di Erika Noschese
«Credo che strumentalizzare la vita di un ragazzo di diciannove anni per interessi personali – perché qui si parla di interessi politici, ne sono convinto, rivolti contro le istituzioni locali – sia profondamente sbagliato. Non si può usare la memoria di un giovane per perseguire obiettivi politici. Questo lo dico a Franco Massimo Lanocita, ad Amendola, ad Avella e a tutti gli altri che questa sera ho visto sul lungomare e davanti al Comune di Salerno a partecipare a quella che, a mio avviso, è stata una manifestazione inutile e sciocca». Marco Falvella, fratello di Carlo e presidente dell’Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo replica duramente ai consiglieri di opposizione che nei giorni scorsi hanno più volte chiesto al sindaco Vincenzo De Luca la revoca della concessione del Salone dei Marmi per la presentazione del libro sulla storia di Carlo Falvella, giovane studente di filosofia all’Università degli Studi di Salerno e vicepresidente del FUAN di Salerno, organizzazione universitaria del MSI ucciso il 7 luglio del 1972. Ieri la cerimonia commemorativa con il presidio di protesta delle associazioni antifasciste e lo scontro, seppur a distanza grazie all’imponente presenza di forze dell’ordine, con gli esponenti della destra estrema. «È stata una giornata molto faticosa, iniziata questa mattina al Salone dei Marmi con la presentazione del libro di Toni Fabrizio, lo scrittore che ha dedicato questo volume a Carlo. Purtroppo c’è un gruppo di persone che non riteneva opportuno né utilizzare il Salone dei Marmi né consentire lo svolgimento di una manifestazione con i ragazzi di CasaPound. Secondo me, tutto quello che oggi si è verificato non sarebbe dovuto accadere. Ringrazio la Questura di Salerno, il questore e il prefetto perché hanno garantito la massima disponibilità nel ricordo di mio fratello e hanno fatto in modo che le persone radunate davanti al Bar Nettuno non creassero problemi. La violenza, lo sapete bene anche voi, genera altra violenza – ha dichiarato Falvella – I ragazzi di CasaPound sono rimasti indifferenti alle provocazioni verbali e non raggiungeranno mai l’obiettivo di chi cercava lo scontro. Io credo che, nel 2026, certe situazioni non dovrebbero più esistere. I giovani uccisi negli anni di piombo devono essere ricordati con onore e con rispetto. Carlo, nel bene o nel male, ha segnato una pagina della storia di questa città e anche della storia del nostro Paese. Quando si superano certi limiti si rischia soltanto di tornare indietro. Alcune persone dovrebbero avere il coraggio di cercare il dialogo, il confronto, anziché alimentare tensioni. La violenza non porta da nessuna parte. L’unico modo per affrontare i problemi è il dialogo, il confronto e la capacità di ascoltarsi. Noi rispettiamo il pensiero degli altri e non condanniamo nessuno: ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee. Quello che non permetto è che venga infangata la memoria di mio fratello Carlo, soprattutto da cittadini salernitani che, invece, dovrebbero essere orgogliosi di avere avuto un giovane come lui». Per il presidente dell’associazione Vittime del Terrorismo, le polemiche sollevate dall’opposizione di sinistra sono «strumentali» per puntare il dito contro De Luca: «Probabilmente qualcuno non aveva altri argomenti per attaccarlo e ha utilizzato la vicenda del Salone dei Marmi come pretesto, sostenendo che non si dovesse concedere quella sala per la presentazione di un libro scritto da un autore vicino a CasaPound. È come se si fosse voluto far passare il messaggio che il Salone dei Marmi fosse stato concesso a CasaPound, quando invece era stato concesso per la presentazione di un libro. Chi oggi ha cercato di strumentalizzare questa vicenda non avrà più nulla da dire. Hanno fatto la loro uscita, che considero sciocca». E, dunque, l’attacco diretto a Lanocita: «Se un giorno vorrà confrontarsi con me, sarò ben lieto di farlo pubblicamente. Non si può colpire la memoria di un ragazzo di diciannove anni assassinato per perseguire interessi personali. Non lo permetto a nessuno. Usate altri strumenti per fare politica, ma non toccate Carlo. E non toccate neppure gli altri ragazzi che hanno perso la vita in quegli anni. Il colore politico non conta: stiamo parlando di giovani che avevano valori e ideali». E sul consigliere Giso Amendola, con un passato da rappresentante dell’estrema destra, ha detto: «Non ho nulla da dire. Ognuno segue il proprio percorso. Forse un tempo pensava di avere determinati ideali, poi ha cambiato idea. È una sua scelta personale. Io, sinceramente, non lo conosco e non credo di essermi perso nulla». Presente alla manifestazione di protesta in piazza XXV aprile, non autorizzata da Questura e Prefettura, presente anche il consigliere Franco Massimo Lanocita: «Si tratta di un volume che abbiamo letto e che è pieno di richiami, rappresentazioni e vecchi armamentari ideologici del fascismo mai superato, oltre a contenere attacchi e contumelie nei confronti dei sindacati locali, dell’ANPI e di altre realtà. È un libro che, a mio giudizio, non ha né valore letterario né valore scientifico. Ancora più grave è il fatto che sia stata consentita la presenza di CasaPound nel Salone dei Marmi, che rappresenta il luogo simbolicamente più importante della democrazia cittadina. Si sarebbe potuta individuare un’altra sala. Anche perché erano presenti poco più di un centinaio di persone, mentre il Salone dei Marmi può ospitarne circa settecento. Si sarebbe potuto utilizzare il Salone del Gonfalone o un altro spazio, ma non quello che richiama il primo governo democratico del Paese e che rappresenta la sede del Consiglio comunale, il luogo istituzionale più significativo della città». Il già candidato sindaco chiarisce che la loro iniziativa «La nostra iniziativa era rivolta esclusivamente contro questa scelta. Siamo stati presenti in maniera assolutamente pacifica e, anzi, abbiamo contribuito affinché non si verificassero incidenti. Questo era il senso della nostra presenza: tutelare soprattutto i tanti giovani, ragazzi e ragazze, che volevano esprimere le proprie idee e presidiare piazza XXV Aprile come luogo dell’antifascismo e della difesa della democrazia. Siamo stati in piazza con spirito pacifico, altro che alimentare la tensione. La tensione è stata innalzata da quanto accaduto al porticciolo e, soprattutto, dal comportamento del sindaco, che ha fatto finta che il problema non esistesse e ha scelto di non assumere una posizione pubblica». Tra i presenti anche il deputato Franco Mari: «Sì, gli antifascisti hanno fatto il loro dovere, che era quello di presidiare la piazza e manifestare davanti al Comune per contrastare quella che, a tutti gli effetti, riteniamo una provocazione. Una cosa è commemorare un ragazzo morto tanti anni fa, un’altra è utilizzare quella ricorrenza come occasione per mettere in campo pratiche, simboli, comportamenti e atteggiamenti riconducibili al neofascismo. Le due cose non vanno confuse. Per Salerno è stata una brutta giornata. Fortunatamente c’è stata una forte partecipazione da parte delle associazioni, delle organizzazioni e dei partiti antifascisti, che hanno fatto sentire la propria presenza in una giornata che, a nostro avviso, è stata strumentalizzata ancora più che negli anni passati – ha detto – È vero che era stata individuata una piazza nella quale svolgere la manifestazione, ma è altrettanto vero che i luoghi in cui si stavano celebrando quelli che riteniamo riti fascisti e neofascisti erano altri. Per questo gli antifascisti avevano il dovere di essere presenti proprio dove, a loro giudizio, venivano violati i principi della Costituzione. Quei gesti e quelle parole richiamano il fascismo e sono riconducibili a pratiche che, purtroppo, nel nostro Paese continuano a diffondersi. Per questo riteniamo necessario lanciare un allarme e ribadire che non può essere consentita né autorizzata la diffusione di manifestazioni di stampo fascista, mentre si limita l’espressione dell’antifascismo».
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