Ci mancava giusto la serie sui gialli di Walter Veltroni. E invece mamma Rai non dimentica mai nessuno, soprattutto se sei una personalità ancora con un certo potere, come lo è l’ex segretario del Partito democratico. Che, tra le sue mille attività, compreso scrivere assiduamente come editorialista per il Corriere della Sera (diretto dal suo collega ai tempi della direzione de l’Unità, Luciano Fontana), dal 2019 si è inventato pure giallista, con romanzi che hanno per protagonista Giovanni Buonvino, che indaga su fatti, delitti e misteri avvenuti in quel di Roma, a Villa Borghese o nelle immediate vicinanze.

Una fiction in due puntate con protagonista Giorgio Marchesi
«Giovanni Buonvino, amante della buona cucina, psicologo, solitario e nostalgico, preferisce l’intuizione all’uso della pistola», recita la descrizione dell’IA di Google. I gialli in questione sono sei, di cui l’ultimo uscito proprio a inizio 2026: Buonvino e l’omicidio dei ragazzi. Gli altri, a partire dal 2019, sono Assassinio a Villa Borghese, C’è un cadavere al Bioparco, Buonvino e il caso del bambino scomparso, Buonvino tra amore e morte, Buonvino e il circo insanguinato, tutti pubblicati da Marsilio. E ora la Rai ne fa una fiction: Buonvino. Misteri a Villa Borghese è il titolo, per due puntate programmate in prima serata su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, entrambe di giovedì, con protagonista Giorgio Marchesi, per la regia di Milena Cocozza, mentre la realizzazione è di Palomar di Carlo Degli Esposti, la stessa casa di produzione della serie su Montalbano.
Nei comunicati passati si è sempre citato l’autore dei romanzi
Un fatto curioso, però, è che nel comunicato che annuncia la conferenza stampa in programma venerdì alle 12 nella nuova sede Rai di Via Alessandro Severo a Roma non ci sia alcun riferimento a Veltroni. Da nessuna parte si dice che la serie su Buonvino è basata sui romanzi dell’ex sindaco di Roma. Una dimenticanza assai strana. Anche a vedere altri comunicati precedenti: per esempio, per Imma Tataranni, l’avvocato Guerrieri, Màkari e Rocco Schiavone c’è sempre un accenno al fatto che le serie sono tratte dai romanzi di Mariolina Venezia, Gianrico Carofiglio, Gaetano Savatteri e Antonio Manzini.

Così come nella presentazione di Malinconico avvocato d’insuccesso è spiegato che sono storie tratte dai romanzi di Diego Da Silva. O quella sul commissario Ricciardi, ispirata ai libri di Maurizio De Giovanni. Anzi, a volte l’autore è anche stato presente alle conferenze stampa, magari perché ha collaborato alla sceneggiatura.
L’asciutta sinossi senza alcun riferimento all’ex sindaco di Roma
Qui, invece, di Veltroni non si fa menzione alcuna. «La vita sembra dare a Giovanni Buonvino, da anni relegato a un incarico burocratico e noioso, una seconda possibilità: il comando di un commissariato. Peccato che sia quello di Villa Borghese, nel grande cuore di Roma, dove non accade mai nulla. O forse no», è la sinossi che si legge nel comunicato. E stop. Nessun riferimento ai libri dell’ex segretario e fondatore del Pd.
Una vita extrapolitica fatta di libri, film, documentari…
Veltroni, nella sua carriera extrapolitica, ha pubblicato diversi libri, come La scoperta dell’alba e Senza Patricio, e ha pure diretto film e documentari, come Quando c’era Berlinguer, I bambini sanno e C’è tempo, alcuni trasmessi anche dalla tivù pubblica. «Forse c’è stata una dimenticanza, ma poi in conferenza stampa si farà menzione ai romanzi di Veltroni», spiegano da Via Asiago.

Dito puntato sulla Rai destrorsa e meloniana
Qualcuno però, dentro mamma Rai, non è convinto. Anche perché i comunicati stampa sono vergati con la massima attenzione e una mancanza così non passa inosservata. Vengono date due spiegazioni: o nella Rai destrorsa e meloniana fare una fiction sui libri di Veltroni non va bene e quindi si vuol far passare la cosa sottotraccia (la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati è considerata vicina al Pd, ma va molto d’accordo con l’amministratore delegato Giampaolo Rossi). Oppure, visto che c’è di mezzo un ex politico ancora ben presente e consultato nel dibattito pubblico, meglio lasciare la cosa sullo sfondo, senza enfatizzarla.
