Sesta notte di raid Usa, l’Iran risponde colpendo anche in Siria

Gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran per la sesta notte consecutiva. Il Centcom ha riferito in un post su X che le forze Usa, «tra cui aerei da combattimento, droni e navi da guerra, hanno lanciato munizioni di precisione colpendo decine di obiettivi militari iraniani», come «decine di siti di sorveglianza costiera e di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e capacità marittime». Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Irib, nel mirino degli Stati Uniti è Bandar Abbas, che ospita una base del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Le forze Usa hanno colpito diversi ponti nel tentativo di interrompere le vie di rifornimento verso Bandar Khamir, città portuale affacciata sullo stretto di Hormuz. Il ministero della Salute iraniano ha dichiarato che 38 persone sono rimaste uccise e oltre 400 ferite negli attacchi statunitensi contro la Repubblica Islamica a partire dal 22 giugno.

La rappresaglia iraniana nel Golfo e anche oltre

In risposta i pasdaran hanno lanciato numerosi raid contro le basi militari americane in Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman e anche più lontano, in Siria. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver condotto un attacco contro il centro di comando americano ad al-Tanf, al confine con Iraq e Giordania, che avrebbe «distrutto un sistema radar e diversi elicotteri, uccidendo un gran numero di soldati statunitensi». Washington aveva annunciato a febbraio il ritiro dalla base di al-Tanf e la cessione del controllo all’esercito siriano. Le forze armate di Kuwait e Qatar hanno reso noto di aver subito attacchi aerei all’alba di venerdì, mentre in Bahrein sono risuonate due volte le sirene d’allarme. Per quanto riguarda l’Oman, i pasdaran hanno dichiarato di aver distrutto un radar di controllo aereo statunitense nella regione di Ghanim, e un radar di controllo marittimo sullo stretto di Hormuz.