L’analisi dell’imprenditore Lopardi: “Un Cilento che cresce e uno che si svuota”

di Arturo Calabrese

“Il Cilento che cresce e il Cilento che si svuota: è tempo di ripensare il territorio”. È così riassumibile il pensiero dell’imprenditore Cosimo Lopardi, molto attivo su Agropoli e sul Cilento. Grazie a lui, il territorio può annoverare l’arrivo di grandi marchi, con particolari novità in futuro, ed in più un ingente numero di posti di lavoro. La sua è una visione chiara del futuro.

Cosimo Lopardi, come sta il Cilento?

“Per anni abbiamo raccontato il Cilento come un territorio unico, con esigenze e problemi comuni. Oggi la realtà impone uno sguardo diverso: il Cilento non è più omogeneo. Esistono almeno due realtà che procedono a velocità molto diverse. Da una parte c’è il Cilento interno, fatto di piccoli borghi e comunità montane che negli ultimi vent’anni hanno perso abitanti, attività economiche, servizi essenziali e giovani generazioni. Dall’altra c’è un Cilento costiero e di cerniera che, pur tra molte difficoltà, continua a crescere, attrarre investimenti e generare sviluppo”.

Sullo spopolamento, Lei ha idee chiare oltre che i numeri alla mano…

“I dati regionali e nazionali confermano che lo spopolamento delle aree interne non è più un fenomeno temporaneo, ma una tendenza strutturale. In molti comuni dell’entroterra la popolazione diminuisce da anni senza interruzioni. Calano le nascite, aumenta l’età media, diminuiscono gli studenti e diventa sempre più difficile garantire servizi pubblici fondamentali. La stessa Regione Campania, attraverso la Strategia dell’Area Interna Cilento Interno, ha riconosciuto una situazione ormai evidente: numerosi comuni vivono una fragilità demografica e sociale che richiede interventi mirati e nuove forme di collaborazione territoriale. Accanto a questa realtà, però, ce n’è un’altra spesso sottovalutata”.

Quale?

“Mentre alcuni territori si svuotano, altri crescono. Agropoli e Capaccio Paestum rappresentano l’esempio più evidente di questa trasformazione. Insieme superano ampiamente i sessantamila abitanti nel periodo invernale e costituiscono il principale sistema urbano del Cilento. Le famiglie si muovono tra i due comuni, le imprese operano oltre i confini amministrativi, i flussi commerciali sono integrati e i servizi vengono utilizzati indistintamente dai cittadini di entrambe le realtà. Da tempo investitori, aziende e società di analisi considerano Agropoli e Capaccio Paestum un unico bacino economico e demografico”.

Da cosa lo si deduce?

“Basta osservare dove si concentrano gli investimenti: commercio, servizi, logistica, turismo, infrastrutture e nuove residenze. Le imprese non ragionano più in termini di confini comunali, ma di numeri, flussi, consumi e capacità di attrazione”.

Dunque, cosa fare?

“La vera sfida non è soltanto contrastare il declino del Cilento interno, ma costruire un rapporto equilibrato tra le aree che crescono e quelle che arretrano. Le città in espansione non devono essere considerate antagoniste dei piccoli comuni, ma poli di sviluppo al servizio dell’intero territorio. Un’area che perde popolazione ha bisogno di centri forti capaci di garantire sanità, istruzione, commercio, mobilità e lavoro. Serve una visione nuova”.

Colpa anche della politica?

“Per troppo tempo la politica locale si è limitata a gestire l’esistente senza chiedersi quale sarà il Cilento dei prossimi vent’anni. La domanda è semplice: ha ancora senso ragionare con gli schemi amministrativi del passato quando la geografia economica e sociale del territorio è già cambiata? Forse è il momento di avviare una riflessione concreta sulla costruzione di una vera area urbana del Nord Cilento, capace di integrare servizi, funzioni e strategie di sviluppo. Una prospettiva che non dovrebbe spaventare, ma essere vista come un’opportunità per tutti. Perché il problema non è che alcune città crescano troppo. Il vero rischio è che la politica continui a ignorare un cambiamento già avvenuto. E quando la politica arriva in ritardo, è la realtà a decidere il futuro al suo posto”.

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