Tar Salerno, tempi record per i ricorsi

di Erika Noschese

Un bilancio tra conferme strutturali e nuove emergenze sociali quello tracciato ieri dal Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sezione staccata di Salerno, Salvatore Mezzacapo. L’occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha permesso di scattare una fotografia nitida sullo stato della giustizia amministrativa nel territorio salernitano, rivelando un ufficio che, nonostante le croniche carenze di organico, riesce a garantire risposte sempre più rapide ai cittadini e alle imprese. I numeri del 2025 parlano di una “sostanziale invarianza rispetto al 2024 nel numero dei ricorsi depositati presso la sede di Salerno che comunque supera largamente i 2000 ricorsi in un anno”, come spiegato dal Presidente Mezzacapo, che ha però aggiunto un dettaglio previsionale non trascurabile: “Già i primi mesi del 2026 sembrano segnalare una ripresa in aumento del contenzioso”. Nello specifico, l’anno appena concluso ha fatto registrare 2.141 nuovi ricorsi, una cifra che conferma Salerno tra gli uffici giudiziari amministrativi con il maggior carico di lavoro a livello nazionale, pur essendo formalmente una sezione staccata. Il dato più significativo che emerge dalla relazione riguarda l’efficienza dei tempi di giudizio. In un sistema spesso accusato di eccessiva farraginosità, il TAR di Salerno si distingue per la celerità delle sue pronunce. “Abbiamo anche puntato, devo dire, con successo, relativo successo, al tema dei tempi di risposta per quanto la risposta in termini di tempistica non è l’unico valore nel rendere giustizia, evidentemente, però sta di fatto che il tempo medio di definizione del giudizio cautelare lo scorso anno è stato di 35 o 36 giorni”, ha dichiarato Mezzacapo. Un risultato che diventa ancora più netto nel settore cruciale degli appalti pubblici, dove la decisione arriva mediamente in soli 26 giorni, mentre per una sentenza di merito, che esamini cioè l’intera vicenda nel profondo, l’attesa media ha superato di poco i 100 giorni. Questa rapidità risponde a un’esigenza specifica dell’utenza, che sempre più spesso cerca una tutela immediata. Il Presidente ha infatti sottolineato come “ben più della metà dei ricorsi presentati lo scorso anno sono ricorsi accompagnati dalla domanda cautelare, cioè la richiesta al giudice di una pronuncia velocissima, breve, la cosiddetta sospensiva e questo conferma la centralità oramai nel giudizio amministrativo del momento cautelare”. L’analisi dei settori evidenzia però mutamenti profondi nelle dinamiche del territorio. Se l’edilizia e l’urbanistica rimangono pilastri del contenzioso, si registra un’impennata preoccupante nel settore della sanità pubblica. “Il tema edilizia rimane comunque centrale ancora perché tra quello che io chiamo il governo del territorio, tra edilizia e paesaggio siamo intorno al 30% del contenzioso complessivo. Questo è un territorio, come voi sapete, anche particolarmente delicato”, ha osservato Mezzacapo, spiegando poi il cambio di passo in altri ambiti: “C’è stato addirittura un raddoppio del contenzioso in tema di sanità. Quello sì, è un dato peculiare di questo 2025. Beh, è ovvio, la sanità è un tema delicato in ambito regionale per l’impatto finanziario e anche per le ricadute e i risvolti di carattere sociale. Soprattutto sono stati, o almeno in maniera significativa, ricorsi in materia di tetti di spesa e di clausole che sono quindi previste nei contratti, c’è una giurisprudenza costante della sezione in linea con quella nazionale”. Di contro, si assiste a una flessione inaspettata in un settore solitamente turbolento. “Invece abbiamo avuto un calo in tema di appalti, di lavori, però probabilmente è la spia, l’indice di un rallentamento proprio nel mondo delle opere pubbliche”, ha commentato con una punta di preoccupazione il Presidente, leggendo nel dato statistico un possibile riflesso della congiuntura economica locale. Un fenomeno definito “singolare” e quasi paradossale riguarda invece il mondo della scuola, con quella che è stata definita l’esplosione dei ricorsi per la “carta docenti”. Si tratta del beneficio di 500 euro destinato alla formazione, che ha generato un cortocircuito burocratico-giudiziario. “Si tratta di un beneficio che viene dato ai docenti anche precari per la formazione. Si è originato un contenzioso per la mancata corresponsione che parte dal giudice del lavoro che la riconosce, l’amministrazione non paga e quindi viene fatta l’ottemperanza, l’esecuzione dinanzi a noi dalla sentenza del giudice del lavoro. Si rischia che costa di più di spese di lite di quello che è il valore della carta docente che è un fenomeno quantomeno singolare”, ha denunciato Mezzacapo, evidenziando come la macchina della giustizia finisca talvolta per essere sovraccaricata da inadempienze amministrative su cifre modeste. Sempre in ambito scolastico, il Presidente ha toccato il tema sensibilissimo del sostegno ai minori con disabilità, citando un caso giudiziario quasi unico nel suo genere. “L’orientamento della sezione è abbastanza fermo: occorre assicurare a questi ragazzi un numero di ore di sostegno pari a quelle che sono indicate dal gruppo operativo o comunque certificate dalle strutture competenti”, ha premesso il magistrato, prima di addentrarsi nella vicenda specifica che ha visto due genitori impugnare la promozione del figlio. “È una vicenda sicuramente molto particolare che tocca profili di particolare delicatezza in cui veniva contestato dai genitori del minore la promozione del minore al ciclo successivo perché non necessariamente quella promozione poteva essergli di aiuto e non necessariamente quella promozione era in linea con quanto, sul piano strettamente sanitario, veniva accertato”. Tutti questi risultati sono stati ottenuti nonostante un quadro del personale che definire critico è un eufemismo. La sezione salernitana opera infatti sotto organico sia sul fronte dei magistrati che su quello amministrativo. In quest’ultimo caso, il deficit è numericamente evidente: 17 unità in servizio a fronte delle 23 previste dalla pianta organica. Un gap che non ha impedito, per ora, di mantenere standard di efficienza elevati, ma che pone interrogativi sulla tenuta futura del sistema qualora il trend di aumento dei ricorsi ipotizzato per il 2026 dovesse confermarsi. “Devo dire che il numero delle sentenze pubblicate lo scorso anno è in linea con quello del 2024”, ha concluso Mezzacapo, ribadendo l’impegno dei giudici salernitani nel garantire che il tempo della giustizia non diventi esso stesso un’ingiustizia per i cittadini della provincia.

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