di Erika Noschese
«Grazie alle forze dell’ordine per la rapida cattura di questo assassino. Adesso che vada in carcere al suo Paese, non qui a spese degli italiani. È ormai urgente che, come propone la Lega da tempo, si schierino migliaia di militari a protezione delle nostre città. Nessuna persona perbene può aver paura di avere donne e uomini in divisa ovunque». Sono le parole affidate ai social dal leader della Lega e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, poche ore dopo la conferma dell’arresto del cittadino tunisino ritenuto responsabile dell’omicidio di Luca “Luigi” Esposito, il giornalista salernitano ucciso e poi dato alle fiamme la scorsa settimana. Di fronte a una tragedia di tale portata, forse il silenzio dovrebbe rappresentare il primo gesto di rispetto. O, quantomeno, dovrebbe esserlo per quella politica che troppo spesso trasforma il dolore altrui in un’occasione per alimentare lo scontro ideologico e raccogliere qualche consenso in più. La morte di Luca Esposito meriterebbe rispetto, non slogan. Eppure, ancora una volta, il dramma umano sembra cedere il passo alla propaganda. Non tarda ad arrivare la replica di Enzo Maraio, assessore regionale e segretario nazionale del Psi. «Alla famiglia di Luca Esposito la mia più sincera vicinanza. Un ringraziamento alle Forze dell’Ordine e alla Procura, che hanno assicurato in poche ore il presunto responsabile alla giustizia – dichiara Maraio – Fa invece impressione il solito sciacallaggio della destra più volgare. Matteo Salvini è vicepresidente del Consiglio da quattro anni: invece di fare annunci dopo ogni tragedia, dovrebbe spiegare perché le sue ricette, e quelle del Governo, sulla sicurezza non hanno funzionato». Per il leader socialista, «la sicurezza si garantisce governando, non facendo propaganda sul dolore delle persone e su ogni fatto di cronaca. Se oggi Salvini invoca interventi urgenti e ricette miracolose, sta semplicemente certificando il fallimento delle politiche del Governo di cui fa parte da quattro anni». Ma il dibattito politico, anziché fermarsi davanti a una vicenda che ha sconvolto un’intera comunità, continua ad alimentarsi. A inserirsi nella polemica è anche Patto per il Nord, che torna a chiedere una maggiore presenza di militari nelle città. In una nota il movimento afferma: «Poiché ha confessato, possiamo affermare che un altro immigrato presente illegalmente nel nostro Paese ha commesso un reato gravissimo, l’uccisione del giornalista Luigi Esposito. Dopo quattro anni al Governo, il segretario della Lega Salvini ha chiesto più militari in strada al vicepremier Salvini, ma evidentemente non è riuscito a convincerlo. I territori continuano a non essere adeguatamente presidiati e i cittadini non si sentono al sicuro. Forse Salvini si sta allenando per quando sarà all’opposizione, l’unico ruolo nel quale sembra trovarsi a proprio agio, perché non richiede risultati concreti ma soltanto parole». Una contrapposizione politica che continua a consumarsi mentre resta ancora vivo il dolore per una morte brutale, trasformando una tragedia che dovrebbe unire nel cordoglio in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Di altro tenore, invece, l’intervento di Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, che sceglie di concentrare l’attenzione sull’operato dello Stato. «L’individuazione e l’arresto del presunto responsabile dell’efferato omicidio del giornalista Luigi Luca Esposito rappresentano un importante risultato della giustizia e delle istituzioni», afferma, esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto dagli investigatori, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Procura della Repubblica di Salerno guidata da Raffaele Cantone. Polichetti sottolinea come la rapidità delle indagini abbia rappresentato «un segnale concreto della presenza dello Stato», rinnovando la vicinanza ai familiari della vittima, ai colleghi giornalisti e a quanti hanno conosciuto Esposito. Un messaggio che, a differenza delle polemiche politiche, rimette al centro il valore delle istituzioni, del lavoro degli inquirenti e del rispetto dovuto a chi ha perso la vita in modo così tragico.
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