Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump

Ci sono pochi temi su cui destra e sinistra si danno la mano, uno di questi è il sostanziale no alle richieste di Donald Trump di aumentare al 5 per cento di Pil le spese militari per la presenza nella Nato entro il 2035. E anche questo spiega la martellante offensiva a cui il presidente Usa sta sottoponendo Giorgia Meloni.

Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump
Donald trump (Ansa).

Gli attacchi di Trump a Meloni

Ultimo episodio non più tardi di lunedì, quando sui social ha pubblicato una foto non particolarmente benevola della premier con la scritta «Serve un ordine restrittivo», provvedimento usato contro gli stalker. Insomma, a Donald l’arrabbiatura non è passata. E difficilmente gli passerà in tempo per il vertice Nato di Ankara. Perché il governo italiano intende aumentare la spesa per armamenti, ma di poco e con calma, non arrivando certo agli obiettivi indicati dagli americani e inserendo tra le spese anche capitoli che hanno già fatto alzare il sopracciglio di Washington. Va detto che Trump è brutale nelle sue manifestazioni, ma la richiesta di maggiori contributi agli alleati va avanti dai tempi di Barack Obama, e nemmeno tutti gli altri Paesi europei fanno i salti di gioia all’idea di alzare gli investimenti per la Nato.

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Il meme pubblicato da Donald Trump (Ansa).

Il muro delle opposizioni sulle spese militari 

Ma se il governo italiano frena, promettendo un graduale aumento che porti al 3,6 per cento nel 2028, l’opposizione non accelera. «Invece di mettere soldi sulle armi, porteremo la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil, come altri Paesi europei», ha detto Elly Schlein, che chiede un maggiore coordinamento militare europeo. Giuseppe Conte ha definito in passato «una follia» aumentare di 12 miliardi la spesa in difesa. Non meno teneri Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Linea pro-europeista anche da parte di Matteo Renzi. E tornando al centrodestra, non è ancora chiaro se di maggioranza o di opposizione, anche Roberto Vannacci ha alzato le barricate: «Le spese militari bisogna aumentarle se c’è una concreta minaccia ma io ancora non la vedo questa minaccia». E dunque, comunque vadano le elezioni il prossimo anno, l’obiettivo indicato da Trump si può considerare stabilmente in bilico.

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ELLY SCHLEIN, SEGRETARIA PARTITO DEMOCRATICO, GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Nel prossimo biennio l’aumento sarà di 17-18 miliardi

Piccolo promemoria. Nel 2025 l’Italia ha aumentato significativamente la spesa arrivando al 2,01 per cento del suo Pil e promette un +0,25 per cento nel 2027 e +0,55 per cento nel 2028, per un aumento complessivo di 17-18 miliardi di euro nel prossimo biennio. Nei due anni passati siamo stati tra i Paesi che hanno aumentato i contributi in media con gli alleati e, da sempre, siamo tra i primi tre contributori in termini di uomini schierati. Tra i primi Paesi a spendere in difesa, guarda caso, i vicini di Russia e Ucraina: la Polonia con il 4,30 per cento del Pil, poi Lettonia (3,74) ed Estonia (3,42), sopra il 3 per cento Danimarca e Norvegia, la Germania è al 2,39 con 105 miliardi. Gli Stati Uniti? Si attestano al 3,19 per cento, che in dollari fa 980 miliardi, pari a oltre il 59 per cento del budget Nato. Netto, al limite del lapalissiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Se vuoi far parte di questa alleanza, devi rispettare gli impegni presi». «Penso che non ci sia un’alternativa a far parte della Nato», ha chiarito. «Se qualcuno ha un’idea diversa la dica, io non voglio allearmi né con la Russia né con la Cina». Ma tanta chiarezza cozza con la proverbiale confusione della politica italiana e questo Oltreatlantico non va proprio giù. 

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Guido Crosetto (Imagoeconomica).