Addio a Wired Italia, la testata chiude dopo 17 anni

Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».

C’entra anche l’intelligenza artificiale

Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.