Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi

La domanda chemolti nel centrodestra si stanno facendo in queste ore è la seguente: il terremoto in Forza Italia mette a rischio la stabilità del governo? La risposta è: per il momento no. Ma Giorgia Meloni e i suoi più stretti collaboratori a Palazzo Chigi, a partire da Giovanbattista Fazzolari, qualche inquietudine ce l’hanno. Per un motivo molto semplice: in questi anni di governo hanno imparato a rapportarsi con Antonio Tajani, con le truppe parlamentari forziste guidate da Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, assai fedeli all’esecutivo.

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Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni dovrà riprendere il rapporto con i Berlusconi

Ora con Stefania Craxi in Senato ed Enrico Costa alla Camera sarà ancora così? Meloni sa bene che, dopo questo intervento della famiglia su Forza Italia, il suo interlocutore per il prossimo anno di governo non può essere solo Tajani.

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Enrico Costa (Imagoeconomica).

Dovrà essere, gioco forza, anche Marina Berlusconi. Le due, a quanto si sa, di recente non si sono sentite al telefono. Ma potrebbero farlo presto. Perché ormai la premier ha capito che con Tajani potrà andare d’amore e d’accordo, ma non è lui a tenere la golden share del partito. Se Arcore comanda, lui è costretto a ubbidire, anche se a malincuore, come si è visto con i capigruppo. Quindi toccherà alla premier riprendere i fili di un rapporto con i Berlusconi che negli ultimi anni è stato altalenante. Qualcuno (Fazzolari) ha suggerito alla presidente del Consiglio di attivare una sorta di filo diretto, un telefono rosso tra lei e Marina da utilizzare quando è necessario, per le questioni importanti. La premier non stravede all’idea ma, se serve, lo farà. Per ora, però, si naviga a vista.

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Gianni Letta e Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Gli attriti all’interno della maggioranza e la strategia di FI

Gli ultimi sussulti riguardano la nomina alla presidenza delle Consob del leghista (anomalo) Federico Freni, stoppata da FI finché il partito non avrà rassicurazioni sui nuovi ingressi al governo, Paolo Barelli ma non solo. Ma pure la norma nel decreto sicurezza sui fondi agli avvocati che lavorano per i rimpatri dei migranti non è piaciuta affatto alla parte liberal di FI, poiché è un provvedimento che “puzza” di remigrazione. Insomma, le questioni e le divisioni sul tavolo ci sono e ci saranno. E la premier dovrà abituarsi ad avere a che fare con una Fi meno destrorsa e più liberal su molti temi, a partire dai diritti civili. È notizia di queste ore che i berluscones abbiano intenzione di riaprire due capitoli lasciati in stand by come la legge sul fine vita e quella sullo ius scholae. Temi su cui i forzisti sono molto più vicini alle posizioni del Pd che a quelle degli alleati di governo. Mentre Tajani ha fatto sapere di voler invitare il nuovo premier ungherese Péter Magyar a Roma per i 50 anni del Ppe. 

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Antonio Tajani (Imagoeconomica).

I possibili innesti da Mediaset e le preoccupazioni di Confalonieri

Fondamentale, per la tenuta dell’esecutivo, sarà vedere come si assesterà il riequilibrio nel partito berlusconiano, come si poserà la polvere in vista di un ultimo anno di governo. La presunta discesa in campo di Marina Berlusconi al momento non è prevista, come lunedì è tornato a sottolineare Giorgio Mulè. Per ora l’intenzione di Marina e Pier Silvio è quella di mettere in posizioni chiave persone a loro vicine, soprattutto in vista delle liste elettorali per le Politiche, che saranno vidimate in ultima istanza ad Arcore. Col rischio che un pezzo dell’azienda traslochi nel partito. In tal senso il Foglio ha fatto i nomi dell’ex portavoce di Marina, Franco Currò, del giornalista Paolo Liguori, di Leonardo Panetta, dell’ex moglie di Paolo Del Debbio e potente donna Mediaset, Gina Nieri, del manager Ernesto Mauri e della collaboratrice di Mauro Crippa, Lorenza Mazzotti. Staremo a vedere. Non risulta però che Fedele Confalonieri, come qualcuno ha scritto, abbia “cazziato” Marina e Pier Silvio per la loro voglia di scendere in campo. Di sicuro, però, a Fidel non fa piacere che un pezzo di azienda trasmigri tra gli azzurri, come avvenne nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che però ebbe l’intelligenza di portare nel partito le terze e le quarte file di Mediaset, Fininvest e Publitalia, non certo le prime.

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Fedele Confalonieri (Imagoeconomica).

I motivi della sterzata liberale dell’azienda non sono solo politici

Sta di fatto, però, che dentro Mediaset la sterzata dei Berlusconi per un partito meno destrorso e sdraiato sul governo qualche maldipancia lo sta generando, specie tra quelli che coi loro programmi soffiano nelle vele di Salvini e Meloni, ovvero Paolo Del Debbio – che sulla Verità ha attaccato Arcore per la convocazione di Tajani in azienda – e Mario Giordano, che domenica scorsa è addirittura andato a comiziare sul palco della Lega esortando alla “remigrazione”. Mentre una parte di azzurri milanesi manifestava in difesa dei figli dei migranti, generando un corto circuito nel centrodestra che è stato criticato da Licia Ronzulli (anti-Tajani ma rimasta vicina alla Lega). Del resto la sterzata a sinistra si era già vista nelle ultime stagioni proprio sui canali Mediaset, perché la tv anticipa sempre la politica. Con Cartabianca e Realpolitik l’intenzione di Cologno è andare a coprire quel pezzo di elettorato prima molto distante. Non è soltanto una questione politica, ma anche aziendale. Coprendosi a sinistra, le reti del Biscione cercano di intercettare un certo tipo di pubblico, chiamiamolo di “borghesia progressista”, che è assai più colto e soprattutto alto spendente rispetto al pubblico storico di Rete4, per la gioia degli inserzionisti. Insomma, sulla sterzata a sinistra di Mediaset ci sono anche motivi aziendali ed economici, non solo politici.

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La torre Mediaset a Cologno Monzese (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un nuovo patto del Nazareno e la ricerca del futuro leader

Comunque tutto ciò servirà anche al partito, perché se davvero dalle prossime elezioni dovesse uscire un sostanziale pareggio, è verosimile che FI possa essere tentata da uno sganciamento da Lega e FdI per aprire un dialogo con Pd e centristi per possibili governi alla “tedesca”. Una sorta di nuovo patto del Nazareno, il cui gran ciambellano potrebbe essere di nuovo Gianni Letta. Come ha ben ricostruito Francesco Bei su Repubblica, Marina e Pier Silvio Berlusconi stanno costruendo una Forza Italia in grado di dialogare anche a sinistra nel caso si aprissero trattative per governi di unità nazionale. Insomma, tra i berluscones si lavora per proporre un’offerta politica più variegata e meno monocorde. Poi, dopo il voto, si andrà a congresso (lunedì sera in una riunione di partito è stato deciso di andare avanti con quelli locali solo dove non ci sono divisioni e criticità) e qui sono ben pochi quelli che scommettono su una discesa in campo dei figli. Che invece nei loro incontri con i vari esponenti forzisti lasciano intendere di essere alla ricerca di un futuro leader azzurro che ancora non c’è. Qualcuno dice che potrebbe essere il governatore del Piemonte Alberto Cirio. Altri sostengono che i Berlusconi guardino anche fuori dal partito, chissà. A Tajani, come scrive Repubblica, sarà concesso di riportare in Parlamento un manipolo di fedelissimi e forse di sperare di accomodarsi sulla poltrona da presidente del Senato. Mentre sullo sfondo resta ben viva pure la partita che si giocherà per il Quirinale.