Omicidio Vassallo, il ruolo del pentito Ridosso

La procura Antimafia di Salerno con il pubblico ministero Elena Guarino aveva chiesto 7 anni e 4 mesi di reclusione per Romolo Ridosso, ex collaboratore di giustizia originario di Castellammare di Stabia e poi domiciliato a Scafati dopo la faida nella città delle acque, nell’ambito del processo con il rito abbreviato per l’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Per Romoletto però il gup del tribunale di Salerno Giovanni Rossi non ha ritenuto fondate le contestazioni mosse dalla pubblica accusa assolvendolo dal reato a lui attribuito. Era uno degli accusatori del colonnello Cagnazzo ‘(assolto) e secondo le sue dichiarazioni avrebbe partecipato mesi prima del delitto a un sopralluogo ad Acciaroli. Arriva quindi la svolta significativa in uno dei capitoli giudiziari legati al delitto del sindaco pescatore assassinato nel settembre del 2010. La decisione è arrivata al termine del giudizio celebrato con la formula del rito abbreviato e per Romoletto è arrivata l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Assistitobda Michele Avino, l’esponente dell’omonimo clan scafatese poi passato tra le fila dei collaboratori di giustizia, era finito al centro delle indagini sulla ragnatela di contatti e presunti accordi che avrebbero portato all’esecuzione del sindaco di Pollica. La sentenza pronunciata dal gup salernitano rappresenta un tassello cruciale che si inserisce nel più ampio e complesso mosaico investigativo sull’assassinio del primo cittadino. Per comprendere appieno le ragioni giuridiche e la ricostruzione dei fatti che hanno spinto il giudice a scagionare l’ex pentito, bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni, previsto entro i prossimi 90 giorni. L’inchiesta, tuttavia, prosegue. Il prossimo 9 luglio prenderà il via il processo nei confronti dell’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e dell’imprenditore Giuseppe Cipriano, alias Peppe Odeon, ritenuti dagli inquirenti coinvolti nell’organizzazione del delitto, oltre a Giovanni Cafiero, chiamato a rispondere dell’accusa di traffico di droga. Nel frattempo, la Procura Generale e la Procura di Salerno hanno impugnato il proscioglimento disposto lo scorso marzo nei confronti del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. Secondo l’accusa, l’ufficiale avrebbe avuto un ruolo non solo nell’organizzazione dell’omicidio ma anche nel successivo depistaggio delle indagini. Intanto, la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore prende atto della sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, che ha assolto Romolo Ridosso per non aver commesso il fatto nel procedimento celebrato con rito abbreviato relativo al primo stralcio dell’inchiesta sull’omicidio del Sindaco Pescatore. La Procura aveva chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione, mentre la difesa dell’imputato aveva sostenuto posizioni differenti nel corso del giudizio. Secondo la ricostruzione accusatoria, Ridosso avrebbe partecipato a un sopralluogo nei giorni precedenti all’agguato per verificare la presenza di telecamere, nell’ambito di un contesto investigativo che lo vedrebbe inserito in un gruppo composto da Cioffi, Cagnazzo, Cipriano e Cafiero. L’azione, inizialmente ipotizzata come una gambizzazione del sindaco, sarebbe poi sfociata nell’omicidio di Angelo Vassallo. “Alla luce di quello che è successo posso dire che questa sentenza era nell’aria. Sicuramente il giudice Giovanni Rossi ha dato il meglio di sé. Dopo il non luogo a procedere nei confronti di Cagnazzo, resta un quadro che per noi continua a essere assurdo. La Procura aveva chiesto sette anni e quattro mesi, mentre la difesa aveva sostenuto una posizione diversa rispetto alle accuse. Il giudice è arrivato alla conclusione che Ridosso non c’entra nulla in questa vicenda. Ridosso avrebbe fatto un sopralluogo per verificare la presenza delle telecamere e avrebbe fatto parte di un gruppo rappresentato da Cioffi, Cagnazzo, Cipriano e Cafiero. Prendiamo atto di quanto deciso, ma restano le nostre valutazioni su una vicenda che continua a lasciare molte domande aperte. Valuteremo le dovute iniziative, anche alla luce della possibilità di chiedere un intervento del Ministero della Giustizia, perché tutto ciò appare ancora difficile da comprendere”, ha dichiarato il Presidente della Fondazione, Dario Vassallo. “L’udienza di Ridosso, nella quale ha parlato il suo difensore, risale a più di un mese fa. Il giudice si è preso più di un mese per deliberare in merito all’assoluzione di Ridosso. Diversamente, per la posizione Cagnazzo, la decisione è arrivata in poche ore. Questo ci lascia perplessi. Significa che per una decisione si è impiegato un mese e per un’altra poche ore. Riteniamo che questo aspetto debba essere chiarito, perché riguarda il modo in cui vengono gestiti tempi e decisioni in un processo così delicato. Spero di non incrociarlo più lungo la mia strada e, per le sue capacità, avrà sicuramente un grande successo nel mondo della giustizia italiana”, ha aggiunto il vice presidente, Massimo Vassallo. “Non possiamo non sottolineare un passaggio che riteniamo significativo. L’avvocato difensore di Romolo Ridosso ha dichiarato: ‘Non posso certo chiedere l’assoluzione per il mio assistito’. Eppure il giudice ha pronunciato l’assoluzione. È un paradosso: l’avvocato non chiede l’assoluzione per il proprio assistito e il giudice lo assolve. Un passaggio che riteniamo rilevante e che, per quanto ci risulta, non sappiamo se sia mai avvenuto prima nel nostro Paese”, concludono il Presidente Dario Vassallo e del Vicepresidente Massimo Vassallo.

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