Salvatore Memoli
Cambia il vento della giustizia e del Vaticano. Finalmente la verità non gridata, ricostruita con paziente, intelligente, tenacia ha permesso di collocare le persone ed i fatti legati alla vicenda di Mons. Scarano alle loro corrette postazioni. La Cassazione ha avuto nel Processo Scarano il ruolo di garanzia che tutti le riconoscono, nella sua veste gerarchica sovraordinata alle insistenti pulsioni emotive dei gradi inferiori. Questa volta, benché tardivamente, come é avvenuto per altri prelati del Vaticano, la Cassazione prima e la Corte di Appelli di Napoli, successivamente, hanno letto le carte, raccolte in voluminosi faldoni, non solo per assolvere, con piena formula, Mons. Nunzio Scarano ma per riportare al giusto valore le attività e i ruoli di ecclesiastici passati, con troppa fretta inquisitoria, nell’inferno di una posizione accusatoria che in Papa Francesco aveva l’esecutore di una dimensione dissacratoria della Curia della Santa Sede. L’onta delle accuse contro Scarano si era intrecciata con l’improvvisa leggerezza comunicativa dello stesso Pontefice che trovava argomento per eseguire gli accordi del direttorio cardinalizio dei suoi elettori, ossessionati della centralità della Curia Vaticana nella vita della Chiesa. Tutti avevano argomenti per condannare il sistema delle finanze e delle contabilità degli organismi vaticani ( IOR e APSA), poche volte ho sentito un rilievo sulla provenienza delle risorse per coprire i numerosi viaggi internazionali del Pontefice, proteso al mondo intero! Lo IOR e l’APSA non erano macchine infernali, con tutti i trascorsi disgustosi di Marcinkus e della gestione delle risorse con criteri d’investimento alla pari con le modalità seguite da tutti i gruppi finanziari del mondo. Il Vaticano intermedia risorse finanziarie e valute con provenienza da tutte le chiese e le istituzioni religiose del mondo. Era necessità renderle produttive e redditizie come era richiesto da leggi finanziarie improntate al capitalismo finanziario e non ai canoni evangelici che nelle metodiche seguite stavano da tutt’altra parte! Questo non vuol dire che il Vangelo conta meno della finanza, perché nelle gestioni finanziarie l’obiettivo é la garanzia della tutela del capitale, mentre il vero problema resta se alla Chiesa é permesso intermediare le risorse finanziarie. Argomento che richiederebbe riflessioni lunghe e fiumi d’inchiostro per spiegarsi. A questo punto deve essere recuperata la verità storica dello IOR e dell’APSA, la loro operatività, le modalità di raccolta del risparmio, le persone abilitate e gli ambienti ammessi al servizio delle istituzioni creditizie vaticane. Agli ecclesiastici dipendenti, ai Cardinali e Prelati di riguardo non veniva consentita la sollecitazione della raccolta delle risorse, per molti aspetti veniva attesa e positivamente valutata la loro capacità di far crescere la massa creditoria degli istituti bancari vaticani. Chi sta fuori le mura vaticane può non capire e percepire il valore della moral suasion con cui si blandivano gli impegni degli autorevoli ecclesiastici gallonati. Il danaro resta sempre ” lo sterco del diavolo” ma le sue buone azioni permettevano (?) il mantenimento di tutta la vita della Chiesa e di quelle esigenze del Pontefice viaggiatore. Quelle parole in libertà, non per contenuto, almeno per la forma che negava qualsiasi carità e obbligatorietà del discernimento da parte di chi abilitato, con quei termini non consoni ad un Romano Pontefice ” Scarano non é la Beata Imelda Lambertini”, negavano e trascuravano la verità in buona fede di chi aveva sollecitato fruttuosamente l’la raccolta di risorse-risparmio che facevano crescere i conti dello IOR. Era un Papa suggestionato o condizionato dal circolo dei cardinali elettori, era l’idea di un uomo Papa venuto dalla fine del mondo, era la furia dissacratoria di un sistema che non brillava dentro e fuori le mura del Vaticano? Qualsiasi cosa era, ad un Papa, sacerdote e pastore, spettava l’esercizio della carità evangelica, prima, durante e dopo l’infamante imputazione a Scarano. A lui spettava essere padre dei deboli e non nel tempo spettatore di un giusto sottoposto a tortura, oltre ogni misura, dai sistemi inquisitori italiani e dal disprezzo eretto a regola dei prelati di ogni ordine e grado, aggravato ad esemplare perfidia per compiacere al capo! Nessuna pietà, nessuna carità; distingui, falsi sorrisi, solidarietà zero nel bisogno! Nemmeno una visita per lenire il dolore della solitudine ( eccetto quella toccante di Bellandi a casa di Nunzio, che restituì attimi di respiro pulito!). I fatti restano fermi come inchiodati alla storia! Sono rimasti fermi IOR e APSA, i viaggi pontifici, i diritti negati, inclusa la pensione e i diritti negati connessi e … soprattutto la libertà di vivere una vita sacerdotale e chissà, come altri confratelli dell’Apsa, la possibilità di diventare Vescovo!? Ed aggiungo chi ripagherà il dolore di sua madre, morta senza sapere la verità e quella dei familiari che in parte indifferenti e in parte sulla croce come lui? Certamente, oggi, é un giorno nuovo per Mons. Scarano. Certamente scoprirà amici e confratelli che non aveva mai più visto e, forse, farà fatica a prendere sonno e svegliarsi senza quel peso soffocante di un’ imputazione infamante che sporcava la sua vita consacrata. Certamente si ripeteranno nella sua testa quelle parole rigeneratrici: Assolto perché il fatto non sussiste! Certamente continuerà, come abbiamo fatto insieme tante volte aspettando, ad abbandonarsi nella preghiera che lo ha sostenuto e gli ha consentito di sopravvivere, come la Madre di Dio, tante volte, gli aveva ripetuto e di cui sono testimone.
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