Flotilla terrestre, rientreranno in Italia gli attivisti sgomberati in Libia

Nella serata di ieri 25 maggio gli attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla sono stati sgomberati dal campo che avevano allestito nei pressi di Sirte, in Libia: i sette italiani potrebbero tornare già oggi in patria con voli di linea.

«Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell’ovest nel nostro accampamento verso le 18:30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni, quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l’area, di salire sui pullman e di andare via». Questo il racconto all’Adnkronos di Sara Suriano, attivista pugliese: il gruppo è stato scortato verso Misurata e ha avuto comunicazione dal console che presto verrà rimpatriato.

Ancora a Bengasi gli altri due attivisti italiani

Nelle sue parole, Suriano ha fatto riferimento alla delegazione di 10 persone che si era diretta verso un checkpoint per negoziare il passaggio, ma successivamente fermata dalle autorità. Tra loro anche i due italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia: gli attivisti in questione non sono stati ancora rilasciati. Secondo quanto emerso, sono stati trasferiti a Bengasi: trattati come possibili immigrati clandestini, potrebbero essere presto espulsi dalla Libia dopo un processo per direttissima.

Il convoglio era partito dalla Tripolitania occidentale

Del Global Sumud Land Convoy, partito dalla Tripolitania occidentale, facevano parte circa 250 persone, sette ambulanze e 10 camion di aiuti per la popolazione di Gaza. La missione terrestre, che puntava a raggiungere la Striscia dopo aver attraverso Libia ed Egitto, è stata fermata a Sirte, uno dei principali punti di transizione tra le aree occidentali, controllate dal Governo di unità nazionale di Tripoli, e la Cirenaica orientale sotto influenza dell’Esercito nazionale libico (Enl), guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar. Il convoglio era rimasto accampato per nove giorni proprio vicino alla stessa moschea citata da Suriano, senza che accadesse nulla.