Emanuel Caserio: età, biografia e carriera dell’attore del Paradiso delle signore

Emanuel Caserio, nato a Latina il 16 marzo 1987, è un attore italiano. Nel 2013 è stato premiato al Roma Fiction Fest come miglior interprete di serie web e nel 2016 alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con il premio Kineo come miglior attore emergente.

Emanuel Caserio: biografia e carriera

Caserio ha iniziato a interessarsi alla recitazione sin da piccolo. Nel 2006 ha preso parte al talent di Canale 5 Amici di Maria De Filippi, non accedendo però alla fase serale del programma. Sei anni dopo si è diplomato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e l’anno seguente, nel 2013, ha iniziato a lavorare in televisione nelle serie Roles Rex (2014). Il 2014 è l’anno in cui ha iniziato a recitare anche sul grande schermo, prendendo parte ai film È la mia prima volta!, regia di Claudio Serughetti (2014), 25 aprile – Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, regia di Pasquale Pozzessere (2014), I ponti di Sarajevo, regia di Leonardo Di Costanzo (2014), ma anche a due episodi della fiction di successo Un medico in famiglia.

Emanuel Caserio, tra la carriera e la vita privata
Emanuel Caserio al Festival del Cinema di Roma nel 2020 (Getty Images).

Nel 2016 ha interpretato il ruolo di Luca, un giovane ragazzo che si innamora del personaggio di Sabrina Ferilli nel film Forever Young, scritto e diretto da Fausto Brizzi. L’anno successivo ha dato il volto a Cesare nel film televisivo di Rai Fiction In arte Nino. Dal 2018 interpreta il personaggio ricorrente Salvatore Amato nella soap opera Il paradiso delle signore. È comparso anche in altri film come Io e lei, regia di Maria Sole Tognazzi (2015), Odio l’estate, regia di Massimo Venier (2020) e I cassamortari, regia di Claudio Amendola (2022).

Emanuel Caserio: la vita privata

Secondo alcune indiscrezioni, l’attore sarebbee legato alla collega attrice de Il paradiso delle signore Chiara Russo (Maria Puglisi). Negli ultimi mesi, sui social, i due hanno condiviso diversi scatti insieme.

Cristina Scuccia fuori da Tale e Quale Show, Malgioglio: “Voleva decidere tutto lei, chissene frega”


“Chiedeva di avere il controllo sulla scelta dei cantanti da imitare", ha fatto sapere il conduttore, motivando così la scelta che ha fatto spazio ad altri concorrenti. “Non me ne frega niente che non c’è Suor Cristina”, tuona Malgioglio. “Fai The Voice con il velo e vai a cantare ‘Like a Virgin’ di Madonna. Bah…”.
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Pietro Sermonti: età, biografia e carriera dell’attore

Pietro Sermonti, nato a Roma il 25 ottobre 1971, è un attore italiano  noto per i suoi ruoli in diverse serie tv, in particolare in Un medico in famiglia, o in Boris (dove interpreta Stanis La Rochelle).

Pietro Sermonti: biografia e carriera

L’attore è figlio dello scrittore Vittorio Sermonti e dell’imprenditrice piemontese Samaritana Rattazzi, figlia del conte Urbano Rattazzi e di Susanna Agnelli. Si è diplomato alla scuola francese Lycée Chateaubriand di Roma e, dopo una breve carriera calcistica, ha iniziato a studiare recitazione e regia, muovendo i primi passi a teatro nel 1995. Tra il 2001 e il 2002 si è avvicinato al cinema diventando protagonista di alcuni cortometraggi e del film Tre mogli, regia di Marco Risi (2001). Nel 2002 è apparso in Carabinieri (2002) e alcuni anni dopo in Elisa di Rivombrosa (2003-2004). La sua carriera sul piccolo schermo è proseguita con Un medico in famiglia (2003-2004, 2009), Boris (2007-2010, 2022), Nero Wolfe (2012), Tutto può succedere (2015–2018), Cops – Una banda di poliziotti, regia di Luca Miniero (2020-2021) e Sono Lillo (2023).

Pietro Sermonti, tra la carriera e la vita privata
Pietro Sermonti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2023 (Getty Images).

Al cinema è comparso in diversi importanti film come Amore, bugie e calcetto, regia di Luca Lucini (2008), Boris – Il film, regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo (2011), Smetto quando voglio, regia di Sydney Sibilia (2014), Sei mai stata sulla Luna?, regia di Paolo Genovese (2015), Smetto quando voglio – Masterclass, regia di Sydney Sibilia (2017), Smetto quando voglio – Ad honorem, regia di Sydney Sibilia (2017), Bentornato Presidente, regia di Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi (2019) e Corro da te, regia di Riccardo Milani (2022).

Pietro Sermonti: la vita privata

Tra il 2009 e il 2010 è stato legato ad Alessia Marcuzzi, conosciuta sul set del film tv Un amore di strega. Per alcuni anni è stato fidanzato con la collega Margot Sikabonyi, mentre tra il 2011 e il 2016 è stato al fianco dell’attrice Margherita Vicario. In una recente intervista a Vanity Fair Sermonti ha dichiarato di avere una compagna e di essere innamorato.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti

La corsa alla presidenza di Confindustria è iniziata di fatto con l’assemblea nazionale del 15 settembre, dove non a caso i candidati Giovanni Brugnoli, Alberto Marenghi ed Emanuele Orsini (qui in rigoroso ordine alfabetico) sono stati gli ultimi ad andare via, dopo aver parlato con quanti più colleghi possibile. Anzi, a ben vedere ci sono stati anche altri due imprenditori che si sono attardati nel “paddock” dell’Auditorium del Parco della Musica a Roma, cioè nello spazio tra il palco e la prima fila: Aurelio Regina alla ricerca di consenso, consapevole di aver il nemico in casa Maurizio Stirpe, da parte sua insolitamente allegro e meno riservato del solito. L’attuale vicepresidente con delega alle relazioni sindacali infatti, titolare di Prima Industrie e del Frosinone Calcio, potrebbe scendere in campo più avanti e intestarsi i voti di Brugnoli e Marenghi, ritenuti troppo deboli per arrivare in fondo.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Alberto Marenghi (Imagoeconomica).

Marcegaglia teme di bruciarsi e di vedersi contrapposto D’Amato

Emma Marcegaglia, sinora accreditata come prima supporter di Marenghi, con lei all’epoca della sua presidenza dei Giovani industriali e mantovano pure lui (anche se ora ha spostato la residenza a Verona a casa della moglie, la meloniana Maddalena Morgante, perché così figura come veneto, visto che non passerebbe un altro lombardo dopo Bonomi), starebbe invece pensando a Marco Bonometti (peraltro lombardo anche lui), dopo aver fatto fuoco di sbarramento sulla candidatura di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e suo forte concorrente nella siderurgia. In realtà, all’unica presidente donna della storia di Confindustria piacerebbe tanto tornare in sella direttamente anche per poter lasciare più spesso fabbrica e villa a Gazoldo degli Ippoliti, ma teme di bruciarsi e (soprattutto) di vedersi contrapposto Antonio D’Amato, il quale è il past president che raccoglie sempre i consensi più diffusi nei suoi interventi in Consiglio generale.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Marco Bonometti (Imagoeconomica).

Improvvisamente si sono accorti tutti della debolezza di Bonomi

La fotografia attuale della corsa tra Brugnoli, Marenghi e Orsini vede quest’ultimo in testa poiché si dice che con sé abbia la sua regione, l’Emilia-Romagna (che qualche settimana fa ha rivendicato ufficialmente la presidenza nazionale per un proprio esponente con una dichiarazione di Walter Caiumi, presidente della Confindustria regionale), ma deve fare ancora molta strada e trovare altri alleati per arrivare in fondo. Marenghi, sinora il candidato ufficiale e in continuità con Carlo Bonomi (non foss’altro perché il più pubblicizzato, anzi l’unico, sulle news interne di Confindustria per le sue foto opportunity nelle aziende) risente della scoperta improvvisa da parte degli imprenditori della debolezza dell’attuale presidente pro tempore, al quale vengono solo ora rimproverati gli insuccessi con il governo, la gestione autocratica interna, la mancanza di iniziative all’estero, a parte una costosa trasferta culturale negli Usa e un come minimo intempestivo viaggio a Kyiv per offrirsi come ricostruttore dell’Ucraina, nonché l’inesistenza della lobby confindustriale a Bruxelles.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Emanuele Orsini (Imagoeconomica).

Il bluff sulla laurea rischia di far finire il mandato nel ridicolo

La bugia conclamata, e denunciata dal Fatto quotidiano, sulla laurea che non ha gli ha complicato le cose perché ha rivelato comunque tutto il bluff di una presidenza che ha portato Confindustria al minimo storico di rilevanza nella politica economica del Paese, e rischia di finire nel ridicolo se lui si ostina, come scrive il quotidiano di Marco Travaglio, a chiedere una deroga personale al ministero dell’Università, deroga pressoché impossibile.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Carlo Bonomi, presidente uscente di Confindustria (Imagoeconomica).

Brugnoli sta saldando l’alleanza con il cosiddetto “Partito Luiss”

Brugnoli, forte per ora pressoché soltanto del sostegno della sua associazione territoriale, quella di Varese, e di amici personali sparsi qua e là, sta saldando l’alleanza con il cosiddetto “Partito Luiss”, cioè con il sempreverde Luigi Abete, che sverna da decenni pressi l’università di Confindustria. Anche Brugnoli infatti fa parte del cda dell’università in quanto vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano. Qui è proprio la mancanza di laurea di Bonomi ad aver rimesso in moto un assetto che stava per smobilitare: se infatti l’attuale presidente di Viale dell’Astronomia a norma di legge non può traslocare in Luiss, allora Vincenzo Boccia potrebbe restare presidente dell’ateneo e Abete continuare a occuparsi della Luiss Business School.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Giovanni Brugnoli (Imagoeconomica).

Brugnoli intanto fa il candidato e un po’ ci crede, visto che si sarebbe accontentato di soffiare a Boccia la poltrona di presidente Luiss al posto di Bonomi. Quindi corre per la presidenza, così da mettere insieme qualche decina di voti e trattare con il candidato che si rivelerà più forte il mantenimento nelle posizioni di potere dell’Ateneo. Il bello è che altre voci assegnano invece la Luiss a Marenghi, come risarcimento per l’ormai impossibile corsa alla poltrona di Viale dell’Astronomia.

E Carraro? Nessuno lo vuole davvero candidare a Roma

Fin qui gli schieramenti di partenza, con il solito Veneto dove si agita Enrico Carraro: nessuno delle sue territoriali in verità lo vuole candidare a Roma, ma non sanno come dirglielo, anche perché tarperebbe le ali a desideri di alcuni suoi colleghi che puntano a correre nel 2028. Carraro vanta un fatturato di 122 milioni, dicono sempre dalle sue parti, e ha appena negoziato un bond di 120 milioni per rimettersi in carreggiata, sistemare i debiti verso banche di 57 milioni e 118 milioni verso una finanziaria che è parte correlata.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Enrico Carraro (Imagoeconomica).

Bonomi parla di tutto tranne che degli interessi delle imprese

Il bello è che la lotta per il vertice di Confindustria è senza esclusione di colpi nonostante ci si batta per un blasone che è tutto da rilanciare. All’assemblea del 15 settembre a Roma invece si è verificato il fenomeno opposto: c’erano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e gran parte dei ministri, ma paradossalmente erano presenti proprio grazie all’irrilevanza attuale dell’associazione. Infatti premier e ministri erano molto sollevati dal fatto che Bonomi all’inizio della sua relazione avesse subito precisato che lui non si sarebbe occupato di questioni contingenti come la manovra di bilancio, il cuneo fiscale o l’inflazione ma solo di Costituzione e democrazia. Insomma di tutto, meno che della rappresentanza e degli interessi delle imprese, e dunque l’assemblea è stata molto partecipata dalle istituzioni proprio perché si sapeva che Bonomi avrebbe volato alto per non disturbare nessuno, tantomeno il governo.

Il blasone spento di Confindustria tra candidati per il rilancio e lauree inesistenti
Carlo Bonomi con Lorenzo Fontana, Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

D’altra parte, è oggi il commento acido di colleghi imprenditori che pure l’avevano votato quattro anni fa sperando nel pragmatismo lombardo, uno che è costretto a chiedere al governo una deroga per la laurea che non ha non è ovviamente in grado di battersi per le ragioni delle imprese e della crescita del Paese.

Bombardamenti russi sull’Ucraina: 2 morti e 5 feriti a Kherson

Due persone sono morte e altri cinque sono rimaste feriti a Kherson negli attacchi russi che hanno colpito giovedì 21 settembre la città nel sud dell’Ucraina. Ad annunciarlo è il governatore Oleksandr Prokudin. Per quanto riguarda Kyiv, il bilancio dell’attacco missilistico sferrato dalla Russia è di almeno sette feriti, tra cui una bambina di 9 anni. Lo rende noto su Telegram il sindaco della Capitale Vitali Klitschko. Altre cinque persone sono rimaste ferite nella città di Cherkasy, nel centro del Paese.

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Mosca: distrutti 19 droni

Mosca ha dichiarato che le difese aeree russe hanno distrutto nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21 settembre, 19 droni ucraini sul Mar Nero e sulla Crimea e altri tre nelle regioni di Belgorod, Kursk e Oryol. «È stato sventato un tentativo del regime di Kyiv di effettuare un attacco terroristico contro strutture sul suolo russo utilizzando veicoli aerei senza pilota», ha dichiarato il ministero della Difesa di Mosca citato dall’agenzia Tass.

Sfida senza regole stasera su Rai Movie: trama, cast e curiosità

Stasera 21 settembre 2023 andrà in onda Sfida senza regole sul canale Rai Movie alle ore 21.10. Il regista è Jon Avnet mentre la sceneggiatura è stata scritta da Russell Gewirtz. Nel cast ci sono Robert De Niro, Al Pacino, Donnie Wahlberg, Carla Gugino, John Leguizamo e Brian Dennehy.

Stasera andrà in onda il film Sfida senza regole su Rai Movie, ecco trama, cast e curiosità della pellicola.
Una scena del film (X).

Sfida senza regole, trama e cast del film in onda stasera 21 settembre 2023 su Rai Movie

La trama racconta la storia di due detective, Turk (Robert De Niro) e Rooster (Al Pacino) che, dopo 30 anni di onorata carriera, non vogliono ancora andare in pensione. Al Dipartimento di New York sono considerate due leggende ma ora devono affrontare un caso molto particolare. Infatti, sembra che negli ultimi tempi un serial killer stia uccidendo i criminali in città. Sui loro cadaveri, poi, vengono lasciate delle poesie.

I due detective non hanno idea di chi possa celarsi dietro a tali omicidi e non capiscono il perché dei versi lasciati sui luoghi degli omicidi. Sul caso indaga anche l’agente della squadra CSI Karen Corelli (Carla Gugino) che si avvicina sempre di più ai detective e in particolare a Turk. Indagano anche i detective Simon Perez (John Leguizamo) e Ted Riley (Donnie Wahlberg) che sperano di risolvere il tutto prima di Turk e Rooster così da conquistare la gloria.

Sfida senza regole, cinque curiosità sul film 

Sfida senza regole, i due protagonisti non soddisfatti del risultato finale

Al Pacino e Robert De Niro in alcune interviste dopo il debutto al cinema del film dissero di non essere rimasti soddisfatti del risultato finale. Alla fine, concordarono sul fatto di dimenticare questo progetto e concentrarsi nel realizzare un ottimo film la volta successiva che sarebbero stati insieme sul set. Circa 11 anni dopo, Pacino e De Niro sono ritornati sul set per prendere parte al capolavoro di Martin Scorsese The Irishman.

Sfida senza regole, un ruolo particolare per Carla Gugino

Carla Gugino in questo film interpreta l’amante del personaggio interpretato da Robert De Niro. Tuttavia, anni prima aveva recitato al fianco dell’attore ma nelle vesti di sua figlia, precisamente nel lungometraggio del 1993 Voglia di ricominciare.

Sfida senza regole, il primo vero film con interazioni tra Pacino e De Niro

Anche se Robert De Niro e Al Pacino avevano recitato anni prima in Il Padrino – Parte II e Heat – La Sfida, questo è il primo film nel quale hanno numerose interazioni tra loro. Infatti, nel Padrino – Parte II non avevano nessuna scena in comune e in Heat apparivano insieme soltanto in due scene.

Stasera andrà in onda il film Sfida senza regole su Rai Movie, ecco trama, cast e curiosità della pellicola.
Robert De Niro e Al Pacino nel film (X).

Sfida senza regole, in fase di montaggio la durata è stata modificata

Il primo progetto del lungometraggio aveva una durata di due ore. In seguito a screening negativi con il pubblico, la produzione decise di ridurre la durata, arrivando a 1 ora e 40 minuti, cercando di rendere la pellicola più veloce e votata all’azione.

Sfida senza regole, gli incassi al botteghino

Per la realizzazione del film sono stati spesi 60 milioni di dollari e in totale la pellicola ne ha incassati circa 80.

Garage e cantine si trasformano in case: la legge regionale che Fdi e Lega vogliono subito


Tre distinte proposte di legge, tutte della maggioranza, per semplificare le regole per trasformare cantine e garage in abitazioni. Una norma che molti consiglieri vogliono vedere approvata il prima possibile. In gioco gli interessi di immobiliari, costruttori e piccoli proprietari. Il rischio per l'opposizione è la proliferazione di "Bed & breakfast in ogni dove" e l'affitto di "case tuguri" per studenti e inquilini meno abbienti.
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Migranti, appello della Meloni all’Onu: lotta globale ai trafficanti

La difesa delle nazioni, delle identità, delle patrie, l’uso della ragione e non della forza, come chiavi per affrontare «insieme» le sfide di un’epoca «complessa», tornando allo spirito dell’Onu delle origini. Non solo per la guerra di aggressione all’Ucraina, di fronte alla quale l’Italia «ha scelto da che parte stare». Ma soprattutto per governare le migrazioni, un tema che coinvolge tutti e su cui l’Onu non può «voltarsi dall’altra parte». È l’appello che lancia la presidente del Consiglio nel suo primo discorso al Palazzo di Vetro, che chiude la missione americana. Agire insieme contro «la nuova schiavitù», quella dei migranti illegali.

Meloni: «Rifiutare le ipocrisie che nel tempo hanno fatto arricchire a dismisura i trafficanti»

La premier, che non è andata al tradizionale ricevimento di Joe Biden ma ha portato lo staff e la figlia Ginevra in una nota pizzeria di Manhattan, non ha parlato al Consiglio di Sicurezza, che vorrebbe riformare per renderlo «più equo e efficace». Era impegnata, spiega Palazzo Chigi, in una girandola di incontri bilaterali quasi tutti concentrati sull’Africa. E lo staff della Meloni precisa che, dopo aver assistito alla prima parte dello storico dibattito (presenti Volodymyr Zelensky e Serghei Lavrov), nei corridoi del Palazzo dell’Onu la premier ha avuto occasione di parlare con il presidente ucraino. Poi l’incontro con il segretario Antonio Guterres, cui chiede un maggior coinvolgimento delle Nazioni Unite sui migranti, come farà davanti all’assemblea generale. Bisogna «rifiutare le ipocrisie» in tema di immigrazione, che nel tempo hanno «fatto arricchire a dismisura i trafficanti». E combatterli con ogni mezzo per fermare l’emergenza, da un lato. Mentre dall’altro vanno affrontate «le cause alla base della migrazione, con l’obiettivo di garantire il primo dei diritti, che è il diritto a non dover emigrare».

L’Italia darà «il buon esempio»

Bisogna coinvolgere le nazioni più povere, che subiscono più di tutti il conflitto contro Kiev con quella scelta di creare «il caos» nel quale si «infiltrano i trafficanti di esseri umani». Con i Paesi africani troppo a lungo «sfruttati» bisogna «invertire la rotta», insiste la premier. Abbandonare l’approccio «predatorio» e puntare su partnership «alla pari» come vuole fare l’Italia che darà «il buon esempio», rivendica la premier, con il suo «Piano Mattei». L’altra sfida, che sarà tra i temi al centro del G7 a guida italiana, è quella dell’intelligenza artificiale che rischia di avere effetti «devastanti» sul lavoro e non può essere «una zona franca». Bisogna, dice Meloni, «dare un’etica agli algoritmi». Non bisogna dimenticare, dice in sintesi chiudendo il suo intervento, quello che proprio all’Onu aveva indicato Papa Giovanni Paolo II, «cioè che l’attività politica, nazionale e internazionale, viene dall’uomo, si esercita attraverso l’uomo ed è per l’uomo.

Giulia Lamarca, l’influencer che racconta la moda in carrozzina: “Non essere rappresentati è come non esistere”


Travel blogger, influencer, psicologa. Giulia Lamarca sui social mostra viaggi, sprazzi di vita quotidiana e anche quali abiti indossare se si è in sedia a rotelle. Intervistata da Fanpage.it ha raccontato quanto sia importante per le persone in carrozzina essere rappresentate dai brand di moda o in eventi come la Settimana della Moda di Milano.
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IT-Alert Veneto e Valle d’Aosta, alle 12 l’sms di test: questionario da compilare e cosa fare se non arriva


I cellulari accesi in Veneto e Valle d'Aosta suonano alle 12 di giovedì 21 settembre e ricevono il messaggio di IT-Alert, il nuovo test generale del sistema di allarme pubblico nazionale sviluppato dalla Protezione Civile che avvisa la popolazione con un sms in caso di emergenza. Per migliorare il servizio è consigliato compilare il questionario si trova nell’home page di It-Alert.
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