Flotilla, la procura di Roma valuta i reati di tortura e violenza sessuale

Circa una cinquanta di attivisti della Flotilla sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Lo si apprende da fonti della missione. Tra di loro risulta anche un italiano ricoverato, sulle cui condizioni di salute «stiamo cercando di avere notizie», come spiegato dalla portavoce italiana Maria Elena Delia. «Ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock», ha aggiunto.

La procura analizzerà il video Ben-Gvir

Intanto la procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona sta valutando anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Secondo quanto si apprende i magistrati di piazzale Clodio, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno rivolte dal ministro.

Piano pandemico 2006, prescritte le accuse per Ranieri Guerra e altri due

Il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’ex numero due dell’Oms Ranieri Guerra, per l’ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giuseppe Ruocco e per la dirigente del ministero della Salute Maria Grazia Pompa nel procedimento relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006 e alla gestione dell’emergenza Covid. Per i tre indagati, l’accusa era di rifiuto di atti d’ufficio. Per questa vicenda la Procura aveva sollecitato l’archiviazione nel 2023, ma il gip aveva disposto per gli indagati l’imputazione coatta. Archiviata, invece, nel 2025 la posizione dell’ex presidente dell’Iss Silvio Brusaferro sia per l’ipotesi di truffa, in riferimento a erogazioni pubbliche, sia per il rifiuto di atti d’ufficio. Per quest’ultima ipotesi sono state archiviate anche la posizione dell’ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e dell’allora dirigente del ministero Claudio D’Amario.

Caso Minetti, i magistrati valutano interrogatori all’estero

I magistrati della procura generale della Corte d’Appello di Milano stanno valutando interrogatori all’estero in merito alle nuove verifiche sugli elementi che hanno portato alla grazia per Nicole Minetti. Lo si apprende dalla stessa procura. Intanto il Fatto Quotidiano ha riportato le dichiarazioni di una donna che avrebbe lavorato come massaggiatrice nella tenuta di Minetti e del suo compagno in Uruguay, secondo la quale l’ex politica non avrebbe mai cambiato stile di vita rispetto agli anni in cui era in Italia. «Sono io la testimone dei festini con le escort a Punta del Este. Nicole ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione», ha detto la donna, Graciela Mabel De Los Santos Torres, al giornale.

Il racconto: «Nella tenuta politici, imprenditori e ragazze minorenni, sono anche stata molestata»

Graciela ha lavorato per 20 anni nella tenuta uruguayana e ha detto di aver visto passare da lì modelle, imprenditori, politici e ragazze, anche minorenni. «All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Un sistema. Un posto dove arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Secondo il suo racconto, era Nicole a scegliere le ragazze: «Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere.Tutti la temevano. Quando arrivava lei cambiava il clima, anche tra le ragazze era di paura». La donna ha infine affermato di aver anche subito molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi. E Nicole Minetti era lì, presente e indifferente. Smisero di chiamarmi. Da un giorno all’altro mi sostituirono con un’altra massaggiatrice disposta a fare quello che io non volevo fare».

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»

Sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025, Alberto Stasi disse che Chiara Poggi non gli aveva mai parlato di Andrea Sempio, né di presunti approcci sessuali legati a strane chiamate telefoniche ricevute. Lo riportano diversi quotidiani. Per la procura di Pavia le tre brevi telefonate fatte tra il 7 e l’8 agosto 2007 da Sempio a casa Poggi, quando a casa c’era solo Chiara, rappresentano un indizio contro il nuovo indagato per il delitto di Garlasco.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Andrea Sempio in un frame dell’intervista a Verissimo su Canale 5, l’11 gennaio 2026 (Ansa).

«Non l’ha fatto. Ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, cioè da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo», disse a verbale Stasi, condannato a 16 anni e all’epoca del delitto fidanzato della vittima, confermando invece di aver sentito dalla vittima di avance ricevute da un collega.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Chiara Poggi (Ansa).

Stasi: «Sempio? Non sapevo neanche esistesse»

Alla domanda se Chiara le avesse mai parlato di Sempio, amico del fratello Marco, la risposta di Stasi era stata secca: «No, no». Aveva inoltre affermato di non sapere nulla del nuovo indagato («Mai visto, mai sentito, non sapevo neanche esistesse»), confermando dunque di non aver mai nutrito sospetti su di lui, almeno prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano. Interpellato sulla possibilità che Marco Poggi fosse a conoscenza dell’esistenza di alcuni video intimi della coppia, aveva risposto così: «Oggi non mi ricordo, ma direi di no. Tendo a escluderlo». I video intimi, secondo la procura, potrebbero essere il movente dell’omicidio.

Biennale, chiusi “anti-Israele” una ventina di Padiglioni nazionali

Chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni nazionali, tra i Giardini e l’Arsenale, alla Biennale di Venezia. Finora l’elenco comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento. Ad annunciarlo è stato il canale Telegram Global Project. La mobilitazione è promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga – Art not genocide alliance. «Questo pomeriggio alle 16.30 è previsto il corteo che da Via Garibaldi punterà a raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», ricorda sempre il canale Telegram.

Omicidio di Diabolik, assolto in appello il presunto killer

I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025

A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.