Peppe Rinaldi
Tra il capoluogo e il nord della provincia, pare ci sia qualcuno che informa una persona indagata per crimini di un certo peso, sulle mosse che gli investigatori stanno per compiere. E’ capitato – lamentano alcune fonti confidenziali a Cronache – che, avendo pianificato un sopralluogo o effettuato un incrocio di dati oppure la verifica di presenze e contatti sensibili, il sospettato sia già altrove, l’incontro in programma salti d’improvviso, il posto individuato cambi all’ultimo minuto. Gli interessati si guardano l’un l’altro e si chiedono: “ma questo come fa a sapere che stavamo cercando proprio quella cosa?”, oppure “come mai quella verifica è andata a vuoto se fino a poco prima era a portata di mano?”. Semplice: qualcuno porta a dire, come impone una certa sintassi nazional-popolare, peraltro molto efficace. Insomma, c’è – ci sarebbe – una «talpa» da qualche parte che anticipa le mosse degli investigatori, complicando le cose un po’ a tutti. Attenzione, parliamo di investigatori e non di inquirenti (nel senso giuridico) dal momento che questo giornale non è a conoscenza dell’esistenza di una specifica procedura giudiziaria al di là di quella ufficiale, sfociata poi nel sequestro da cui è originata la storia che proviamo, tra mille insidie, a raccontare. Si tratta, in pratica, di un livello ancora intimo dell’azione degli investigatori, oggi alle prese con una doppia rogna: da una parte, la gestione e lo sviluppo delle relative indagini sul sequestro milionario, dall’altra il rischio dell’infedeltà interna o «laterale».
Il tema della talpa istituzionale, l’infedele custode dei segreti dello Stato che passa le informazioni alla criminalità, attraversa la storia, la letteratura e il cinema offrendo spunti narrativi e drammatici formidabili, proprio perché scardina il principio della fiducia nell’autorità. Se si scende nei dettagli storici e letterari, emergono aneddoti, figure e miti di eccezionale interesse. In Campania dobbiamo tornare alla Napoli dell’Ottocento, prima dell’Unità, muovendoci tra storia e tradizioni di racconti. Ad esempio, nella famigerata “Bella Società Riformata” (la camorra delle origini, detta anche “Onorata Società”), il rapporto con le guardie regie borboniche pare fosse, secondo fonti abbastanza univoche, quasi simbiotico. I camorristi gestivano l’ordine pubblico nei quartieri popolari per conto di funzionari corrotti. L’aneddoto vuole che quando un poliziotto onesto, l’ispettore Michele Ruggiero, decise di rompere questo andazzo iniziando a colpire duramente i capi della camorra, si trovò attorno solo terra bruciata. Ogni suo ordine di cattura sfumava perché i malavitosi venivano avvisati dai suoi stessi sottoposti. Quando Ruggiero riuscì comunque a far arrestare alcuni capi agendo da solo, la camorra, per dare un segnale di impunità, lo fece assassinare. Nel nostro caso siamo in un’altra dimensione, vale a dire in un’apparente, ordinaria storia di corruzione, ancorché grave, non la prima né l’ultima, verosimilmente non la sola. Così gira il mondo, a qualunque latitudine, in genere queste cose vanno sempre a finire male, vedremo.
Tutto nasce da un sequestro per la confisca di beni mobili e immobili ordinato contro una società e un imprenditore sul finire dello scorso anno, poi eseguito. L’area è a nord di Salerno. Ora, un sequestro in sé non esaurisce, come sappiamo, l’attività nel complesso immaginata dai magistrati nei confronti di un indagato, perché la cosa continui c’è spesso bisogno di ulteriori indagini, approfondimenti, perfezionamenti, nuove scelte, strategie, c’è da replicare alle prime mosse difensive, etc. Il punto è qui: ogni tappa successiva che gli investigatori stavano per traguardare nei confronti del soggetto sottoposto ad indagini, veniva vanificata da un misterioso, quanto repentino, cambio delle condizioni di partenza. C’è una sola spiegazione, qualcuno non riga dritto: ma chi?
Iniziano le contromisure, man mano che le indagini vanno avanti una prima lampadina si accende. E così inizia una complicata opera di monitoraggio di uomini, cose, strutture, palazzi, interni ed esterni alle mura degli operatori attuali e di altri apparati dello stato. Pian piano le cose cominciano a farsi chiare, diciamo meno oscure, visto che da tempo era stata notata una modifica del tenore di vita di un collega, sebbene questi non fosse direttamente interessato alle indagini sul sequestro: lui no, ma una sua vecchia conoscenza sì, per interposta persona. Non avendo competenza sulla materia oggetto del sequestro, almeno non più perché passato ad altri «servizi», quale potrebbe essere allora la sua fonte di informazioni? Pensa e ripensa, studia e ristudia, alla fine un’ipotesi plausibile si delinea nella testa dei cacciatori della talpa. Appostamenti, pedinamenti ed altro avrebbero consentito agli investigatori di farsi un’idea del perché arrivassero secondi quando si trattava di stringere ancora un po’ la corda al collo dell’indagato. Il perché potrebbe essere questo: un familiare di un membro di Pg, già vecchio investigatore ma poi pensionato «a forza», avrebbe antichi rapporti col sospettato. Il soggetto potrebbe aver avuto accesso alle informazioni sull’attività giudiziaria successiva al sequestro attraverso il proprio familiare e, una volta ottenute, le avrebbe passate alla talpa che, a sua volta, le avrebbe destinate all’indagato, che, appunto, prendeva le contromisure. Tra la talpa e l’indagato, si è poi ricostruito, c’è un rapporto derivante da passioni e interessi giovanili nella comune area di provenienza, relazioni peraltro trasmesse anche per via ereditaria. La fonte confidenziale mostra a Cronache la fotografia di un incontro tenutosi pochi mesi fa nei pressi del Crescent a Salerno tra la potenziale talpa, il presunto investigatore infedele e il certo congiunto dell’operatore di Pg che partecipa alle indagini sul sequestro. La cosa che ha fatto drizzare ancora le antenne, è il fatto che sembra che di questo incontro non sia stata redatta la relazione di servizio, quella che ogni tipo di divisa fa, in genere, al proprio superiore oppure annota in un registro ad hoc, quando incontra certe persone, va in posti particolari o scambia informazioni con chiunque non sia la propria madre.
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