Goffredo Bettini ha saldamente preso il posto del Conte Max (Massimo D’Alema): ogni volta che c’è una sua intervista, e non si capisce peraltro da cosa derivi tutta questa sovraesposizione mediatica, il capo della “corrente thailandese” del Pd provoca ferite nel dibattito pubblico del partito di Elly Schlein.

La frenata sull’Ucraina e la volata a Onorato
L’ultima conversazione è stata con il Corriere della Sera, nel corso della quale Bettini, solitamente spacciato per intellettuale pubblico, lancia la solita volata al bencapitato di turno (stavolta tocca ad Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma e animatore della solita formazione paracentrista che piace a Bettini), distribuisce patenti di legittimità a sinistra e a sinistra, ritenendo che Pina Picierno fosse ormai incompatibile con il Pd e sparacchia sulla Russia e sull’Ucraina a favore dei putiniani (frenando parecchio sull’entrata di Kyiv nell’Ue): «Considerare la Russia asiatica e barbarica per sua natura, la spinge ancor di più verso un nazionalismo autocratico. La Russia è parte della storia europea. Serve all’Europa, alla sua stabilità e alla sua economia. E poi, altro che asiatici: Puskin, Gogol, Dostoevskij hanno capito, più di ogni altro, l’ombra della modernità occidentale».

I riformisti contro la deriva filorussa
Filippo Sensi, senatore del Pd, ha però un sospetto: che Bettini non abbia letto o abbia capito poco della letteratura russa che cita. «Penso l’opposto, ovviamente, delle parole di Bettini sull’Ucraina consegnate oggi al Corriere. L’opposto. E un Pd che seguisse questa agenda filorussa, che equivoca le stragi con Puskin, sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverrà. Sul mio cadavere».

E quando dà patenti di incompatibilità sulla politica estera, dice la deputata del Pd Lia Quartapelle, Bettini «parla di sé? Sembrerebbe di sì, visto che oggi il Pd presenta una risoluzione in cui ribadisce che l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue è una scelta strategica di fondo che non può essere rallentata». La miglior risposta, aggiunge la senatrice Simona Malpezzi, «è la risoluzione del Pd che ribadisce con forza il pieno sostegno all’Ucraina e, soprattutto, il suo necessario ingresso nell’Ue. Noi riteniamo l’allargamento a Kyiv una scelta decisiva».

È Bettini che è contiano o Conte che è bettiniano?
Citofonare però Giuseppe Conte, l’alleato preferito di Bettini, che ammette di avere divergenze con il Pd sull’Ucraina (è Conte che è bettiniano o Bettini che è contiano? Ah, saperlo). E lui, l’ex europarlamentare di stanza a Bangkok, è proprio lì per far cambiare idea ai suoi compagni di partito. Sono anni che Bettini teorizza d’altronde l’alleanza demopopulista con l’aggiunta di una quota centrista, giusto per preservare la specie, purché non rompa troppo le scatole e sappia stare al posto suo. Ogni volta trova qualcuno che lo ascolta per un po’ – con i suoi riferimenti, sempre i soliti peraltro, a terze o quarte gambe o terze o quarte punte della coalizione di centrosinistra, un mix di giuoco del calcio e soldatini – s’accende il solito giro di repliche più o meno efficaci, poi si ricomincia daccapo, come nel giorno della marmotta o nel giorno della patrimoniale, la tassa più citata dai leader di sinistra italiani, imprescindibile a giorni alterni.

La pratica della doppiezza comunista
È un mistero buffo quello di Bettini, che ha la capacità unica di far adontare anche quando prende una decisione apparentemente interessante. Come quando prima del referendum disse di essere a favore della separazione delle carriere dei magistrati, salvo poi rimangiarsi la parola per motivi puramente ideologici: «Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra e al Pd», disse a Radio24, spiegando però che il voto non era sulla giustizia bensì sull’esecutivo: «La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni». Bettini d’altronde è fatto così, pratica la doppiezza comunista che qualcuno teorizzava.

