Si riaccende la tensione nel porto di Salerno, dove i temi della sicurezza sui luoghi di lavoro, della tutela dei diritti dei lavoratori e della libertà di attività sindacale tornano al centro dello scontro tra sigle autonome e aziende della logistica. Il sindacato Si-Cobas ha denunciato con forza il licenziamento di Ciccio Collina, rappresentante sindacale aziendale (RSA) alla Logiport, società di movimentazione merci facente capo al Gruppo Grimaldi. Secondo quanto ricostruito dall’organizzazione sindacale, il provvedimento espulsivo è stato ufficialmente recapitato al dipendente lo scorso 26 maggio, ponendo fine a un lungo periodo di forti attriti. Una conclusione che, sempre stando alla denuncia formale del Si-Cobas, è giunta al culmine di mesi complessi, caratterizzati da continue pressioni e asserite vessazioni nei confronti del lavoratore, mirate a indebolirne l’attivismo all’interno dello scalo salernitano. Alla base del licenziamento, secondo la lettura fornita dal sindacato, non vi sarebbero mancanze professionali, bensì le costanti battaglie portate avanti da Collina in prima persona. Il delegato si era speso ripetutamente per denunciare le criticità dello scalo, illustrare le posizioni dei lavoratori e pretendere il rispetto delle normative sulla sicurezza. Per fare chiarezza su questa vicenda, il Si-Cobas ha convocato nella mattinata di ieri una conferenza stampa pubblica presso i locali dell’ex asilo politico Jan Hassen. Durante l’incontro, i rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito la richiesta di tutele per il personale portuale e hanno annunciato un fitto calendario di iniziative di protesta. Nel corso dell’incontro con gli organi di informazione, il lavoratore licenziato ha voluto chiarire la propria assoluta estraneità rispetto ai fatti contestati dall’azienda per giustificare il provvedimento. “In questa incresciosa situazione che ha portato al mio licenziamento, ci tengo a precisare che sono completamente estraneo alle accuse che mi vengono mosse”, ha esordito l’ormai ex RSA della Logiport. “Il mio unico ruolo è stato quello di aver fatto da tramite e da ponte per il sindacato, esercitando semplicemente i miei compiti legati alla rappresentanza aziendale. In effetti, quando un lavoratore si trova in difficoltà e cerca aiuto, è preciso dovere del rappresentante sindacale far presente la situazione all’organizzazione. Successivamente, ci sono stati i contatti necessari tra il sindacato e il lavoratore in questione, e l’intera vicenda è andata avanti in tal senso fino ad arrivare all’impugnativa formale”. Il racconto di Collina si sofferma poi sulla tempistica e sulle modalità con cui la Logiport ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro, evidenziando una procedura che il sindacato ritiene punitiva. “Subito dopo aver svolto questa mia normale attività di tutela e collegamento, sono stato letteralmente catapultato al centro di questa storia”, ha proseguito il sindacalista. “L’azienda ha assunto una posizione rigidissima e ha preso la decisione di licenziarmi. Questo epilogo è arrivato dopo un periodo di sospensione cautelativa e una formale contestazione finalizzata al licenziamento che mi è stata recapitata dalla direzione aziendale. I vertici societari si sono presi tutto il tempo utile e poi hanno decretato la mia uscita. Ovviamente non abbiamo alcuna intenzione di subire passivamente questo provvedimento: andiamo avanti con fermezza e stiamo già valutando con i legali come muoverci”. La reazione del sindacato è stata esposta con toni durissimi da Giuseppe D’Alessio, Segretario Regionale della Campania per il Si-Cobas, il quale ha tracciato un quadro delle condizioni di lavoro all’interno del porto salernitano e ha annunciato una mobilitazione di portata nazionale. “Le prossime iniziative di protesta scatteranno a brevissimo giro”, ha spiegato D’Alessio. “Questo si rende necessario in quanto non abbiamo ricevuto ancora alcuna risposta concreta da parte dei vertici aziendali, nonostante lo sciopero dello scorso 29 maggio avesse già lanciato un chiaro segnale di malcontento. L’unico elemento di novità è stato un parziale interessamento da parte del Gruppo Grimaldi sulla questione, che però ad oggi non si è tradotto in alcun atto tangibile di revoca del provvedimento”. Di fronte al silenzio dei vertici operativi, il sindacato ha deciso di alzare drasticamente il livello dello scontro, estendendo la protesta oltre i confini provinciali. “Colgo l’occasione per comunicare ufficialmente che il prossimo mercoledì 10 giugno si terrà una giornata di mobilitazione nazionale sui porti italiani”, ha annunciato il segretario campano del Si-Cobas. “Questa grande protesta collettiva è indetta innanzitutto contro il licenziamento di Ciccio Collina a Salerno e contro quello di altri due operai del porto di Napoli, colpiti da provvedimenti analoghi. Manifestiamo per la sicurezza e per imporre il rispetto reale del Decreto Legislativo 81/08, una legge fondamentale che purtroppo viene calpestata quotidianamente. I dati in nostro possesso sono allarmanti: nel solo porto di Salerno si registrano mediamente più di tre infortuni sul lavoro al mese. E stiamo parlando esclusivamente di quelli che vengono dichiarati in modo ufficiale, poiché sappiamo che moltissimi incidenti vengono occultati. Questo lavoro di tutela e denuncia della sicurezza è il vero motivo per cui Ciccio è stato licenziato”. La giornata del 10 giugno sarà solo il primo passo di una vertenza che si preannuncia lunga. I vertici sindacali hanno infatti pianificato ulteriori tappe per coinvolgere direttamente la cittadinanza salernitana. “Il successivo venerdì 12 giugno saremo nuovamente in piazza qui a Salerno per un’assemblea pubblica”, ha concluso Giuseppe D’Alessio. “L’appuntamento è fissato per le ore 17:00 in Piazza Portanova, un momento fondamentale per continuare la mobilitazione. Dopo lo sciopero e la manifestazione di mercoledì, questo presidio del venerdì servirà a ribadire che la nostra battaglia continuerà ad oltranza, senza un solo passo indietro, fin quando non avremo ottenuto giustizia con il reintegro immediato di Ciccio Collina. È giunto il momento di dire basta ai ricatti sulla sicurezza e alla negazione dei diritti fondamentali dei lavoratori portuali”.
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