il nuovo concept realizzato da Renato Bosco, lo chef veronese celebre per la sua sperimentazione sulla pizza. Lo store sarà aperto nel Flagship del Gruppo Autogrill al Mercato del Duomo. Bosco, che viene definito “pizzaricercatore”, grazie al suo lavoro di innovazione del “mondo pizza” parte dalla tradizione e arriva ad un concetto di “pizza contemporanea” basato sulla continua evoluzione degli impasti.

Da sempre impegnata a interpretare i principali trend alimentari e ad anticipare i gusti e le esigenze in continua evoluzione dei consumatori moderni, Autogrill vanta numerose collaborazioni con chef internazionali. Tra queste, la partnership con Renato Bosco, attiva dal 2017, focalizzata sull’esperienza artigiana messa al servizio di una grande azienda che trova oggi un’evoluzione con l’apertura del format Saporè al secondo piano del Mercato del Duomo, all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II. Il luogo scelto è infatti iconico di una città viva e in movimento che vanta sempre più un primato nazionale anche in tema di varietà e innovazione dell’offerta di ristorazione. Con il lancio di Saporè Milano, Autogrill vuole offrire una scelta gastronomica innovativa e varia che unisce la genuinità alla tradizione nel gusto inconfondibile della pizza, piatto tipico della cucina italiana.

Renato Bosco

E’ proprio l’innovazione il tratto distintivo che ha unito Autogrill a Renato Bosco. Quest’ultimo, inizia il suo percorso di sperimentazione su impasti e lievitati – in particolare sulla PastaMadreViva – scegliendo sempre farine di ottima qualità cui accompagna una meticolosa ricerca sugli ingredienti della farcitura che contemplano diverse eccellenze del mondo del food.

La pizza contemporanea di Bosco

Le caratteristiche principali della “pizza contemporanea” di Renato Bosco sono da ricercarsi nella continua ricerca e innovazione applicate all’impasto che, in primis, deve essere genuino, digeribile, gustoso, senza rinunciare all’attenzione verso i principi nutritivi dei singoli ingredienti e all’equilibrio complessivo.Salubrità e gusto sono le caratteristiche principali dell’offerta di Saporè, composta da diverse tipologie di impasti, poveri di sale e grassi, ma estremamente idratati e quindi più digeribili.

Presso Saporè Milano i clienti potranno gustare la Pizza Crunch® e la Pizza Doppio Crunch®, caratterizzate dalla croccantezza, la Mozzarella di Pane®, un impasto dall’estrema morbidezza nel quale l’incontro con l’Oriente ha portato ad un approfondimento del metodo di cottura a vapore. La Pizza Tonda Classica, caratterizzata da un cornicione voluminoso e realizzata con Pasta Madre Viva e farine meno raffinate. Completano l’offerta il Pane realizzato sempre con PastaMadreViva, i piatti pensati per una pausa pranzo “h12” (avranno sempre un richiamo al mondo dei lievitati) ed infine i dessert, dal dolce lievitato ai biscotti fino alle brioches.

Saporè: il locale

Il primo Saporè è stato inaugurato da Bosco a San Martino Buon Albergo in provincia di Verona. La collaborazione con Autogrill ha permesso a Saporè di crescere e di diventare un vero e proprio concept, in grado di approdare in una location prestigiosa come Il Mercato Del Duomo, presso la Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano. Un luogo della città che, in questi anni, ha vissuto una profonda trasformazione attraverso un radicale rinnovamento dell’offerta di ristorazione caratterizzata, oggi, dalla presenza di diversi rinomati chef. Per questo motivo anche il Flagship Store di Autogrill si evolve per soddisfare sempre di più i desideri di cittadini e viaggiatori.

Passione per il cibo, centralità del cliente e grande cura per il layout del locale, sono i tre elementi caratterizzanti il nuovo punto vendita.

Saporè, che è in grado di ospitare più di 100 clienti, è una location dove ogni dettaglio è curato: la sala degustazione ha un sapore familiare e informale che si rispecchia nell’allestimento volto a favorire l’esperienza del consumatore. L’arredamento è caratterizzato dall’utilizzo di materiali naturali.Sono previste ulteriori aperture del concept presso l’Outlet di Vicolungo e all’inizio del 2020 presso l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa.

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Caso Cucchi, Di Maio contro Salvini: “Si deve scusare con la famiglia”


Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, torna sulla sentenza sul caso Cucchi e critica il leader della Lega, Matteo Salvini, che non ha voluto scusarsi con la famiglia di Stefano e con la sorella Ilaria: "Salvini, non puoi dire che la sentenza su Cucchi dimostra che la droga fa male. Cosa significa? Che se uno sbaglia nella vita deve essere pestato a morte? Credo che sarebbe meglio porgere le scuse".
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Accoltellò la ex per gelosia Condannato a 9 anni e mezzo

di Pina Ferro

Vide la sua ex amante scambiarsi delle effusioni con un altro uomo, accecato dalla gelosia impugna una lama e la colpisce al cuore. E’ stato condannato a 9 anni e mezzo l’infermiere Giuseppe Ingenito, 63 anni, residente a Pontecagnano già noto alle forze dell’ordine per stalking. L’uomo, difeso da Paolo Toscano, ieri mattina è comparso dinanzi al giudice per le udienze preliminari con l’accusa di tentato omicidio. Ingenito, per il quale il magistrato titolare del fascicolo investigativo, ha scelto di essere processato con il rito dell’abbreviato. Era lo scorso 22 aprile quando Giuseppe Ingenito affondò una lama nel petto della sua ex amante, la 38enne rumena Emilia David. L’uomo per 5 lunghi anni anni aveva avuto una relazione extraconiugale con la straniera, residente anche lei nel comune Picentino. Poi, la donna, che lavora come cameriera, aveva deciso di troncare quel rapporto che non l’avrebbe portata da nessuna parte e stava tentando di ricostruirsi una vita sentimentale. Da qualche tempo usciva con un nuovo compagno. Ma al 63enne, non stava bene. Non si era rassegnato a perdere la giovane amante e probabilmente aveva cominciato anche a seguirla. Il 22 aprile, era tardo pomeriggio, l’ha sorpresa, in via Generale Clark a Salerno, in auto con un altro. Non appena la vide impugnò una lama e dopo essersi avvicinato alla vettura colpì la donna al cuore. Ingenito fu bloccato e disarmato da un carabinieri della tenenza di Melito di Napoli, libero dal lavoro il quale chiese immediatamente l’intervento l’intervento dei colleghi del nucleo operativo della compagnia di Salerno. La donna soccorso fu trasportata al Ruggi dove fu operata e strappata alla morte.

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Breakfast Point, la colazione a portata di smartphone

di Erika Noschese

Un’applicazione per smartphone dedicata alla prima colazione. E’ questa l’idea vincente del salernitano Vittorio Di Cunzolo che ha dato vita ad un start up innovativa, Breakfast Point, nata per rispondere ad una chiara, duplice esigenza nel business della prima colazione: il sempre più diffuso bisogno delle persone di trovare cibi adatti alle proprie esigenze quando si tratta di fare colazione al bar; la necessità di ogni bar/pasticceria di raggiungere nuovi clienti potenziali facendo conoscere la propria offerta e di fidelizzare quelli attuali. L’app Breakfast Point si pone infatti l’obiettivo di aiutare gli esercenti a creare una vera e propria relazione con i propri clienti e di aiutare gli utenti a trovare la colazione ideale per le proprie esigenze, vicino a sé. La start up innovativa è stata fondata dai salernitani Vittorio Di Cunzolo e Daniele Foglia. «Siamo entrambi venditori formati alla cosiddetta “scuola della strada”. Siamo inseriti da diverso tempo nel settore del Bar attraverso la vendita di prodotti da forno surgelati per la prima colazione. Probabilmente l’intuizione è scaturita proprio da questa nostra esperienza quotidiana», hanno spiegato i due soci secondo cui negli ultimi anni il mercato della prima colazione e del bar ha subito un profondo rinnovamento. «Ce ne accorgevamo dai nuovi prodotti realizzati dalle aziende con cui collaboravamo e dalle richieste dei consumatori. Dalle esigenze e dalle difficoltà che i titolari di Bar ci esprimevano. Il quotidiano contatto con questi ultimi ci ha aperto gli occhi ad una nuova lettura delle esigenze e di questo cambiamento: consumatori con maggiore attenzione al benessere e diversificazione dell’offerta per far fronte ad un settore con molta concorrenza», hanno detto Di Cunzolo e Foglia spiegando come nasce quest’applicazione che intende mettere al centro del loro core business la colazione e l’aperitivo, entrambe a portato di smartphone. Tutto funziona attraverso la localizzazione: i gestori degli esercizi commerciali inoltre potranno “sfruttare” questa vetrina digitale per un po’ di sana pubblicità, inserendo tutto ciò che in vetrina. Visitatori e turisti avranno così la possibilità di soddisfare le loro esigenze scegliendo tra una serie di bar o pasticcerie ciò che preferiscono. Si potrà dunque sponsorizzare la colazione vegan piuttosto che l’american breakfast, solo per citare un paio di esempi. L’app è nata il 4 aprile 2018 e, ad oggi, è stata presentata in grandi città quali Milano. Breakfast App farà però il suo esordio anche a Salerno. Nello specifico, il prossimo 27 novembre sarà presentata all’Università degli Studi di Salerno. Il fondatore dell’applicazione sarà infatti ospite di Start Up Grind in cui parlerà della sua start up.

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Cosa (non) cambia nei requisiti per la pensione di vecchiaia

La speranza di vita non cresce e l'età pensionabile resta fissata a 67 anni per il 2021. La comunicazione del ministero dell'Economia.

La speranza di vita non cresce e i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia non aumentano e restano fissati per il 2021 a 67 anni. Lo si legge nel decreto del ministero dell’Economia appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficialia. «Dal primo gennaio 2021 i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati». L’aumento della speranza di vita a 65 anni infatti, è di 0,021 decimi di anno. «Trasformato in 12esimi di anno»- si legge – «equivale a una variazione di 0,025 che, a sua volta arrotondato in mesi, corrisponde a una variazione pari a 0».

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I Pronto soccorso rischiano lo stop: mancano 2 mila medici

Secondo una valutazione del Simeu nei prossimi anni i turni nei reparti di emergenza degli ospedali potrebbero saltare. Sul piatto una maggiore integrazione degli specializzandi nelle attività d'urgenza.

I Pronto soccorso (Ps), dal Nord al Sud, «sono a rischio chiusura: i medici mancanti sono ormai oltre 2.000 e non si riescono più a coprire i turni». A lanciare l’allarme è stato il presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), Francesco Rocco Pugliese che, con un documento firmato da 200 direttori di Ps, ha lanciato una proposta «urgente per tamponare i prossimi 5 anni»: assumere medici non specialisti, anche neo-laureati, da iscrivere però contemporaneamente in sovrannumero alle Scuole di specializzazione in Medicina d’urgenza.

IL PIANO PER INTEGRARE GLI SPECIALIZZANDI

Il documento dell’Accademia dei direttori Simeu è indirizzato in primis al capo dello Stato Sergio Mattarella ed al ministro della Salute Roberto Speranza. La prima proposta «per evitare l’esplosione del sistema», si legge nel documento presentato il 15 novembre in un incontro al Senato, è proprio l’introduzione dell’«ospedale d’insegnamento»: ovvero prevedere l’assunzione temporanea nei Pronto Soccorso di medici non specialisti, anche neo-laureati, o con una specializzazione diversa, da iscrivere contestualmente in sovrannumero alle scuole di specializzazione di Medicina di emergenza. La loro formazione avverrebbe per la parte pratica nei dipartimenti d’emergenza, integrata poi dalla formazione teorica nelle sedi universitarie.

In questa maniera, ha sottolineato Pugliese, «si ovvierebbe in tempi rapidi alla drammatica carenza di medici nei Pronto Soccorso, con un provvedimento che consentirebbe nell’arco dei prossimi cinque anni di comporre i futuri organici di Ps con soli specialisti in Medicina d’emergenza urgenza». Tali medici sarebbero destinati nell’immediato, ha chiearito il documento, «alla gestione di pazienti con codice a minore priorità ed eseguirebbero la formazione pratica sul campo sotto la supervisione dei direttori». Non si tratta di «dequalificare i medici d’urgenza ma è necessario tamponare l’emergenza. La nostra è una proposta urgentissima, una misura-tampone temporanea ed eccezionale».

LE ALTRE PROPOSTE: POSTI LETTO, DIFESA DALLE AGGRESSIONI E RISORSE

La Simeu ha chiesto anche di «risolvere le carenze strutturali e organizzative», a partire dalla previsione di un numero congruo di posti letto, e di intervenire sul «grave disagio lavorativo cui sono sottoposti i medici d’urgenza, e che rende poco attrattiva questa professione». Ciò anche intervenendo decisamente contro il fenomeno delle aggressioni sul luogo di lavoro e prevedendo una valorizzazione economica del lavoro in Emergenza. L’obiettivo, ha concluso Pugliese, è pure «arrestare l’attuale fuga dai Ps di professionisti preziosi e difficilmente sostituibili».

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