San Matteo tra Salerno e il Regno dei cieli

di Laura Scermino

Il 21 settembre è una data che di certo non passa inosservata per credenti e non. Tale giorno oltre a rammentare la data della morte di un martire cristiano,santo, nonché apostolo ed evangelista, SAN MATTEO, identifica dal 2002 il giorno in cui l’ONU ha deliberato la GIORNATA MONDIALE DELLA PACE, in un cessate il fuoco quale monito globale.Monito che in questo tempo di conflitti armati invoca più che mai attenzione,impegno di ciascuno. La PACE,dunque,quale valore assoluto e fondamento di ogni relazione diventa linguaggio universale,di rinuncia alla volontà di prevaricazione, di accoglienza, di comprensione,di vicinanza, di attenzione all’altro, di mansuetudine,di umiltà. Doti di cui dovrebbero essere depositari ed a cui dovrebbero tendere non solo i testimoni della fede cristiana ma anche di quella politica,sui cui “valorosi” principi hanno prestato giuramento,come l’art.11 della Costituzione:”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…….consente…….. un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni….” Tale data “simbiotica” nel sua più ampia rappresentazione non può che far riflettere ognuno di noi, e ricollocare quanto ci circonda nella giusta dimensione,affinchè dissolti i polveroni sollevati dalle fisiologiche polemiche,dai dibattitti sull’una commemorazione e sull’altra,sia chiaro che non può esserci devozione senza pace,in un professare che corrisponda alla interiorità di ognuno,e che accompagni ogni nostro gesto,ogni nostro passo, ogni nostra parola.Se ognuno riuscisse a fare la sua parte nel suo piccolo,nella sua quotidiantità,se ognuno si sforzasse di “volere” diversamente,spezzando la catena della rivalsa,della vendetta,del rizelo,contribuirebbe a rendere concreto questo traguardo.In fondo l’oceano è fatto di gocce,lo stesso che condusse i resti del richiamato evangelista sino a noi. La storia,infatti, testimonia di come le spoglie di San Matteo siano state per i salernitani un “dono di Dio” incarnando a pieno il significato del nome del Santo. Le stesse,provenendo presumibilmente dall’Africa,dove l’Apostolo aveva da ultimo predicato e trovato il martirio,approdarono a Velia per restarvi 4 secoli prima di giungere a Salerno ed esservi custodite dal 954.Spoglie, portate alla luce dai resti della vecchia chiesa paleocristiana,ed alle quali si deve l’ispirazione per l’inizio della costruzione della cattedrale di Salerno nel 1080 da parte dell’invasore normanno Roberto il Guiscardo che al fine di accreditarsi la popolazione a discapito della passata ostilità vichinga alle chiese,solitamente saccheggiate,diede seguito ad un desiderata dell’allora pontefice Gregorio VII,esiliato a Salerno. Tuttavia a segnare la definitiva ed irreversibile devozione salernitana al Santo Evangelista ci fu un evento:nel 1544 una flotta di navi del Regno di Sicilia condotta dal re Guglielmo I destinata a salpare a Salerno per distruggerla venne inaspettatamente fermata da una repentina tempesta tanto da farla desistere senza ripensamenti nell’intento. Tale prodigioso evento,secondo le cronache dell’epoca, fu imputato all’intercessione di San Matteo che da allora fu eletto a patrono protettore della città ed a ringraziamento del quale venne organizzata ogni anno una processione nella data annotata della sua morte. Tale consuetudine,mai dismessa, è giunta sino ai nostri giorni in una festa “patronale” arricchita da musica e fuochi d’artificio che,in una commistione di tradizione popolare e di venerazione cristiana,concentra i suoi sforzi sull’organizzazione di una processione per le vie del centro storico che tocca la Caserma della Guardia Finanza, piazza Cavour per la benedizione sul mare ed il Palazzo di Città annunciata,nei giorni precedenti,dalla conduzione della reliquia del BRACCIO DI SAN MATTEO,(cominciata il 14 settembre) presso: la Casa Circondariale “Antonio Caputo” di Salerno – Fuorni,l’Ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno,la sede della Guardia di Finanza, la Caserma “Vincenzo Giudice” di Salerno, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ed infine il Campolongo Hospital in Eboli. Ed ecco che il sacro per portare frutto deve sempre interfacciarsi con il profano! Vale la pena ricordare che Matteo era un ebreo esattore al servizio dei romani, odiato e mal visto dalla sua comunità perché considerato colluso al popolo dominatore di cui maneggiava la moneta ed al quale anticipava le gabelle (imposte per il passaggio delle merci da una regione all’altra) riscuotendole fortemente maggiorate dai “passanti”,così ulteriormente vessati. Tuttavia Egli resta il testimone tra gli apostoli della più repentina adesione a Gesù,che lo invitò direttamente a seguirlo.Fu così che allora come ora,gli altri mai stanchi di esprimere giudizi e secondo una logica limitatamente umana,criticarono che Gesù,a sua volta,avesse ricambiato l’invito a casa dello stesso per un banchetto che voleva annunciare a tutti i suoi la sua scelta di cambiamento,la sua conversione radicale. Critiche tacitate dal senso della risposta di Cristo “ “Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati infatti non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori”. Le “visite” del Santo,dunque, sono metafora,in tutti i sensi, di ciò che San Matteo ha rappresentato e per cui è stato eletto protettore di banchieri, commercialisti, contabili in genere,Guardie di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e ammalati. La ragione,dunque, della “presenza” del busto del Santo o della sua reliquia nel BRACCIO in luoghi che “santi” non sono, rammentano un fatto,una tradizione storica che si fa umile testimonianza di un “credo” che proclama una opportunità di cambiamento per tutti,in un bene sempre possibile e sempre auspicato ed auspicabile. Ed il cambiamento segna sempre un costoso passaggio da ciò che era e non è più! Quel BRACCIO contenente la reliquia del Santo, non solo è un forza alle afflizioni,è mano tesa ai caduti,è sostegno ai claudicanti nella giustizia delle opere e nella salute dello spirito,ma incarna come è per ogni reliquia,anche la speranza disperata in un miracolo,di chi vive il suo ultimo tempo nella consapevolezza della fine prossima. E forse in uno slancio caritatevole, proprio del senso che ognuno dovrebbe intravedere in questo momento di ricordo, è a questi più sofferenti ed afflitti che ad altri che andrebbe condotta la reliquia del Patrono della Città di Salerno. A concludere questa festa tutta salernitana,i fuochi d’artificio anch’essi metafora dell’attesa di una gioia da condividere e meraviglia che spalanca gli sguardi verso l’alto soprattutto dei più piccoli, divenendo bagaglio irrinunciabile dei ricordi dell’infanzia,associati ad un cielo che, decretando nello stesso dì l’inizio dell’equinozio, sembra voglia alludere in questo passaggio “siderale” di come la luce,in un momento di equilibrio perfetto, coesista paritariamente al buio fino alla “scelta” e che grazie ad esso si riconosca tale.

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