Più che un centro è una diaspora: la moltiplicazione dei partitini libdem in vista delle Politiche

Ma quanti sono questi partiti e partitini di centro in procinto di scendere in campo alle elezioni politiche del 2027? Ormai s’è perso il conto, mentre i loro leader cercano di capire come presentarsi e con chi presentarsi. C’è insomma un sontuoso affollamento nel settore di campo libdem, riformista eccetera eccetera.

Renzi, il muro del M5s e le voci di un accordo con Schlein

Il più ingombrante di tutti è sempre Matteo Renzi, capo di Italia Viva meglio nota oggi come Casa Riformista. Ambisce a far parte del campo largo (CL), ma c’è chi non lo vuole, come il M5s di Giuseppe Conte, che passa le giornate a spiegare perché Renzi sarebbe un traditore – come dice Chiara Appendino – o quantomeno uno da imbullonare al programma elettorale (che sarà deciso a partire da settembre, con calma) in modo tale che non possa avere adeguata agibilità politica. Renzi da mesi è il miglior portavoce dell’opposizione. Ci crede più lui di Conte alla possibilità che nasca una coalizione di centrosinistra unitaria, allargata. Epperò non basta mai. Anche se c’è chi sostiene che al di là delle scaramucce Renzi abbia già un accordo con Elly Schlein per farsi candidare alle prossime elezioni nelle liste del Pd (non sarebbe una novità, citofonare Pier Ferdinando Casini).

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Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Onorato e la carica dei libdem: da Marattin a Calenda fino a Picierno

Renzi però non è l’unico a correre al centro. C’è l’assessore romano ai Grandi Eventi Alessandro Onorato, con il suo PCI (Progetto Civico Italia), benedetto da Goffredo Bettini, con cui il centrosinistra vorrebbe sostituire Renzi facendo leva sul qualunquismo del buonsenso. Difficilmente potrà andare oltre una candidatura nelle liste parlamentari del centrosinistra; toh, magari pure l’elezione sarà in qualche modo garantita, ma non sembra Onorato il campione dei libdem italiani, uno capace di cambiare gli equilibri della coalizione.

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Alessandro Onorato (Imagoeconomica).

Tra i quali possiamo annoverare Luigi Marattin con il suo Partito Liberaldemocratico e anche Carlo Calenda, leader di Azione che sembra procedere spedito verso la candidatura in solitaria alle elezioni del 2027, sentendosi incompatibile con entrambe le coalizioni.

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Adriana Pepe con Luigi Marattin (Imagoeconomica).

«Mi pare abbastanza chiaro che si andrà a votare ad aprile con cinque coalizioni. La destra, i fascisti putiniani, la sinistra, il centro europeista, i comunisti putiniani (D’Orsi, Di Battista, Basile etc)», ha scritto il leader di Azione su X, lanciando il «campo dei ‘volenterosi’»: «A inizio settembre costruiremo un incontro con TUTTE le forze che ruotano intorno all’area europeista: popolari, libdem, riformisti, socialisti liberali, per stabilire insieme le regole di ingaggio per un lavoro comune». In programma c’è una due giorni pubblica «per lanciare una mobilitazione in tutta Italia a partire dai 10 mila giovani incontrati nelle università e nelle iniziative fatte su tutto il territorio».

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Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Della partita sarà Pina Picierno, che sta organizzando manifestazioni europeiste per il mese di settembre (tra il 10 e il 12 settembre ci sarà la seconda edizione della Conferenza di Ventotene per la libertà e la democrazia). Prima però sarà in piazza con Calenda a Caserta ed Ercolano (il 21 luglio). Nel frattempo Picierno cerca di dare una struttura al suo movimento, Spazio Pubblico, nato dopo la fuoriuscita dal Pd, e prova ad allargare il consenso: Adesso! Italia, movimento che punta «a far ripartire l’ascensore sociale» è appena entrato a far parte di SP.

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Pina Picierno (Imagoeconomica).

Le ambizioni da rammendatore di Ruffini

Poi c’è la solita +Europa di Riccardo Magi, dunque il movimento Più Uno di Ernesto Maria Ruffini, che ancora sembra ambire a fare da rammendatore – federatore a questo punto sembra troppo – delle anime dell’opposizione. «In un mondo che ci invita continuamente a sottrarci e fare finta di nulla, facciamo assieme un passo avanti», c’è scritto nel manifesto del movimento. «Perché bisogna tornare a credere nel futuro ed esserne responsabili. Nulla si costruisce in solitudine: è necessario riscoprire la forza di un progetto collettivo capace di unire, ispirare e cambiare».

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Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomica).

Più che un centro, è una diaspora

Sarà dura resistere alla retorica centrista da qui all’anno prossimo, quando tutti ci spiegheranno che il bipolarismo è una truffa, che non è vero che non c’è spazio al centro, anzi, arriverà da lì la vera novità del 2027. Eppure con la polarizzazione dello scontro sempre più feroce, non sembrano esserci grandi spazi per la sobrietà centrista. Non sarebbe stato meglio fare un bel partito unico di ispirazione riformista anziché disperdere il consenso in mille direzioni? Più che un centro politico, sembra una diaspora

Più che un centro è una diaspora: la moltiplicazione dei partitini libdem in vista delle Politiche
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