di Irene Sarno
Benvenuti a Salerno, la città dove il concetto di “ordine pubblico” è stato brillantemente sostituito da quello di “prelievo forzoso selettivo”. Se cercate un esempio plastico di come un’amministrazione possa trasformare un disagio strutturale in una gallina dalle uova d’oro per il bilancio comunale, non dovete fare altro che inerpicarvi verso il rione Carmine Alto, direzione via Salvatore Calenda. Qui, tra una frana e un sospiro, si consuma quotidianamente la farsa di un corpo di Polizia Municipale che ha elevato l’assenza di senso del ridicolo a metodo di governo. Proprio ieri si è consumato l’ennesimo, intollerabile capitolo di questa saga dell’assurdo. Mentre la strada rimane chiusa, mutilata da una voragine che sembra ormai parte integrante del paesaggio urbano, e mentre i residenti cercano faticosamente di mantenere un barlume di normalità tra sensi unici improvvisati e polvere, la Polizia Municipale è apparsa. Non per gestire il traffico, non per fornire assistenza, ma per colpire. Una pioggia di contravvenzioni è caduta sui poveri residenti che hanno “osato” commettere il reato capitale di voler parcheggiare nei pressi delle proprie abitazioni, in una zona dove l’amministrazione ha cancellato ogni stallo senza offrire alternative. È una scena che si ripete con una ferocia scientifica: i vigili arrivano, sanzionano in silenzio e fuggono. Forse, nella loro visione distorta della realtà, il cittadino di via Calenda dovrebbe far smaterializzare la propria auto durante la notte o, meglio ancora, seguire il tacito suggerimento che sembra arrivare dai piani alti di Palazzo di Città: andare a parcheggiare al Crescent. Certo, il parcheggio del Crescent è lì, splendente e maestoso sul fronte del mare. Peccato che sia “leggermente” fuori mano per chi abita al Carmine Alto. Qualcuno dovrebbe premurarsi di comunicare all’assessore al ramo o al comando della Municipale che, a meno di non possedere il dono della bilocazione o un jet privato, suggerire (anche solo implicitamente) il Crescent a un residente di via Calenda non è una soluzione. Sia chiaro, parliamo di una provocazione che però, dal punto di vista dei cittadini, rasenta l’insulto. Ma d’altronde, la logica non è mai stata il punto di forza di questa gestione. La Polizia Municipale di Salerno è ormai una figura che definire “mitologica” è un complimento alla classicità. È noto che, se un cittadino osa segnalare un reato in corso, una rissa o un atto di vandalismo, la risposta standard – declinata con una cortesia che rasenta il sarcasmo – è sempre la stessa: “Le pattuglie sono tutte già impegnate, ma grazie per la segnalazione, lei è un buon cittadino”. Una frase che andrebbe incisa sul marmo, magari all’ingresso del Comune, come epitaffio del senso civico. Tuttavia, queste pattuglie “impegnatissime” subiscono una metamorfosi magica ogni giorno, puntualmente, nella fascia oraria 16-18. In questo intervallo, le energie vengono improvvisamente convogliate verso la nobile arte di “fare cassa”. Il percorso è tracciato da una mano invisibile: le zone alte. Sala Abbagnano, via Laspro, via Calenda e pochi altri luoghi “magicamente attrattivi”. Luoghi eletti non per pericolosità sociale, ma per l’estrema facilità con cui si possono colpire i residenti costretti a lasciare l’auto “alla meno peggio” a causa della totale assenza di parcheggi pubblici e di una viabilità martoriata. In via Salvatore Calenda, la situazione ha superato il confine del grottesco. Abbiamo un tratto di strada chiuso a causa di una voragine, un evento che mette in ginocchio i residenti, la farmacia, la scuola primaria “Buonocore”, l’Istituto “Virtuoso” e quel che resta dell’ospedale Da Procida. In un mondo normale, un’area colpita da un tale disagio godrebbe di una “tregua umanitaria”. Invece, proprio lì, i nostri “eroi del taccuino” colpiscono con ferocia chirurgica. La tecnica è quella del silenzio: emettono la sanzione senza nemmeno chiamare un carro attrezzi. Perché? Perché l’obiettivo non è liberare la carreggiata (se la sosta fosse davvero pericolosa, il carro attrezzi sarebbe un obbligo morale e legale), ma fatturare. Quando i cittadini riescono a intercettarli, la risposta è il manifesto dell’irresponsabilità: “Ci dicono di passare qui e noi lo facciamo”. Un’ammissione di colpa che trasforma il pubblico ufficiale in un mero esattore contabile. Mentre a via Calenda si scrive il verbale con la foga di un amanuense, nel resto della città vige l’anarchia. Passi la quadrupla fila in centro; passi la tripla fila dinanzi al Comune; passi l’abusivismo legalizzato durante le partite della Salernitana. Il culmine del cinismo? La stessa Municipale che parcheggia l’auto di servizio proprio nel posto riservato alle emergenze della farmacia, come recentemente accaduto a Largo Sinno e passato, più che colpevolmente, sotto traccia. Il potere che calpesta il diritto mentre lo usa come scusa per punire. Parliamo di numeri: a febbraio 2025, il Comune vantava circa 740 dipendenti. A luglio, sono stati assunti altri 54 vigili per “combattere l’invecchiamento del personale”. Totale: quasi 800 dipendenti. Il costo? Circa un milione e 400 mila euro al mese di soldi pubblici. E per cosa? Per avere, ammesso dagli stessi agenti, meno di 60 persone effettive in strada? Gli altri 740 dove sono? In quali uffici si nascondono mentre la città affoga nelle buche? Siamo di fronte a uno “stipendificio” in piena regola che parla di “carenza di organico” mentre drena risorse che dovrebbero servire alla manutenzione stradale (e non solo). La segnaletica a via Calenda per avvisare circa la chiusura del tratto franato è talmente provvisoria e raffazzonata da sembrare uno scherzo di pessimo gusto, ma le multe prodotte sotto quella segnaletica sono verissime e pesantissime. In tutto questo, la politica brilla per la sua assenza. Cosa ha prodotto l’Assessore al ramo in cinque anni? Oltre a non aver partorito un regolamento decente, sorge il dubbio che non sappia nemmeno dove sia via Calenda. Forse è troppo occupato tra le sedi delle fondazioni culturali in cui si creano cineforum e feste di compleanno per pochi, mentre i suoi uffici si limitano a trasformare il disagio dei cittadini in “bonus produttività” derivanti dalle contravvenzioni. E l’opposizione? Il silenzio è altrettanto assordante. Viene il sospetto che in quegli 800 stipendi ci sia una spartizione così certosina da mettere a tacere qualsiasi voce critica. Nessuno parla, nessuno interviene, mentre il Comune vende i propri crediti (le multe non pagate) agli enti creditizi per tappare i buchi di bilancio. Il Comune di Salerno ha trasformato la gestione della Polizia Municipale in un’agenzia di riscossione. Se non fosse per la tragedia quotidiana dei residenti di via Calenda, sanzionati proprio sotto casa mentre la strada frana, ci sarebbe da ridere. Ma non c’è nulla da ridere quando la cittadinanza è vista solo come un bancomat. Direbbe Cocciante: “Povero diavolo, che pena mi fa”. Ma il diavolo non è la Municipale. È il cittadino salernitano, che paga le tasse, rompe le sospensioni nelle buche, viene multato mentre cerca di rincasare e deve pure sentirsi rispondere che “le pattuglie sono impegnate”. Impegnate sì, a fargli i conti in tasca per pagare l’ennesimo stipendio di chi non si vede mai, se non con un taccuino in mano tra le 16 e le 18.
L'articolo Via Calenda: il bancomat è servito sulle macerie proviene da Le Cronache.
